<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Artepreistorica.com &#187; Enrico-Calzolari</title>
	<atom:link href="http://www.artepreistorica.com/author/enrico-calzolari-3/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.artepreistorica.com</link>
	<description>Rock Art Resources</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 18:49:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>ARCHEOASTRONOMIA: LO STATO DELLA RICERCA IN ITALIA NELL&#8217;ULTIMO DECENNIO.</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2010/04/archeoastronomia-lo-stato-della-ricerca-in-italia-nellultimo-decennio/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2010/04/archeoastronomia-lo-stato-della-ricerca-in-italia-nellultimo-decennio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 20:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[No period]]></category>
		<category><![CDATA[archeoastronomia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=956</guid>
		<description><![CDATA[All’inizio degli studi  sistemici  i ricercatori sardi  Carlo  Maxia e  Lello Fadda denominarono la disciplina “astro-archeologia”, mentre oggi si fa distinzione fra paleoastronomia ed archeoastronomia a similitudine di come gli archeologi suddividono la preistoria dalla protostoria, in base all’arrivo della scrittura in un contesto territoriale.  Nell’archeoastronomia  rientra quindi anche l’archeoastronomia cristiana, cioè lo studio dell’orientamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All’inizio degli studi  sistemici  i ricercatori sardi  Carlo  Maxia e  Lello Fadda denominarono la disciplina “astro-archeologia”, mentre oggi si fa distinzione fra paleoastronomia ed archeoastronomia a similitudine di come gli archeologi suddividono la preistoria dalla protostoria, in base all’arrivo della scrittura in un contesto territoriale.  Nell’archeoastronomia  rientra quindi anche l’archeoastronomia cristiana, cioè lo studio dell’orientamento degli edifici di culto (chiese, oratori, battisteri, cappelle) che annovera oggi  molti “scolari”, fra cui eccelle Manuela Incerti del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, consigliere della Società Italiana di Archeoastronomia, referente scientifico del Centro per la  Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali (CCVBC) del Politecnico di Milano, avente per scopo lo “sviluppo di discipline integrate per lo studio e la valorizzazione dei siti e dei beni culturali di interesse archeoastronomico”, nonché responsabile del Laboratorio ACHE (Centro Studi Astronomia e Patrimonio Culturale) del  Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara.</p>
<p>Le ricerche  di Maxia e Fadda erano inserite nel contesto degli studi di antropologia dei popoli Sardi, e nella denominazione attuale  dovrebbero rientrare  in quell’ampliamento  della disciplina oltre il calcolo astronomico  che,  oggi,  viene classificata  come “etno-archeoastronomia” o anche “astronomia culturale”,  così come indicato da Stanislaw Iwaniszewski e Clive Rugles nel corso delle sessioni di studio tenutesi all’Accademia dei Lincei  nel 1994 e nel 1997. Nel 1996 si è costituita in Liguria la Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici (A.L.S.S.A.) inizialmente proposta come Società Archeoastronomica Ligure, di cui è stato primo presidente Luigi Felolo e di cui è attuale presidente Giuseppe Veneziano (Osservatorio Astronomico di Genova).  La nuova associazione  ha tenuto il primo convegno annuale il 22.2.1997 presso la sala della Università Popolare Sestrese, divenuta ormai la sede tradizionale degli incontri annui. In questo consesso è maturata, dopo alcuni anni,  una discussione sui contenuti della ricerca, che ha visto emergere due linee di tendenza, una rivolta al mero (<em>merus</em>, puro)  calcolo astronomico, nel senso di dedicare le energie dei soci alla eccellenza delle osservazioni sul campo e alla verifica comparata dei risultati ottenuti, discussa nei convegni, e presentata nei quaderni annui, e l’altra rivolta ad allargare lo studio dei siti, riconosciuti con valenze archeoastronomiche, anche alla multidisciplinarietà e interdisciplinarietà, o al  cosiddetto “approccio olistico”. Proprio il riferimento al concetto di “olismo” ha creato la frattura fra i soci. Infatti, nella definizione di <em>holism</em> in “The Concise Oxford  Dictionary” si legge: “Tendency  in nature to form wholes that are more then the sum of the parts  by creative evolution”. Questo “valore aggiunto” di natura filosofica ha indotto i “razionalisti” e gli “scientisti”  a lasciare l’associazione, che ha però continuato a produrre sia la  ricerca  sul campo sia  la gestione dei convegni, che tradizionalmente si svolgono in primavera, nonché  la pubblicazione dei quaderni  annuali, ora evoluta in produzione  di CD, secondo le linee di azione del nuovo presidente.</p>
<p>Ai convegni   peraltro partecipano, non più come soci, ma come studiosi  ospiti, alcuni di coloro che  ne furono soci fondatori e che preferiscono tenersi distinti dai cosiddetti “olistici”. Ciò contribuisce a far si che il polo ligure sia il più attivo in Italia, oltre che il più anziano in termini associativi. Nel  dicembre 2000 si è costituita presso l’Osservatorio Astronomico di Brera la Società Italiana di Archeoastronomia,  formata essenzialmente  da docenti  e ricercatori operanti in università e in  osservatori astronomici, avente fra i suoi scopi non solo la ricerca sul campo, ma anche lo studio della storia dell’astronomia  antica e dell’astronomia storica, di cui fu primo presidente il prof.  Edoardo Proverbio (già ordinario di Astronomia all’Università di Cagliari e direttore della Stazione Astronomica di Carloforte, nota nel mondo per i controlli delle longitudini) e di cui è attuale presidente Elio Antonello (Istituto Nazionale di Astrofisica, Brera). I convegni annui di questa società si tengono generalmente a settembre  e i contenuti delle comunicazioni sono generalmente suddivisi in due parti, e vengono pubblicati su due diversi tipi di pubblicazioni, gli Atti Annui, riservati ai contributi di ricerca della storia dell’astronomia, e la “Rivista Italiana di Archeoastronomia”, unica nel suo genere in Europa, pubblicata dalla casa Editrice Quasar di Roma, contenente le relazioni sulle scoperte dei siti  orientati nonché le metodologie  d’uso delle moderne tecnologie per la ricerca sul campo, proposte soprattutto dal ricercatore Adriano Gaspani, dell’Osservatorio Astronomico di Brera, che oggi è il principale ricercatore sul campo proveniente dalle professionalità insite nelle  istituzioni, mentre di solito chi produce  la maggior parte delle  ricerche sul campo sono gli “amatori”, in quanto  approfonditi conoscitori del territorio e capaci della  frequentazione dello stesso durante tutte le stagioni dell’anno.</p>

<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-69-956">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2010/04/archeoastronomia-lo-stato-della-ricerca-in-italia-nellultimo-decennio/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-419" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/2.jpg" title="Poggio Rota - megaliti visti da W" class="shutterset_set_69" >
								<img title="2" alt="2" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/thumbs/thumbs_2.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-420" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/3.jpg" title="poggio rota scia equinozio" class="shutterset_set_69" >
								<img title="3" alt="3" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/thumbs/thumbs_3.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-421" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/4.jpg" title="poggio rota tramonto solstiziale" class="shutterset_set_69" >
								<img title="4" alt="4" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/thumbs/thumbs_4.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-422" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/5.jpg" title="POGGIO305" class="shutterset_set_69" >
								<img title="5" alt="5" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/thumbs/thumbs_5.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-423" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/6.jpg" title="riflesso poggio rota" class="shutterset_set_69" >
								<img title="6" alt="6" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/thumbs/thumbs_6.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-424" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/7.jpg" title="Poggio Rota - tramono equinoziale su pietra n° 10" class="shutterset_set_69" >
								<img title="7" alt="7" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/archeoastronomia/thumbs/thumbs_7.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>


<p>Occorre peraltro  far presente che l’osservazione degli “asterismi”  visibili  da un determinato territorio  comporta costi umani notevoli, in quanto bisogna essere sul sito, generalmente un luogo alto, spesso impervio, sia all’alba sia al tramonto, nonché per la Luna e per le stelle, anche nelle ore notturne. Costi di trasporto (spesso occorre usare veicoli fuori-strada) costi di pernottamento e di ristorazione, vengono sopportati personalmente dagli “amatori”, che effettuano le loro ricerche secondo il “principio di sussidiarietà”, perché le istituzioni non posseggono i fondi per finanziare  simili ricerche. Spesso esponenti delle università accusano gli amatori di effettuare studi che non competono loro, perché istituzionalmente la ricerca sarebbe compito dell’università, ma questa operatività  è permessa dalla nostra Costituzione Repubblicana, attraverso l’interpretazione congiunta degli articoli 21, 33, 34. Si noti inoltre che le istituzioni, per destinare risorse di bilancio in un determinato progetto di ricerca archeoastronomica, devono prima avere la certificazione che il sito è dotato  delle propedeutiche valenze archeologiche. Siamo cioè in presenza di un <em>kreis-lauf</em> (cerchio-corsa)  insuperabile, che gli amatori risolvono con la loro preparazione in archeologia megalitica, conseguita come autodidatti girando mezzo mondo, orientando le loro vacanze in luoghi di offerta di “turismo culturale”. Poiché spesso le condizioni meteorologiche impediscono l’osservazione astronomica, prevista  secondo i calcoli effettuati con i moderni programmi computerizzati, si rende necessario tornare più volte sul sito, a distanza di sei mesi per le osservazioni equinoziali, ed a distanza annua per le osservazioni solstiziali. Emerge quindi la complessità del lavoro di ricerca. Un caso eloquente di questo processo indagativo e cognitivo  si ha  nel  recente studio del sito pre-etrusco di Poggio Rota (Pitigliano). Oltre ad una preventiva visita effettuata con la propria dotazione strumentale da Adriano Gaspani, che ha prodotto una prima sommaria relazione, e ad una veloce  visita effettuata dal prof. Giulio Magli, docente di Meccanica Razionale al Politecnico di Milano, incaricato come “referente scientifico” del C.C.V.B.C.  dello stesso Politecnico, sono state necessarie decine e decine di giornate di osservazione da parte dei ricercatori Antoine Mari Ottavi e François Radureau dell’A.R.C.A.  (Amateurs de la Région Corse d’Archéastronomie) che si sono recati sul sito più volte, per un periodo di più giorni, sbarcando con il traghetto nel porto di Livorno.</p>
<p>Essi hanno studiato il sito utilizzando anche il programma di archeoastronomia “Arkeorb” di loro progettazione, ma per poter produrre il “Rapport”,  commissionato loro dalla Associazione TAGES di Pitigliano, hanno anche usufruito di decine e decine di osservazioni fotografiche effettuate dal prof. Antonello Carrucoli, docente nella scuola media di Pitigliano e appassionato fotografo,  consigliere dell’associazione.  TAGES ha pertanto potuto presentare una documentazione complessa del sito alla Soprintendenza Archeologica di Firenze, utilizzando le operazioni   di pulizia, di misurazione e di mappatura effettuate in decine di viaggi dal sottoscritto, in collaborazione  con i consiglieri ed i volontari locali. Dopo circa due anni di impegno di TAGES è stata così realizzata  una prima indagine archeologica  istituzionale, effettuata sul sito dalla prof.ssa  Nuccia Negroni Catacchio, archeologa dell’Università di Milano. Gli aspetti innovativi di questa operazione culturale, che sono già stati acquisiti ancora prima di conoscere le risultanze della indagine archeologica, riguardano:</p>
<ul>
<li>alcuni aspetti morfologici rinvenuti nella lavorazione dei  massi tufacei (fessurazioni orientate)  che risultano presenti, come tipologia, anche nel Castellare  di Pignone (Val di Vara &#8211; Liguria Orientale) attribuito al Terzo Millennio a.C.;</li>
</ul>
<ul>
<li>i fasci  di luce, sia orizzontali, sia verticali,  emersi  durante l’osservazione puntuale fatta ai solstizi e agli equinozi, paralleli fra loro,  ripetuti due volte nel caso del solstizio d’inverno e del   solstizio d’estate,  e tre volte durante l’equinozio. Il verificarsi  del fascio di luce verticale si ritrova, come tipologia visiva, anche nel Castellare di Pignone, ma si forma al mezzogiorno  del solstizio d’inverno;</li>
</ul>
<ul>
<li>in una vaschetta ellittica  ricavata nel tufo si forma, al solstizio d’inverno, una luce a forma di  farfalla, posta su un piano  orizzontale, che richiama visivamente la ormai famosa farfalla di luce dorata che si forma, verticalmente, al tramonto del solstizio d’estate, nel sito di San Lorenzo al Caprione, in Lerici  (La  Spezia);</li>
</ul>
<ul>
<li>nella suddetta vaschetta si forma, al tramonto del solstizio d’inverno, il riflesso dei raggi luminosi nell’acqua, con la doppia visione del Sole, quello diretto e quello riflesso, con effetti cromatici strabilianti,  resi bene soprattutto con le macchine fotografiche digitali.</li>
</ul>
<p>Se lo studio del sito di Poggio Rota costituisce l’ultimo esempio di indagine,  occorre richiamare un evento che  in termini di evoluzione dello stato dell’arte ha scosso tumultuosamente la comunità di “scolari” facenti parte della S.I.A., per cui nel loro  blog sono rimbalzate decine e decine di messaggi, contrapposti nei loro giudizi, a proposito della convocazione di  un convegno organizzato da studiosi francesi, da tenersi a Saint Martin de Vesubie (prima della guerra  era  San Martino Vesubia) per illustrare il riconoscimento della costellazione delle Pleiadi nelle incisioni rupestri di Monte Bego. La insolita ed imprevedibile diatriba è stata scatenata da due elementi concomitanti, prima di tutto la questione epistemologica del concetto di “speculazione”, implicito nello studio delle rappresentazioni di arte rupestre cui si vuol attribuire il significato di costellazioni, e quindi la questione “nazionalistica”, per cui, secondo gli Italiani,  i Francesi non vogliono studiare o non sanno studiare l’archeoastronomia, per cui, di solito, non partecipano ai congressi internazionali organizzati dalla S.E.A.C. (Société Européenne  pour l’Astronomie dans la Culture). Siamo nel campo delle “ipotesi nel passato”, che è un campo da affrontare con l’ausilio del calcolo probabilistico (Teorema di Bayes sulle probabilità composte) e con la teoria degli errori.</p>
<p>Maggiori sono i casi da esaminare e più ci si può avvicinare alla ipotesi più veritiera. Durante il convegno S.E.A.C. di Isili (Sardegna)  tenutosi dal 28 giugno al 3 luglio 2005, il sottoscritto presentò due posters, rispettivamente  a titolo “A Close Archaeoastronomic  Reading about Cupmarks of the Hemicycle Tomb in Sas Concas (Sardinia)” e “The Archaeological Symbols ‘M’ and ‘W’ and the Symbolic Link with the Cassiopeia Constellation”. Dopo una serrata discussione con il referente italiano della SEAC, Mauro Peppino Zedda, organizzatore del convegno, fu inserito nei Proceedings il poster relativo alla simbologia di Cassiopea, perché riprodotto in molti manufatti, sempre con linee continue, quindi riconosciute  come chiaramente intenzionali (fra questi la pittura rupestre del 3500 a.C. di Rocca Cavour; la statuetta di Passo di Corvo del 5300 a.C.; la faccia femminile di Porto Badisco e la rappresentazione della Grotta dei Cervi, entrambe  di epoca Neolitica; la doppia rappresentazione di Cassiopea invernale ed estiva  del vaso di Vinkovic  del 2600 a.C.; il vaso funerario di Grotta Barche dell’epoca del Bronzo recente; l’incisione dell’età del Ferro di Dos Dulif di Valcamonica; la rappresentazione del vaso di Bucovat studiata dall’archeologo rumeno Lazarovici; la rappresentazione della Grotta di Olmeta di Capo Corso, studiata da Acquaviva e Cesari). L’altro poster, pur avendo come coautore il giovane  astronomo professionista  Simone Marchi, dell’Università di Padova, non fu accettato perché la rappresentazione di Cassiopea mediante coppelle è stata ritenuta una semplice “speculazione”, cioè una congettura effettuata senza poter conoscere tutti gli elementi che hanno generato, in epoche preistoriche,  il fenomeno rappresentativo.</p>
<p>Questo giudizio fu espresso sia per le  rappresentazioni con coppelle situate in positura orizzontale, sia per coppelle situate in posizione verticale, sia per coppelle incise all’interno di una tomba scavata nella roccia, datata dagli archeologi al 2700 a.C., contenente la rappresentazione di un fenomeno astronomico relativo allo stesso periodo, ma riferito alla costellazione di Ursa Major  (passaggio in antimeridiano di questa  costellazione alla mezzanotte del solstizio d’inverno, con separazione della rappresentazione delle ruote rispetto alle stelle del timone).Va tenuto conto che nel 2008 l’archeoastronomo Guido Cossard aveva pubblicato su alcune riviste, nonché in Internet, la scoperta della costellazione delle Pleiadi, raffigurata mediante coppelle, in due siti della Val d’Aosta, senza destare nessun dibattito  fra i  soci utilizzatori del blog S.I.A., salva una valutazione critica sollevata da Adriano Gaspani sulla rivista “Coelum” (n°115-anno XII- Marzo 2008). Nessuna osservazione è emersa per ora dalla pubblicazione, avvenuta nel dicembre 2009 (con un ritardo di  sette anni) degli Atti del Convegno Internazionale “Archeoastronomia: un dibattito tra archeologi ed astronomi alla ricerca di un metodo comune”, organizzato dalla Sovrintendenza Archeologica per la Liguria e dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri. Il convegno era stato articolato in due sessioni, tenutesi a Genova nel febbraio 2002 ed a San Remo nel novembre 2002. A San Remo  il sottoscritto presentò, fra le altre,  la comunicazione relativa al  riconoscimento della costellazione delle Pleiadi nel dolmen di Montelungo (Cala Gonone, Sardegna). Si noti che,  al momento del dibattito sulla comunicazione, due studiosi avevano espresso dubbi sul movimento, relativo fra loro, delle stelle della costellazione. Ciò è riportato negli Atti, nel dibattito finale seguito alla comunicazione.</p>
<p>C’è quindi molta attesa per il convegno che si terrà a Saint Martin de Vesubie, ai margini del Parco del Mercantour, essendo i relatori francesi di elevato spessore culturale. Nel fascicolo 5 della rivista scientifica “Comptes Rendu – Palevol” pubblicata da Elsevier Masson per l’Accadémie des Sciences di Parigi, figura l’articolo di “Paleontologia umana e preistoria”  a titolo “Les gravures rupestres des Pléiades de la montagne sacrée du Bego, Tende, Alpes-Maritimes, France”, portante i seguenti autori: Annie  Echassoux, del Laboratoire départemental de préhistoire du Lazaret, conseil général des Alpes Maritimes, Nice; Henry de Lumley, Fondation  Albert I.er Prince de Monaco, insitut de paléontologie humaine, Paris; Jean-Claude Pecker, Collège de France, Paris ; Patrick Rocher, Observatoir de Paris. A fronte di una simile rassegna di competenze specialistiche, si ritiene che il convegno potrà far progredire gli studi sulle coppelle a significato astronomico, oltre quanto già emerso  nei tre convegni a tema:  “Le incisioni rupestri non figurative nell’arco alpino meridionale”, Museo del Paesaggio, Verbania, 6/7 ottobre 2001;  “Coppelle e dintorni nell’arco alpino meridionale”, Cavallasca, Como, 28/29 settembre 2002; “Ricerche paletnologiche nelle Alpi Occidentali” e “Arte Rupestre Alpina” – CESMAP, Pinerolo, 17/19 ottobre  2003.</p>
<p>La posizione di Adriano Gaspani sulle coppelle con significato astronomico è critica, perché egli teme che non tutte le coppelle siano state eseguite contemporaneamente  e che quello che noi valutiamo possa essere un prodotto finale di secoli di frequentazione. Durante il congresso di Verbania egli propose, per superare questo problema, un metodo basato sulle reti neuronali artificiali per stabilire la datazione delle coppelle sulla base del loro profilo.</p>
<p>Con la pubblicazione degli Atti del congresso di San Remo 2002, a titolo “Archeoastronomia : un dibattito fra archeologi ed astronomi alla ricerca di un metodo comune” gli studiosi hanno potuto prendere atto di quanto affermato dai professori Michael Hoskin dell’Università di Cambridge  e Clives Ruggles  dell’Università di Leicester  a proposito degli “allineamenti equinoziali”. Come richiamato da Mario Codebò, venne affermato da tutti gli studiosi presenti che “l’equinozio non è visibile… per cui non  è possibile che ci siano allineamenti equinoziali” (Atti). Questo problema era sorto anche  in Corsica, a proposito della comunicazione presentata dal sottoscritto  circa  l’allineamento di Filitosa, verificato all’equinozio di autunno del 2002, fra la “cuna” del punto di osservazione vulviforme  e il megalite cosiddetto occidentale. Nel 2004 il prof. Hoskin si disse disposto ad accettare questo tipo di allineamento se noi, in tal caso il ricercatore corso Antoine Mari Ottavi ed il sottoscritto, ne avessimo modificato   la terminologia di identificazione. Ciò perché la semantica del termine equinozio presuppone l’eguaglianza delle ore del giorno e della notte, che nella preistoria non poteva essere misurata per la mancanza di orologi. Si è aperto così un ricco dibattito sul “problema epistemologico”, cioè su come sia stato possibile identificare nella preistoria la valenza dell’allineamento 90° &#8211; 270°,  e sul “problema semantico”, cioè come chiamare questo allineamento, preso atto che il valore semantico preciso non può che essere recente, cioè affermato in presenza di uno strumento misuratore di ore e minuti. Per rispondere a questa richiesta di  tipo semantico si è aperta  all’interno dell’A.L.S.S.A. una ricerca su come questo concetto sia espresso nelle varie lingue, a cura dell’attuale  Vice-presidente dell’associazione Luigi Felolo.</p>
<p>Gli studiosi corsi, presentando il concetto della “droite d’equinoxe”, cioè la linea retta formata dall’ombra dello gnomone  all’equinozio, tendono ad eliminare la problematica epistemologica relativa all’equinozio, perché la via della conoscenza di questo fenomeno astronomico, per gli uomini della preistoria,  è stata  la via dell’osservazione delle ombre e prescinde  quindi dalla matematica applicata ai dati orari e rientra nella geometria degli angoli ed anche nella geometria sacra, perché l’eccezionalità della “droite d’equinoxe” non poteva non influenzare le dinamiche mentali dei nostri progenitori, tendenzialmente orientate in senso simbolico e duale. Nel n° 34 del Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici, pubblicato nel marzo 2004, è contenuto l’articolo a titolo “Indagine archeoastronomica su un petroglifo della Valcamonica presso  il Capitello dei Due Pini”. In questo articolo si tratta espressamente della “questione degli equinozi” e Mario Codebò considera il problema degli allineamenti equinoziali come un “equivoco formale di termini anziché sostanziale di meccanica celeste”  raccomandando di non confondere l’equinozio vero (il momento esatto in cui il centro geometrico del Sole attraversa l’equatore celeste, argomento questo di astronomia sferica) con gli allineamenti megalitici Est-Ovest , argomento questo di paleoastronomia. Sostanzialmente, dopo alcuni anni di evoluzione di questo dibattito sull’equinozio, è venuto meno l’ostacolo alla ricerca di allineamenti megalitici posizionati in direzione Est – Ovest e al loro riconoscimento, mentre prima, secondo quanto affermato dal prof. Ruggles, questi allineamenti dovevano essere considerati casuali, e ciò metteva in difficoltà i ricercatori nel proporre le proprie scoperte sul campo al comitato dei “referee” che valutavano le comunicazioni,  mantenendosi essi inclini a seguire le linee guida vigenti a livello internazionale, spesso con un certo senso di soggezione,  rispetto ai più noti esperti mondiali della materia.</p>
<p>Si spera quindi che il ritrovamento di allineamenti megalitici orientati in direzione Est – Ovest possa portare ora all’arricchimento delle relazioni dei paleoastronomi nei prossimi convegni di settore. Non tutti gli studiosi concordano con queste posizioni, e bisogna qui citare Adriano Gaspani, che ritiene che gli allineamenti equinoziali solari siano più probabilmente connessi con levate e tramonti di stelle poste lungo l’equatore celeste all’epoca della frequentazione del sito. Ciò viene dedotto in termini di entropia (bisogna sempre cercare le soluzioni che prevedano un grado di ordine il più basso possibile). L’evoluzione maggiore nella disciplina si è avuta però nei rapporti con le istituzioni, e ciò è ad ascriversi all’entrata in campo della S.I.A., che ha saputo tradurre in politiche concrete (collaborazione con Enti, Istituti di Ricerca e Soprintendenze Archeologiche in varie regioni d’Italia) quelle speranze che erano emerse durante i primi convegni della materia, organizzati a Roma dall’Accademia dei Lincei. Va detto in proposito che è nato in Italia il primo ed unico corso  universitario di archeoastronomia, diretto dal prof. Giulio Magli, del Politecnico di Milano, che è anche divenuto membro dello Working Group dell’UNESCO.  Oltre che agire nelle istituzioni, egli si dedica anche alle ricerche sul campo ed ha analizzato alcuni siti megalitici del Centro Italia, fra i quali Alatri e Ferentino in provincia di Frosinone, Norba e San Felice Circeo in provincia di Latina, Cosa in Toscana e S.Erasmo di Cesi in Umbria, ampliando quindi quanto prima trattato da altri studiosi (Velia ed Alatri da parte di Giuliano Romano, Alatri da parte del sottoscritto).</p>
<p>L’Istituto Internazionale di Studi Liguri (Bordighera)  ha attivato i corsi S.I.M.A. (Scuola Interdisciplinare delle Metodologie Archeologiche) ed ha inserito fra le materie di specializzazione anche l’archeoastronomia, utilizzando come docenti molti  membri della  S.I.A. (Antonello, Codebò, De Santis, Gaspani, Magli, Polcaro, Proverbio, Ranieri). Vito Francesco Porcaro (I.N.A.F. Roma, Istituto di Fisica Spaziale e Fisica Cosmica, Roma) ) oltre che lavorare da anni con la  Soprintendenza di Taranto su Trinitapoli, lavora   con la Soprintendenza di Roma  sulla Basilica Neopitagorica di Porta Maggiore e con il C.N.R.-I.S.C.I.M.A. (Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico)  in cui opera anche Paola Moscati, consigliere S.I.A.,  su Cerveteri; Polcaro  opera inoltre  con la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università della Basilicata, nonché  partecipa a missioni archeologiche della Sapienza in Siria e Giordania. Marcello Ranieri (I.A.S.- I.N.A.F., Roma) collabora con la Soprintendenza di Cagliari  in campo nuragico, ed assieme a Elio Antonello sono stati chiamati a fare seminari ai corsi di dottorato in Archeologia a Padova e di Beni Culturali alla Sapienza.</p>
<p>È qui obbligo citare un esempio di collaborazione attiva fra istituzioni e cultori della materia, certamente frutto della profonda cultura radicata da secoli nel Napoletano. Nell’ambito della  Unione Astrofili Napoletani  è stata istituita nel 1997 la Sezione di Archeoastronomia, coordinata da Franco Ruggieri, che ha ottenuto importanti risultati a Cuma, identificando prima tre calendari basati sulle fasi lunari, poi attribuendo a Diana un piccolo tempio sull’acropoli. Tutte queste ricerche sono state effettuate in collaborazione con la Soprintendenza ai BB.AA. di Napoli nella persona del dr. Paolo Caputo, direttore dell’Ufficio Archeologico di Cuma. Attualmente, con l’appoggio e la collaborazione attiva di numerose Soprintendenze ai BB.AA. dell’Italia centro-meridionale, oltre che del Museo Archeologico di Napoli, si occupa dell’analisi degli orientamenti di templi appartenenti a culture pre-cristiane(Greci e di popolazioni di lingua osca) nonché dei dolmen della Puglia. I risultati ottenuti sono stati resi pubblici nel corso di alcuni interventi ai convegni nazionali della S.I.A. e sono consultabili in Internet.</p>
<p>Una vera e propria conversione alla disciplina è invece avvenuta, durante questa decade,  nel Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, in quanto il suo direttore prof. Maurizio Tosi ha utilizzato il ricercatore Henry De Santis, di “Archeoastronomia Ligustica”, associato A.L.S.S.A., associato S.I.A., associato della Società Astronomica Italiana,  per campagne di rilevazione nel Sultanato di Oman ed in  India, nel distretto di Harappa (lo stesso parteciperà di nuovo ad una campagna di rilevazioni nel Sultanato di Oman, condotta però dall’Università di Cambridge). Va detto infatti che lo stesso prof. Tosi, durante il convegno INSAP III (The Inspiration of Astronomical Phenomena) tenutosi in Palermo dal 30 dicembre 2000 al 6 gennaio 2001, tenne una comunicazione in cui non riconosceva il valore scientifico della disciplina, attribuendo ad essa soltanto il valore di un espediente di   furbizia delle caste sacerdotali, come modo di perpetrare il loro potere (negli atti di quel convegno, pubblicati nelle “Memorie della Società  Astronomica Italiana” – Speciale n° 1-2002  il suo contributo non figura). Il suo contributo fu una vera doccia fredda, sia per l’autorevolezza della fonte, sia perché nei convegni  della E.A.A. (European Association of Archaeologists) non si riusciva a introdurre l’archeoastronomia. Si parlò di questo in un incontro ristretto, avvenuto poco dopo,  durante il  7°  Annual Meeting  European Association  of Archaeologists, che si tenne a Esslingen-am-Neckar (19-21 settembre 2001) con gli studiosi Michael Rappenglück (peraltro presente a Palermo) e Stanislaw Iwaniszewski, colonne portanti della materia.  I timori di quel brutto momento furono felicemente superati ed oggi si può affermare  che si aprono le porte alla nostra disciplina anche a livello istituzionale. Questo articolo vuole essere un contributo sull’evoluzione dei rapporti fra l’ambiente degli archeologi e l’ambiente degli astronomi e degli archeoastronomi in Italia, osservato con l’ottica maturata dal sottoscritto nel tempo che è intercorso fra il  convegno JENAM 2000, a tema “European Astronomy at the Turn of the Millenium” – Moscow, maggio 29-luglio 3, 2000, e l’inizio dell’ultimo anno della decade, con l’impegno a riconsiderare le osservazioni suddette alla fine di questo stesso anno.</p>
<p>Enrico Calzolari  - semiologo d’ambiente</p>
<p>Segretario A.L.S.S.A (Ass. Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici)<br />
Consigliere S.I.A. (Società Italiana di Archeoastronomia)<em><br />
e.calzolari@acamtel.com</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2010/04/archeoastronomia-lo-stato-della-ricerca-in-italia-nellultimo-decennio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PALEOASTRONOMIA ED ARCHEOASTRONOMIA: ESIGENZA DI UNA NUOVA CONFIGURAZIONE SEMANTICA</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/paleoastronomia-ed-archeoastronomia-esigenza-di-una-nuova-configurazione-semantica/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/paleoastronomia-ed-archeoastronomia-esigenza-di-una-nuova-configurazione-semantica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 19:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[No period]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=184</guid>
		<description><![CDATA[Quest&#8221;anno 2001 è stato finora vissuto con grande intensità di confronti inerenti la paleoastronomia. Parrà strano che io &#8211; dopo aver partecipato alla fondazione di una associazione che è improntata agli studi di &#8221;archeoastronomia&#8221; &#8211; sia a proporre il termine &#8221;paleoastronomia&#8221;. Ciò è frutto di una evoluzione avvenuta sul campo. Nel corso del Congresso Internazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span>Quest&#8221;anno 2001 è stato finora vissuto con grande intensità di confronti inerenti la paleoastronomia.  Parrà strano che io &#8211; dopo aver partecipato alla fondazione di una associazione che è improntata agli studi di &#8221;archeoastronomia&#8221; &#8211; sia a proporre il termine &#8221;paleoastronomia&#8221;. Ciò è frutto di una evoluzione avvenuta sul campo. <span id="more-184"></span></span></em>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-40-184">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2009/12/paleoastronomia-ed-archeoastronomia-esigenza-di-una-nuova-configurazione-semantica/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-242" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/paleoastronomia-ed-archeoastronomia/18-fig6-sunny_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_40" >
								<img title="18-fig6-sunny_jpg" alt="18-fig6-sunny_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/paleoastronomia-ed-archeoastronomia/thumbs/thumbs_18-fig6-sunny_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

Nel corso del Congresso Internazionale INSAP III (The Inspiration of Astronomical Phenomena) tenutosi a Palermo dal 31.12.2000 al 06.01.2001 il prof. Maurizio Tosi dell&#8221;Università di Bologna ha affermato che l&#8221;archeoastronomia non esiste, in quanto è stata una emanazione del potere sacerdotale. Nella raccolta degli Abstracts non era disponibile il sunto dell&#8221;intervento, a titolo &#8221;Stars, space, time in evolving prehistorical human societies&#8221;- in quanto &#8221;Abstract not available&#8221;.</p>
<p>Quasi in risposta a questa tesi di ispirazione marxiana avveniva la Conferenza Internazionale &#8221;Cosmology Through Time &#8211; Ancient and Modern Cosmologies in the Mediterranean Area&#8221; organizzata presso l&#8221;Osservatorio di Monte Porzio Catone &#8211; dal 17 al 20 giugno 2001, ove sono convenuti anche numerosi studiosi di paesi arabi ed islamici, in un contesto ben lontano dalla suddetta tesi di ispirazione marxiana.<br />
Un richiamo di quanto è avvenuto in Italia durante INSAP III è stato effettuato nel corso del 7th Annual Meeting della European Association of Archaeologists (E.A.A.) tenutosi a Esslingen am Neckar dal 19 al 23 settembre 2001, nella sessione &#8221;Astronomy, materialità and changing landscapes&#8221; da parte del prof. Stanislaw Iwaniszewski, della Escuela Nacional de Antropologia e Historia di Mexico City e dello State Archaeological Museum di Varsavia, nel corso di una relazione a titolo &#8221;Landscapes and astronomies&#8221;.</p>
<p>Sempre nel mese di settembre, nei giorni 28 e 29, si è tenuto a Padova, presso l&#8221;Osservatorio Astronomico, il 1° Convegno Nazionale di Archoastronomia, Storia dell&#8221;Astronomia antica e Astronomia Storica, organizzato dalla neonata Associazione Italiana di Archeoastronomia (S.I.A.) avente sede presso l&#8221;Osservatorio di Brera. Fra i fondatori il prof. Edoardo Proverbio, già ordinario di Astronomia presso l&#8221;Università di Cagliari, eletto presidente dell&#8221;associazione, ed il prof. Giuliano Romano, già professore di Storia dell&#8221;Astronomia presso l&#8221;Università di Padova. Nell&#8221;art. 3 dello Statuto sono indicate le seguenti finalità:<br />
- promozione degli studi sulla Storia dell&#8221;Astronomia Antica, della Archeoastronomia, della<br />
Astronomia culturale e della Astronomia Storica.</p>
<p>Fra i compiti dell&#8221;associazione, avente fra i fondatori alcuni accademici dei Lincei, la pubblicazione della &#8221;Rivista Italiana di Archeoastronomia&#8221; definita &#8221;la prima in Italia, di carattere altamente scientifico&#8221;.<br />
Durante il convegno vi è stato un intervento del prof. Romano in cui lo stesso ha affermato che una delle condizioni necessarie per poter parlare di  è la presenza, nel contesto culturale esaminato, del numero e quindi inequivocabilmente della scrittura.<br />
Nel depliant illustrativo della neonata associazione sono stati elencati i temi di interesse archeoastronomico finora trattati da studiosi italiani e stranieri, quali:</p>
<p>- i calendari della civiltà Maya;<br />
- i calendari di civiltà mediterranee;<br />
- l&#8221;orientamento del Sole e della Luna nell&#8221;architettura della Cultura Chaco del Nuovo Mexico e nelle chiese cristiane medievali;<br />
- l&#8221;orientamento delle necropoli e dei monumenti emersi dagli scavi archeologici;<br />
- il grande monumento megalitico di Stonhenge, in Inghilterra;<br />
- i riferimenti astronomici sui tumuli preistorici;<br />
- gli orologi solari nell&#8221;antichità e in età medievale;<br />
- i segni zodiacali raffigurati in sculture e mosaici antichi; il simbolismo cosmico;<br />
- la divisione agraria nell&#8221;antichità, feste e culti connessi con gli astri;<br />
- i riferimenti astronomici in monumenti megalitici preistorici: tombe, monumenti culturali, sistemi di menhir, orientamenti astronomici in reperti naturali.</p>
<p>Preso atto di questa esemplificazione e di quanto detto dal prof. Romano, emerge una necessità di chiarimento circa le tendenze evolutive in atto. Esaminando l&#8221;art.3 dello Statuto S.A.I. emerge che si intende fare differenziazione fra la Astronomia antica e l&#8221;Archeoastronomia mentre dall&#8221;intervento del prof. Romano emerge che si può parlare di archeoastronomia solo in presenza della scrittura.</p>
<p>I due richiami semantici sono pertanto chiari e conseguenti l&#8221;uno all&#8221;altro.<br />
Sembra che l&#8221;attacco sferrato dal prof. Tosi non abbia sortito l&#8221;effetto totalizzante di far chiudere la attività della neonata associazione, ma abbia sortito l&#8221;effetto di far capire che quando si parla di archeoastronomia si deve ridurne il campo di azione a fenomeni in cui appare già la scrittura.</p>
<p>Questo può essere interpretato come necessità di differenziazione fra l&#8221;archeoastronomia e la paleoastronomia, allo stesso modo di come in archeologia si differenzia la protostoria dalla preistoria. A parte il fatto di dover riformulare le definizioni finora coniate dai vari autori per l&#8221;archeoastronomia, trasferendole alla Paleoastronomia, o, come proposto dalla S.I.A. alla  ciò è molto interessante, e potrebbe giovare in futuro, in quanto favorisce la separazione fra i cultori del mero calcolo numerico e quindi delle misurazioni fatte con la bussola o meglio condotte con il teodolite e con l&#8221;orologio astronomico, ed i cultori delle osservazioni dirette dei fenomeni di orizzonte, così come dovevano avvenire, ancora prima della scoperta della scrittura, da parte delle popolazioni tribali dedite allo shamanismo.</p>
<p>E&#8221; chiaro che, per tentare di ricostruire gli scenari così come apparivano in passato, con le differenze dovute alla precessione degli equinozi, ci si dovrà giovare degli ultimi programmi di calcolo computerizzato, che consentono oggi di ricostruire i fenomeni celesti a ritroso nel tempo, con sufficiente approssimazione, in relazione alla grossolanità degli strumenti allora utilizzati (gnomoni costituiti da pali in legno, menhir, megaliti, cime di monti, speroni di roccia, selle nella sky-line ecc.). E&#8221; opportuno riferire in proposito che fino all&#8221;anno scorso, da parte dei cultori italiani della materia, si diffidava dell&#8221;utilizzo di tali programmi per periodi anteriori al 4 000 a.C., mentre da parte di studiosi stranieri si accettavano le elaborazioni dei migliori fra tali programmi fino al decimo millennio avanti Cristo.</p>
<p>Già nel XVI Valcamonica Symposium &#8211; 1998 il dr. Michael Rappenglück aveva creato grande stupore presentando lo studio delle raffigurazioni del Pozzo di Lascaux come rappresentazione della cosmovisione al solstizio d&#8221;estate del 16 5000 a.C., mediante l&#8221;utilizzo di un programma computerizzato, specificamente preparato per quel periodo di tempo da parte del Dipartimento di Storia delle Scienze Naturali della Facoltà di Matematica e Scienze Informatiche dell&#8221;Università Ludwig Maximilians di Monaco di Baviera (senza con questo aver dato luogo alla creazione di un programma continuo di lettura dei fenomeni celesti fino a quel periodo).</p>
<p>Nel XVIII Valcamonica Symposium &#8211; 2000 la dr.ssa Chantal Jegues-Wolkiewiez presentava la comunicazione a titolo &#8221;Lascaux : vision du ciel des Magdaleniens&#8221; in cui trattava lo stesso identico argomento, riferendolo al periodo delimitato dalle due date, calcolate con il radiocarbonio 14, del 15 516 +/- 900 e del 17 190 +/- 140 BP (Before Present) corrispondente cioè, nella massima estensione, al periodo indicato in precedenza dallo studioso tedesco.</p>
<p>Si noti come nella numerosa bibliografia citata dalla studiosa francese non sia presente il nome di quello studioso, il che fa presupporre che ella non abbia voluto seguirne la traccia, invocando una autonomia di ricerca che suona come ulteriore credibilità dell&#8221;analisi, risultato comune, stupendo, esplosivo, incompreso (e inaspettato nell&#8221;attuale panorama culturale) di due diverse scuole di pensiero legate &#8211; lo dovremo dire d&#8221;ora in poi &#8211; alla  (e non più alla archeoastronomia)!  Da tutto ciò sembra emergere il timore o la repulsione, da parte di alcuni studiosi della materia, ad addentrarsi nei meandri delle etnoscienze (discipline prive di geometria e quindi di certezze), necessarie per capire i collegamenti delle varie cosmogonie e cosmologie con i monumenti megalitici, letti questi nella loro più ampia significatività semantica. Si veda in proposito la disputa sul termine  che, come si vuole in archeologia, dovrebbe indicare soltanto manifestazione della religione delle sepolture collettive in strutture dolmeniche.</p>
<p>Per capire meglio è utile leggere la definizione riportata nel &#8221;Dizionario di Preistoria&#8221; (opera diretta da Leroi-Gourhan):<br />
&#8221;dolmen &#8211; Termine inesatto derivato dalla lingua bretone, dove indica in modo impreciso tutto ciò che comporta una o più lastre di pietra, la parola  designa comunemente una camera funeraria coperta con elementi megalitici.<span>Questo termine è tuttavia soprattutto riferito ai monumenti provvisti di una lastra unica. Più o meno accuratamente lastricato, provvisto di un accesso e costruito generalmente sotto un tumulo di terra o di pietre, il dolmen è destinato ad ospitare una sepoltura collettiva&#8221;.</span></p>
<p>La nostra esperienza di survey ci fa capire che esistono strutture dolmeniche orientate che non potevano essere sepolture collettive, o perché collocate a fianco di una grande pietra ad uovo, spezzata a metà ed orientata a 180° come la bisettrice della struttura dolmenica (Meridiana di Monte Grosso &#8211; Cinque Terre &#8211; La Spezia) o perché in passato attraversate da un rivolo d&#8221;acqua (Struttura dolmenica di Codina di Lerici, con bisettrice orientata a 178°) o perché posizionate in ripidi pendii o perché troppo piccole per essere sepolture collettive, esempi questi che possono indicare soltanto un collegamento con la cosmogonia della direzione di origine della vita.<br />
Questa lettura è confortata dalla constatazione della direzione del flusso del campo magnetico da Nord a Sud, dalle credenze delle popolazioni nomadi eurasiatiche per cui gli spiriti si formano nelle costellazioni circumpolari settentrionali (tema della costellazione-generatrice) e dalle loro tradizioni per cui la posizione della porta della tenda (la gheer) è sempre messa a sud, ed il capo famiglia o lo shamano stanno sempre seduti nella direzione del nord.</p>
<p>Questa esigenza di differenziazione, realizzabile tramite la specializzazione, dovrebbe far cessare le tensioni fra i due gruppi di studiosi, che emergono sempre nei comitati scientifici, quando si devono valutare i diversi apporti. Essendo la maggioranza degli studiosi di configurazione razionalista o marxiana o atea, vengono sempre penalizzati i lavori che hanno una qualche attinenza con la spiritualità dell&#8221;uomo preistorico, lo shamanismo, la magia, le conoscenze esoteriche, le percezioni frequenziali delle interazioni fra geo-masse e bio-masse (queste ultime così come emergono dalle raffigurazioni dell&#8221;altare VI.A.66 di Çatal Höyük del 5 800 a.C., mai pubblicato per intero in Italia).</p>
<p>Ne è esempio probante la vicenda della scoperta dell&#8221;ipogeo a pianta rettangolare di &#8221;Sas Concas&#8221; in Barbagia. In questo ipogeo, scavato nella trachite, è rappresentato un vero e proprio catechismo shamanico, con all&#8221;interno la rappresentazione della linea di demarcazione fra il cielo e la terra, dello shamano, delle costellazioni Ursa Major, Cassiopea e Gemini, della stella Arturo, della farfalla (animale psicopompo per il ritorno alla costellazione-generatrice dopo la morte) e delle monadi che attraversano la suddetta linea di demarcazione fra il cielo e la terra (e che divengono antropomorfi generanti e poi si smembrano nella morte) ed all&#8221;esterno la rappresentazione delle costellazioni Ursa Major, Cassiopea e Draco e la rappresentazione di nove coppelle in linea.</p>
<p>Sia gli studiosi di archeologia sia le Sovrintendenze Archeologiche della Sardegna hanno datato questa grande rappresentazione al 2 700 a.C. , ma hanno evitato di definirne il valore semantico. Si legga in proposito quanto riportato nella rivista &#8221;Archeologia Viva&#8221; n. 66 del Novembre/Dicembre 1997 nell&#8221;articolo a firma di Maria Ausilia Fadda della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, a titolo &#8221;Monumenti del Nuorese&#8221;, sottotitolo &#8221;Necropoli di Sas Concas&#8221;: <em>.</em></p>
<p><em>Proprio la  &#8211; in simbiosi con lo shamanismo e con l&#8221;utilizzo del programma computerizzato &#8221;Guide &#8211; Versione 7.0 &#8211; Project Pluto&#8221; &#8211; ha consentito di leggere la strana raffigurazione, rappresentata in un angolo dell&#8221;ipogeo, della costellazione Ursa Major, fatta di quattro coppelle su un lato dell&#8221;ipogeo e di due coppelle sull&#8221;altro lato, come un caso particolare di cosmovisione. Esplorando così le cosmovisioni più significative della religione frequenziale shamanica (passaggi in anti-meridiano di stelle o costellazioni ai solstizi e agli equinozi) relative alle coordinate geografiche del sito, si è scoperto che alla mezzanotte del solstizio d&#8221;inverno dell&#8221;anno 2 700 a.C. era visibile la costellazione dell&#8221;Orsa Maggiore proprio tagliata a metà dalla linea dello Zenith e del Nord!</em></p>
<p><em>Tutto ciò dava conferma all&#8221;ipotesi di lettura shamanica del contesto. </em><span>Per una maggior conferma si è compiuta una ulteriore visita sul sito per verificare se nella costruzione dell&#8221;ipogeo si fossero orientati i quattro lati della costruzione secondo i punti cardinali, ovvero secondo la tradizione del templum, tradizione dominante che avrebbe conferito minore probabilità di attribuzione o invece si fosse collocato a nord lo spigolo che determinava la vistosa raffigurazione della costellazione U.Ma.. Il riscontro è stato perfetto, perché la linea dello spigolo giace in direzione del Nord, così come definito dall&#8221;uso della bussola (all&#8221;interno non è possibile fare uso del teodolite).<br />
La riuscita di questo inquadramento culturale, presentata a Palermo durante INSAP III, non sarebbe stata possibile attenendosi al campo di azione della sola archeoastronomia.</span></p>
<p>E auspicabile che una dichiarata scelta di campo fra gli studiosi, senza precludere ad alcuno di estendere le proprie indagini nell&#8221;altro campo, porti a far cadere le diffidenze reciproche all&#8221;interno del settore e contemporaneamente aiuti a cancellare le preclusioni che gli studiosi delle altre discipline nutrono verso chi studia gli astri, che, anche se proprio non vengono confusi con chi prepara oroscopi, vengono troppo spesso incolpati di far quadrare i calcoli astronomici secondo le loro esigenze.</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/paleoastronomia-ed-archeoastronomia-esigenza-di-una-nuova-configurazione-semantica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LAGORARA (MAISSANA – LA SPEZIA) IPOTESI DI OSSERVATORIO ASTRONOMICO MEGALITICO NELLA FASCIA DI LATITUDINE 45°</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/lagorara-maissana-%e2%80%93-la-spezia-ipotesi-di-osservatorio-astronomico-megalitico-nella-fascia-di-latitudine-45%c2%b0/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/lagorara-maissana-%e2%80%93-la-spezia-ipotesi-di-osservatorio-astronomico-megalitico-nella-fascia-di-latitudine-45%c2%b0/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 13:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[No period]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=140</guid>
		<description><![CDATA[Nella cosmogonia shamanica euro-asiatica lo spirito degli uomini si forma nella costellazione-generatrice, si incarna nel corpo, vive la vita sulla terra secondo il principio del contrappasso, quindi ritorna alla costellazione-generatrice. Tali costellazioni possono essere: Orsa maggiore, Cassiopea, Pleiadi, Orione. Si tratta di costellazioni circumpolari, cioè che non tramontano mai, osservabili alla latitudine di 45°. Diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Nella cosmogonia shamanica euro-asiatica lo spirito degli uomini si forma nella costellazione-generatrice, si incarna nel corpo, vive la vita sulla terra secondo il principio del contrappasso, quindi ritorna alla costellazione-generatrice. Tali costellazioni possono essere: Orsa maggiore, Cassiopea, Pleiadi, Orione. Si tratta di costellazioni circumpolari, cioè che non tramontano mai, osservabili alla latitudine di 45°. Diversi luoghi archeologici sono stati segnalati come siti con valenze di paleoastronomia, nella fascia di latitudine attorno ai 45°. Di questi siti è stata data comunicazione al Secondo Congresso della Società Italiana per l’Archeoastronomia, tenutosi a Monte Porzio Catone nel settembre 2002; a questi si può ora aggiungere il sito di Lagorara.<span id="more-140"></span></em></span><span><em>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-56-140">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2009/12/lagorara-maissana-%e2%80%93-la-spezia-ipotesi-di-osservatorio-astronomico-megalitico-nella-fascia-di-latitudine-45%c2%b0/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-336" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-1_mezzogiorno_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-1_mezzogiorno_jpg" alt="63-1_mezzogiorno_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-1_mezzogiorno_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-335" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-1_apuane_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-1_apuane_jpg" alt="63-1_apuane_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-1_apuane_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-334" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-1_allineamento_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-1_allineamento_jpg" alt="63-1_allineamento_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-1_allineamento_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-337" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-2_apuane_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-2_apuane_jpg" alt="63-2_apuane_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-2_apuane_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-338" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-2_mezzogiorno_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-2_mezzogiorno_jpg" alt="63-2_mezzogiorno_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-2_mezzogiorno_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-339" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-2_solstizio_estivo_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-2_solstizio_estivo_jpg" alt="63-2_solstizio_estivo_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-2_solstizio_estivo_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-340" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-3_mezzogiorno_jpg.jpg" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-3_mezzogiorno_jpg" alt="63-3_mezzogiorno_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-3_mezzogiorno_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-341" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/63-tabella_gif.gif" title=" " class="shutterset_set_56" >
								<img title="63-tabella_gif" alt="63-tabella_gif" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/lagorara/thumbs/thumbs_63-tabella_gif.gif" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

</em></span><span>Lagorara:  φ =   44° 21’ 01” N   λ = 09° 31’ 32” E  &#8211; elevazione 2 549 piedi (dati GPS)<br />
φ  =   44° 21’        N  λ  = 09° 31, 5’   E   &#8211; elevazione 750-800 metri  (carta regionale ) </span></p>
<p><span>Il poeta lericino Angelo Tonelli ha così tradotto il frammento 108 degli “Oracoli Caldaici”:<br />
“Il noûs paterno inseminò simboli attraverso il cosmo, lui che intuisce gli intuibili, quelli che sono detti bellezze ineffabili…” e così il frammento 97 : “Levandosi in volo, l’anima dei mortali in sé stessa serrerà il dio, e senza conservare nulla di mortale dal dio è inebriata tutta quanta. Si gloria di armonia: sotto di essa dimora il corpo mortale…”.<br />
Da queste mirabili traduzioni si può comprendere quale fosse il rapporto antico con il Cielo, e quale fosse la ricerca dell’armonia attraverso i Cieli. Ha scritto Françoise Jasniewicz (Università di Strasburgo): “L’uomo antico si proietta nello spazio ove egli iscrive il suo sistema di rappresentazione del mondo, dando alla volta celeste una misura corrispondente allo spirito del corpo sociale nel quale si sente incarnato” (Varsavia &#8211; 1990).</span></p>
<p>Nella cosmogonia shamanica euro-asiatica lo spirito degli uomini si forma nella costellazione-generatrice, si incarna nel corpo, vive la vita sulla terra secondo il principio del contrappasso, quindi ritorna alla costellazione-generatrice. Le costellazioni-generatrici che ci vengono tramandate dalle tradizioni dei vari popoli euro-asiatici sono:</p>
<p>- l’Orsa Maggiore, verso la quale salivano sia lo spirito dell’imperatore dei Cinesi, sia lo spirito dei Sardi che hanno costruito l’ipogeo di Sas Concas (Sardegna -2 700 a.C.). L’Orsa Maggiore è anche rappresentata con coppelle nel sito dei Liguri Montani di Montaldo di Mondovì (III secolo a.C.). E’ interessante notare quanto ha scritto Roslyn M. Frank : “Le due Orse, la Grande e la Piccola, sono state classificate come appartenenti agli strati più arcaici della conoscenza delle stelle fra i popoli europei” riprendendo quanto scritto da Gingerich nel 1984 (Sofia &#8211; 1996, Oxford VI &amp; SEAC 99 &#8211; Tenerife, 1999, JENAM 2000- Mosca). Queste stesse tradizioni si riscontrano in molti gruppi di nativi del Nord America (Gingerich, 1984);</p>
<p>- Cassiopea risulta raffigurata con coppelle nel sito di Vergheto delle Alpi Apuane, nonché è incisa sotto i seni della statuetta della shamana di Passo di Corvo (Foggia – 5 500 a.C.). Cassiopea è presente nel promontorio del Caprione, sia come configurazione dei cinque siti megalitici, sia nel sito di Combara, descritta con fori praticati in una roccia. Cassiopea era considerata già nelle prime fonti babilonesi e sumeriche ed è interessante ricordare come qui fosse anche indicata con la definizione di “messaggera delle Pleiadi”, a sostegno dell’importanza di quest’ultima costellazione;</p>
<p>- Orione era la meta del faraone d’Egitto, che diventava dopo la morte una stella di questa costellazione, sacra anche per i Celti.</p>
<p>- Le Pleiadi si rinvengono nel Disco di Nebra (1 600 a.C. – <strong>[Vedi Sito Internet nelle risorse]</strong> ) e nella pietra che è posta trasversalmente all’entrata del Dolmen di Monte Lungo (Cala Gonone – 2 500 a.C.). Ancora oggi gli Aghin-Buriati della Mongolia tramandano che i loro antenati sono nella costellazione delle Pleiadi. Le Pleiadi paiono particolarmente presenti nella tradizione astronomica della Bulgaria (D. Kolev, 1997) e della Lituania (J. Vaiškūnas, 1997). L’importanza delle Pleiadi è dovuta al fatto che già nel 3000 a.C. in Mesopotamia indicavano l’inizio dell’aratura dei campi con il loro tramonto eliaco (mul-Mul). Le Pleiadi erano inoltre nel primo catalogo di stelle babilonese fra le costellazioni “Tre stelle ognuno”, comprendente il Leone, lo Scorpione e l’Acquario;</p>
<p>Emerge quindi un interesse specifico verso quelle costellazioni che noi indichiamo come circumpolari, cioè quelle costellazioni che non tramontano mai, perché la loro declinazione (distanza angolare dal polo) è sempre superiore al risultato della formula &lt;90° – φ&gt;, in cui φ è la latitudine del luogo. Osservando che &lt;90°-45°&gt; fa 45°, si comprende come sia possibile, alla latitudine di 45°, fare l’osservazione notturna di costellazioni circumpolari perfettamente riconoscibili.</p>
<p>Finora sono stati segnalati i seguenti luoghi in cui sono emerse valenze di paleoastronomia (l’astronomia prima della scrittura) nella fascia di latitudine attorno ai 45°:<br />
- Teufelstein (Stiria – Austria) &#8211; sito illustratomi da Sepp Rothwangl durante il congresso tenutosi a Monte Porzio Catone nel giugno 2001, sito che presenta un notevole megalite orientato (Pietra del Diavolo) (Latitudine 47°);</p>
<p>- Rocca Cavour (Piemonte) – sito indicatomi  da Piero Barale, che contiene una pittura rupestre del 3500 a. <span>C. , con raffigurazione della shamana, di Cassiopea e della Via Lattea<br />
(Latitudine 44°);</span></p>
<p>-Châteauneuf de Randon &#8211; Lozère (Massiccio Centrale di Francia) – struttura megalitica orientata al sorgere del Sole, sia all’equinozio sia ai solstizi (Latitudine 44°);</p>
<p>- Château Vieux de Randon (Lozère) – quadrilithon sormontato da grande losanga, simile al quadrilithon del Promontorio del Caprione. Il quadrilithon del Massiccio Centrale sembra orientato al tramonto di Cassiopea, che avveniva in posizione verticale alla mezzanotte del solstizio d’inverno del 3 116 a.C., anno molto significativo per il verificarsi di fenomeni celesti. Questo sito è stato scoperto attraverso una indicazione fornitami da Piero Barale (Latitudine 44°);</p>
<p>- San Lorenzo al Caprione (La Spezia) – quadrilithon orientato al tramonto del Sole al solstizio d’estate, quando si forma, dalle ore 20.15 alle ore 20.45 (ora legale) la “farfalla dorata” (animale psicopompo) purché non vi siano nubi sulla Provenza o sulle Cinque Terre (il fenomeno è osservabile dal 25 maggio al 28 luglio) (Latitudine 44°).</p>
<p>Di questi siti è stata data comunicazione al Secondo Congresso della Società Italiana per l’Archeoastronomia, tenutosi a Monte Porzio Catone nel settembre 2002.<br />
A questi siti si può ora aggiungere il sito di Lagorara (Maissana – La Spezia)<br />
3 600 a.C. si estraeva la materia prima per l’industria litica (diaspro). L’ipotesi di classificazione di Lagorara come osservatorio astronomico preistorico va intesa in tutta la sua più ampia accezione, cioè sia come luogo di prima scoperta degli allineamenti di asterismi, sia come luogo di costruzione di allineamenti in pietra che fissano questi fenomeni celesti, sia come successivo uso calendariale per le liturgie celebrative del “sacrum facere”.</p>
<p>Nel sito sono presenti alcuni elementi che giustificano il sorgere di questa ipotesi:<br />
- un terrapieno artificiale, davanti al Riparo Sud, da cui possono scorgersi sia il sorgere sia il tramonto del Sole;</p>
<p>- una specie di cerchio di pietre, posto attorno al terrapieno, apparentemente senza alcun ordine;</p>
<p>- una pietra posta al centro del cerchio di pietre, ipotizzabile come pietra-altare, costituita di roccia vulcanica, non presente nel sito;</p>
<p>- un “tolven”, cioè una specie di struttura dolmenica formatasi in modo del tutto naturale, in cui la luce del Sole che tramonta vi entra nel periodo della festa celtica di Beltane;</p>
<p>- un grande masso, che appare tagliato naturalmente in maniera netta in direzione Nord/Sud, posizionato vicino al “tolven” (“pietra del passaggio in meridiano”) ;</p>
<p>- un’alta parete, posizionata al disopra del Riparo Sud, che presenta una profonda fessurazione orientata in direzione Nord/Sud, con un antistante mirino;<br />
- una apertura a forma di losanga, posta in alto, nel costone che sovrasta il sito, attraverso la quale si può scorgere il sorgere del Sole al solstizio estivo;</p>
<p>- una trincea lunga cinque metri, larga un metro e mezzo, scavata nel diaspro e orientata per 114°, posta in alto, sul costone che è adiacente la grande guglia con la quale si forma il “mirino” (costone – guglia) per il sorgere del Sole al solstizio d’inverno.<br />
Una prima verifica astronomica è stata compiuta al solstizio d’estate ed ha rivelato che alcuni dei massi del cerchio di pietre possono indicare il sorgere ed il tramonto del Sole a quella data.<br />
Da ciò è stata formulata una ulteriore ipotesi, cioè che se Lagorara è un vero osservatorio astronomico, deve esservi anche un allineamento per verificare il solstizio d’inverno.</p>
<p>Si è quindi fatta una osservazione al sorgere del Sole al solstizio d’inverno, ed è apparso che il Sole sorge nella sella (o mirino) formata dalla grande guglia, da cui è derivata l’etimologia del luogo (agu + ara = pietra fallica + altare) e dal costone ove è ubicata la finestra a losanga.<br />
In questo sito, in alto, è posizionata la trincea orientata. Per questa la bussola fornisce un azimuth di 115° e considerata la declinazione magnetica attuale di 1° 08’ (+)(carta topografica regionale “Sestri Levante”- 1994) si deve stimare un orientamento di 114°, che coincide con il punto dell’orizzonte ove avviene l’elevazione delle Alpi Apuane (elevarsi del Monte Pisanino e del Monte Sagro rispetto alla sottostante linea di crinale, formata dal costone di Monzone-Monte dei Bianchi).</p>
<p><span>Si pone il problema se detto orientamento si possa ascrivere a geografia sacra oppure alla tradizione celtica “in accordo con la levata del Sole nei giorni in cui cadevano le feste celtiche di Samain ed Imbolc” (Veneziano, 2001) rispettivamente il 1° novembre ed il 1° febbraio.</span></p>
<p>Il calcolo computerizzato con il programma “Project Pluto – Version 7.0” mostra, per l’anno 0, che la levata del Sole, alle ore 07 e minuti 53, avveniva con azimuth 115° &#8211; altezza 0.1°. Lo stesso programma mostra che per il giorno 1° Febbraio 2003, alle ore 07 e minuti 45, il Sole, con altezza 0, sorgeva con azimuth 114.3°. Il prossimo 1° Febbraio 2004 il programma prevede che il Sole sorgerà alle ore 07, minuti 45, secondi 18, con altezza –0.7° ed azimuth 115.9°. E’ sperabile che le condizioni meteo consentano questo specifico controllo empirico, utile per accreditare l’ipotesi che la trincea sia stata costruita per questa significativa esigenza liturgica.</p>
<p>Una singolare configurazione dell’ombra proiettata dalla “pietra del passaggio in meridiano” (posta vicino al “tolven”) consente di leggere con precisione, attraverso la formazione di un dente a parallelepipedo, il momento in cui l’ombra cade a filo del manufatto. Il giorno 4 marzo<br />
2003 sono state fatte alcune osservazioni, corredate da fotografie. Alle ore 11 e minuti 51, con presenza nell’ombra del parallelepipedo, il programma “Pluto” forniva una zimuth di 165.8°.</p>
<p>Alle ore 12 00, con ombra ridotta, il programma forniva un azimuth di 169°. Alle ore 12 05, con scomparsa dell’ombra, il programma forniva azimuth 170.5°, con altezza 38.9°.</p>
<p>Per risolvere il dubbio se questa pietra possa essere stata utilizzata per l’osservazione del “passaggio in meridiano”, inteso come momento di massima elevazione dell’astro giudicata ad occhio nudo, si ricorre ancora al programma “Pluto” che fornisce per l’azimuth 179.9°, raggiunto alle ore 12 minuti 33 secondi 32, una altezza di 39.5°, che differisce di soli 0.6° dalla precedente misurazione effettuata con la scomparsa dell’ombra. Potevano avere le antiche popolazioni uno strumento di misura che consentisse di migliorare tale approssimazione?</p>
<p>E’ da ritenere di no. Va detto che lo studio del sito di Lagorara sotto l’aspetto paleoastronomico appare molto difficile, forse il più difficile finora da me incontrato, per l’elevazione delle pareti di roccia che cingono la stretta valle assai da vicino.<br />
Il sorgere del solstizio invernale è stato rilevato, pur con la notevole nuvolosità e piovosità della stagione, il giorno 19.12.2002 alle ore 09 minuti 20 , con azimuth bussola 140° (azimuth computerizzato 138.9° in altezza 11.2°) e, con maggior precisione per una schiarita, il giorno 20.12.2002 alle ore 09 07 25, con azimuth bussola 135° (azimuth calcolato col programma di 136.3°, in altezza 09.05°) all’interno del mirino formato dal costone e dalla guglia.</p>
<p>Questa pare la scoperta più affascinante del sito, in quanto, oltre alla spettacolarità del fenomeno, si è rilevato che tre delle pietre del terrapieno sono orientate verso questa direzione. Un’altra delle pietre è posta a segnare la direzione del tramonto al solstizio invernale, che, il giorno 29.12.2002 è avvenuto alle ore 15 e minuti 08 , con azimuth bussola 220° ed azimuth computerizzato 218.5°, in altezza 12.6° (verso la “pietra del SW”).</p>
<p>Il sorgere al solstizio estivo è stato rilevato il giorno 27 giugno 2002 dalle ore 07 56 40 alle ore 08 04 00 (tempo astronomico) corrispondente alle ore 09 04 dell’ora legale, orario a prima vista impensabile, con azimuth computerizzato di 87.7° in altezza di 32°. Ciò è dovuto all’alta parete del Monte Scogliera, che sovrasta il sito, e che produce per ore effetti di luce diffusa attorno al crinale. Si noti che la luce solare aveva già fatto capolino tre ore prima da una profonda incisione del Monte Scogliera, illuminando un’area posta poche decine di metri più in alto, area nella quale è stata rilevata la parete di roccia che porta una larga fenditura orientata per Nord/Sud, con una antistante pietra squadrata che sembra fungere da mira.</p>
<p>Quest’area avrebbe potuto essere il primo sito di osservazione astronomica, in quanto dalle pietre di questo sito si può traguardare il tramonto al solstizio d’estate, che è stato rilevato alle ore 17 42 55 (ora legale) con azimuth computerizzato di 280°, in altezza 23.7°, il che fornisce spiegazione della difficoltà di inquadramento astronomico del sito.</p>
<p><span>Inoltre, la particolare diffusione della luce al sorgere del solstizio estivo fa supporre che, sempre per effetto della precessione degli equinozi, seimila anni fa il Sole avrebbe potuto scorrere lungo il crinale del monte, creando effetti di luce capaci di fornire una dimensione magico-sacrale.</span></p>
<p>L’inquadramento dei fenomeni ortivi del Sole si può infatti comprendere fra la direzione della grande fenditura naturale del Monte Scogliera (SSE) e la sella o “cuna” formata dal costone e dalla guglia (SSI). Dal successivo ridursi dell’arco diurno, popolazioni insediatesi in tempi a noi più vicini avrebbero poi potuto sentire la necessità di creare il terrapieno con il cerchio di pietre davanti al Riparo Sud (costruzione di un vero osservatorio astronomico?).<br />
Una delle pietre del terrapieno costruito davanti al Riparo Sud appare ora posizionata verso la direzione del sorgere del Sole al solstizio estivo, pur in considerazione che la notevole altezza del costone, che sfiora i mille metri di altezza (988 m) crea notevoli problemi di parallasse (“pietra del SE”).</p>
<p>Il sito di Lagorara è stato trattato archeologicamente nella Guida Archeologica n. 6 dell’Unione Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche – “Toscana e Liguria” pubblicata a Forlì nel 1996 da Abaco Edizioni, nonché nel libro “Dal diaspro al bronzo” – Lunaeditore, La Spezia, 1998, a cura di Angiolo Del Lucchese e Roberto Maggi.<br />
Si ha ragione di ritenere che il sito non debba essere studiato soltanto attraverso le produzioni litiche (industria delle punte di freccia) ma anche attraverso gli elementi della sua sacralità, in particolare per il fatto che vi convergono due rivi d’acqua (si veda in proposito in Val di Magra il sito di Pontevecchio, presso la cui confluenza di due torrenti sono state rinvenute ben nove statue stele allineate).</p>
<p>Uno dei due rivi di Lagorara proviene da una fonte posta in alto, sul crinale del Monte Verruca (m 1050 s.l.m.) e questa fonte è denominata Fontana Sacrata!<br />
Se a ciò si aggiunge l’etimologia del toponimo (ara dei culti fallici) e la presenza di tracce di paleoastronomia, si comprende come sia necessario avvicinarsi al sito di Lagorara con la pienezza della visione olistica. <strong>[ Vedi Tabella nelle immagini a lato ]</strong></p>
<p>BIBLIOGRAFIA SPECIFICA<br />
ARCHEOLOGICA</p>
<p>- PREISTORIA E PROTOSTORIA – GUIDE ARCHEOLOGICHE N° 6 – TOSCANA E LIGURIA – Congresso Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche &#8211; Forlì, 1996, Abaco Edizioni</p>
<p>- DAL DIASPRO AL BRONZO &#8211;  a cura di Angiolo Del Lucchese  e Roberto Maggi – Lunaeditore, La Spezia, 1998</p>
<p>ASTRONOMICA</p>
<p>- ASTRONOMICAL TRADITIONS IN PAST CULTURES – Institute of Astronomy, Bulgarian Academy of Sciences, National Astronomical Observatory Rozhen, Sofia, 1996</p>
<p>- ACTES DE LA  V° CONFÉRENCE  DE LA SEAC- Università di Varsavia,  Gdańsk, 1997</p>
<p>- JENAM 2000 – Joint European and National Astronomy Meeting – Mosca, Istituto di Astronomia, Accademia delle Scienze, 2000</p>
<p>- V° SEMINARIO DI ARCHEOASTRONOMIA – Osservatorio Astronomico di Genova – Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici – Genova, 2001</p>
<p>- PROGRAMMA “PROJECT PLUTO” VERSION 7.0 – http://www.projectpluto.com</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/lagorara-maissana-%e2%80%93-la-spezia-ipotesi-di-osservatorio-astronomico-megalitico-nella-fascia-di-latitudine-45%c2%b0/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IDENTIFICAZIONE DELLA SIMBOLOGIA DELLA FARFALLA SU UNA STELE DAUNIA</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/identificazione-della-simbologia-della-farfalla-su-una-stele-daunia/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/identificazione-della-simbologia-della-farfalla-su-una-stele-daunia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 14:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iron Age]]></category>
		<category><![CDATA[farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[stele daunia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=105</guid>
		<description><![CDATA[Nel Museo Nazionale di Manfredonia è esposto il frammento di statua-stele identificato col numero di inventario 0808 (Stele con ornamenti rinvenuta ad Arpi &#8211; VIII secolo A.C.). Questo reperto è stato così descritto da Silvio Ferri, in una pubblicazione dell’anno 1966: «Il frammento è costituito dalla metà inferiore di una stele (solito calcare) che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Nel Museo Nazionale di Manfredonia è esposto il frammento di statua-stele identificato col numero di inventario 0808 (Stele con ornamenti rinvenuta ad Arpi &#8211; VIII secolo A.C.). Questo reperto è stato così descritto da Silvio Ferri, in una pubblicazione dell’anno 1966: «Il frammento è costituito dalla metà inferiore di una stele (solito calcare) che ha su ambedue le facce una risega per l’infissione in piedistallo apposito…le due braccia del <strong>morto</strong> sono a rilievo (dita maldestramente qualificate) nella faccia A. Un particolare veramente nuovo e del più particolare interesse &#8211; in quanto ci fa sentire la dolorosa possibilità di avere perduto intere serie di temi figurativi con tutti i loro connessi problemi di esegesi e di collegamento tra nord e sud &#8211; è nella faccia B: una striscia di rappresentanza corografica o topografica che dir si voglia, nella parte inferiore della stele, striscia che occupa tutta la larghezza della stele e che continua, curiosamente, nello spessore sinistro&gt;&gt;. <span id="more-105"></span></em></span><span>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-22-105">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2009/12/identificazione-della-simbologia-della-farfalla-su-una-stele-daunia/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-180" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/identificazione-della-simbologia-della-farfalla/71.jpg" title="Statuetta neolitica da Passo di Corvo, Foggia (da Gimbutas)" class="shutterset_set_22" >
								<img title="71" alt="71" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/identificazione-della-simbologia-della-farfalla/thumbs/thumbs_71.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

Lo studioso continua con l’analisi delle varie parti dell’incisione, ma omette di rilevare la grande simbologia presente nella faccia A, che rappresenta decisamente una farfalla (presentata nel pannello illustrativo come simbolo ad occhiali). E’ molto interessante ritrovare questa simbologia della farfalla, da identificarsi nella funzione di animale psicopompo, cioè l’animale attraverso il quale lo spirito del defunto ritorna alla costellazione-generatrice, dopo aver vissuto la propria vita esperienza di vita sulla Terra, secondo il <strong>principio sciamanico del contrappasso</strong> (cioè chi è ricco sulla Terra sarà povero nella vita futura e viceversa). Infatti è stata già riscontrata la rappresentazione della simbologia della farfalla nella statuetta che rappresenta la sciamana, ritrovata in Passo di Corvo.</span></p>
<p>Questa statuetta (fig. 1), pubblicata da Marija Gimbutas nell’opera “Il Linguaggio della Dea” (figura n. 36) è datata 5 700 – 5 300 A.C. e le farfalle sono identificate come simbolo di rigenerazione (Gimbutas non conosceva l’archeoastronomia e non ha così potuto completare l’identificazione della costellazione-generatrice Cassiopea &#8211; valida per le genti della Daunia come per i Sami della Lapponia &#8211; ritenendo che i segni ad M presenti sotto i due seni della sciamana fossero bisce d’acqua). E’ valido in ogni caso il tema dell’acqua nella liturgia funebre, identificabile con la lavatura rituale del cadavere.</p>
<p>Si noti come l’identificazione del simbolo dell’acqua venga riconosciuto da Ferri anche nel frammento 0808: «…poi un corso d’acqua (piuttosto acqua che monti), poi una zona quadrettata…quindi altra acqua…«. La presenza dell’acqua (e non di bisce d’acqua, come invece ipotizzato da Santo Tiné e da Marija Gimbutas) si riscontra anche nella parte posteriore della statuetta di Passo di Corvo.<br />
Cinquemila anni di storia sul territorio che diverrà la Daunia consacrano la complessità della vita spirituale delle genti che la popolarono, una storia contrassegnata dall’utilizzo di una simbologia attinente il <strong>principio sciamanico di trascendenza</strong> (l’uomo è costituito di corpo, anima e spirito, e questo è immortale, si forma nella costellazione-generatrice e ad essa ritorna dopo la morte).</p>
<p>BIBLIOGRAFIA</p>
<p>Bellatalla D., De Toffol D.<br />
- Sciamanesimo e Sacro tra i Buriati della Mongolia – Natura Trekking<br />
Servizi, La Spezia, 1997</p>
<p>Calzolari E., Fadda L., Gori D.<br />
– The generating-constellation of the Great Bear, Cassiopeia and the<br />
butterfly – International Conference INSAP III – The Inspiration of Astronomical<br />
Phenomena – Palermo, December 31, January 6, 2001</p>
<p>Calzolari E., Gori D.<br />
- Misteri di Lunigiana…la farfalla dorata &#8211; Luna Editore, La Spezia, 2000</p>
<p>Eliade Mircea<br />
- Trattato di storia delle religioni &#8211; Boringhieri, Torino, 1976</p>
<p>Gimbutas Marija<br />
- Il linguaggio della Dea – Longanesi, Milano, 1990</p>
<p>Leone Laura<br />
- L’ ideologia delle statue-menhir e statue -stele in Puglia , e la concettualità del simbolo fallico-antropomorfo- Dei nella pietra. Quaderni dell’ Associazione Lombarda Archeologica, Milano 2000.</p>
<p>Ferri Silvio<br />
- Stele Daunie VI –  Bollettino d’Arte , nn. III-IV, 1966, pp.121-132</p>
<p>Rappenglück Michael A.<br />
- Eine Himmlskarte aus der Eiszeit? &#8211; Peter Lang, Frankfurt an Main, 1999</p>
<p>Rappenglück Michael A.<br />
- A paleolithic shamanistic cosmography. How to decode the famous rock<br />
Picture in the shaft of the Lascaux Grotto – Atti del Valcamonica Symposium 1998,<br />
Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte, Brescia</p>
<p>Tiné Santo<br />
- Passo di Corvo e la civiltà neolitica del Tavoliere – Sagep Editrice, Genova, 1983</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/identificazione-della-simbologia-della-farfalla-su-una-stele-daunia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA STELE DI LERICI</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal Age]]></category>
		<category><![CDATA[stele di lerici]]></category>
		<category><![CDATA[toscana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=78</guid>
		<description><![CDATA[Il ritrovamento della stele di Lerici è molto importante perché rappresenta una tipologia insolita di un armamento complesso, di derivazione Halstattiana ed anche etrusca. Ascrivibile al VI secolo a.C., dobbiamo ritenere anche che Lerici doveva essere un punto di incontro fra le tradizioni provenienti dall’Austria e dalla Toscana. Su questo conviene il grande studioso francese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Il ritrovamento della stele di Lerici è molto importante perché rappresenta una tipologia insolita di un armamento complesso, di derivazione Halstattiana ed anche etrusca. Ascrivibile al VI secolo a.C., dobbiamo ritenere anche che Lerici doveva essere un punto di incontro fra le tradizioni provenienti dall’Austria e dalla Toscana. Su questo conviene il grande studioso francese Fernand Braudel nel suo studio sui porti del Mediterraneo. Per Lerici poteva anche essere passata la conoscenza della scrittura in caratteri etruschi, che si ritrova nella stele di Novà di Zignago (Val di Vara) conservata attualmente nel Museo di Pegli.<span id="more-78"></span></em></span><span><strong>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-13-78">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-100" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/la-stele-di-lerici/16-stele-di-Lerici_gif.jpg" title="Stele di Lerici" class="shutterset_set_13" >
								<img title="16-stele-di-Lerici_gif" alt="16-stele-di-Lerici_gif" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/la-stele-di-lerici/thumbs/thumbs_16-stele-di-Lerici_gif.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

Il ritrovamento</strong><br />
Nell&#8221;estate del 1992 il lericino Francesco Ginocchio (dell&#8221;antica famiglia dei Zenochjis) scopriva nella parte di rimpetto del proprio pozzo di famiglia (due famiglie attingevano acqua nello stesso pozzo da due opposte finestre aperte nella cupola di protezione) una stele scolpita in arenaria, raffigurante un guerriero con una grande spada munita di fodero, elmo, due giavellotti, uno scudo rotondo e schinieri (o paragambe). L&#8221;autore dell&#8221;opera fu certamente un artigiano locale, così come locale doveva essere la materia prima, affiorante presso il Castello.<br />
Ciò rende credibile un racconto di qualche anno fa, secondo cui qualcuno al Poggio avrebbe trovato una stele, non creduta tale e reimmersa in una fondazione.<br />
Il ritrovamento delle stele è molto importante perché presenta una tipologia insolita di un armamento complesso, di derivazione Halstattiana (elmo a calotta, spada con manico ad antenne ricurve e fodero, due giavellotti) ed anche etrusca (piccolo scudo rotondo e schinieri).<br />
Gli studiosi che hanno esaminato la stele concordano nel ritenerla ascrivibile al VI secolo a.C.; ciò sta a significare che a Lerici viveva una aristocrazia guerriera capace di utilizzare quanto di meglio la tecnica costruttiva poteva offrire, sia nelle armi da offesa sia nelle dotazioni di difesa.</span></p>
<p><strong>Rilettura della storia di Lerici.</strong><br />
Lerici doveva essere quindi un punto di incontro fra le tradizioni provenienti dall&#8221;Austria e dalla Toscana e poteva quindi essere stato un mercato di scambio di tali prodotti, sia attraverso vie terrestri sia attraverso vie marittime. Su questo conviene il grande studioso francese Fernand Braudel nel suo studio sui porti del Mediterraneo.<br />
Per Lerici poteva anche essere passata la conoscenza della scrittura in caratteri etruschi, che si ritrova nella stele di Novà di Zignago (Val di Vara) conservata attualmente nel Museo di Pegli, la prima statua stele ad essere ritrovata nel 1827 nella Valle del torrente Casserola (probabile etimologia italica da catzum + ara + Hola cioè luogo di culti della procreazione dedicati alla divinità osco-umbra Hola).<br />
La presenza di una simile stele in Lerici garantisce la vitalità di un gruppo ligure in Val di Magra anche quando molti gruppi liguri erano stati ormai estromessi dai loro territori, come a Chiavari ed a Massarosa.</p>
<p>Le armi di tipo Halstatt ci garantiscono influenze commerciali attraverso quella che è l&#8221;attuale &#8221;via del Brennero&#8221;, mentre lo scudo etrusco ci informa di influenze provenienti dalla pianura pisana.<br />
Riappare, decisamente rafforzata, l&#8221;ipotesi di Lerici come approdo protostorico e preistorico. Ciò viene dedotto sia dalla presenza di un promontorio che difendeva la spiaggia dalla traversia e sia dalla presenza di acqua dolce sulla spiaggia. Si noti come la presenza di una &#8221;aiguade&#8221;, cioè il luogo ove si poteva atterrare con le scialuppe per riempire i barili di acqua dolce, fosse riportato nelle carte di bordo sia della marineria francese sia della marineria inglese dei secoli XVIII e XIX.</p>
<p>Riappare credibile la famosa identificazione delle &#8221;Stazioni Ericine&#8221;, cioè il luogo di rimessaggio invernale delle navi nel golfo, di cui scrive il Falconi:<br />
S.C. LUNAE HETRUSCAE INCOLIS INQUILINISQ. POP. ROM. AMICITIAM B. M. A MARI AD ALPES AD MONTES LIGURUM AD FLUMEN APUAN. AGROS IMMU. COLERE VECTIGAL A VIATORIBUS EXIGERE PORTUS ERICINASQUE STATIONES HYEM. TENERE CONCESS. C. MENE. P. SEST. CONSS.<br />
Secondo Ippolito Landinelli questa lapide era conservata a Luni, quindi passò nel Palazzo Mascardi di Sarzana, mentre un&#8221;altra copia era conservata a Roma nel Palazzo del Cardinale Montepulciano, in Via Giulia.<br />
Prima di passare in mano ai Romani l&#8221;approdo dovrebbe essere passato in mano agli Etruschi, che, dopo aver fondato Genova, per riassestarsi dopo la sconfitta nella battaglia di Alalia (540 a.C.) non potevano tralasciare un &#8221;sorgitore&#8221; così favorevole come Lerici, nella rotta dalla Toscana verso Genova.</p>
<p><strong>La questione della Luni etrusca</strong><br />
Appare strana la posizione della cultura ufficiale &#8221;locale&#8221; che nega la fase della presenza etrusca a Luni ed in Lunigiana.<br />
La toponomastica ci garantisce del contrario, perché ci mostra la distribuzione della radice etrusca antion = confine, proprio ai confini della Lunigiana: Anzio di Framura, Antessio di Val di Vara, Antena di Val di Magra, nonché risolve i toponimi Zeri = giri rituali, sacrifici, Turano (Avenza e Fivizzano) da Turan = Venere etrusca e Velva = Voltumna, altra importante divinità etrusca (Val di Vara).</p>
<p><span>Ancora più probante appare il toponimo etrusco Pentema = cippo di confine, che è toponimo storico di Romito Magra, oltre che essere presente sopra a Genova, sul Monte Antola (si noti anche qui la concordanza della presenza delle due radici etrusche che significano confine e cippo di confine).<br />
Volendo tralasciare l&#8221;apporto della toponomastica non si potrà però non tenere di conto delle fonti, in particolare di quanto scritto da Tito Livio nella &#8221;Storia di Roma&#8221;, secondo cui l&#8221;ager lunensis Etruscorum antequam Ligurum fuerat (XLI, 13). Anche il Periplo del Pseudo-Scilace ce ne da conferma:<br />
&#8221;La navigazione lungo questo territorio dal fiume Rodano fino ad &#8221;Antion&#8221; dura quattro giorni e quattro notti…Dopo Antion abita la gente dei Tirreni fino alla città di Roma&#8221;.</span></p>
<p>Premesso che i Greci chiamavano Tyrrenòi gli Etruschi, è possibile ricostruire le suddette quattro giornate di navigazione fino all&#8221;estremo levante, presupponendo una navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, lungo il parallelo, utilizzando come dromoni (voce greca per segnali ove dirigere la prua) le cime delle Alpi Apuane.<br />
Le tratte di navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, seguendo la costa, quindi, in altura fino ad Antion (Framura). Con una successiva giornata di navigazione si raggiungeva Capo Corso. I ritrovamenti archeologici confermano l&#8221;influsso etrusco nella costa fra Arno, Serchio e Magra e all&#8221;interno nelle valli dell&#8221;Enza e del Secchia. Lo stesso Pseudo-Scilace, dopo questi ritrovamenti, appare credibile quando afferma che in tre giorni si andava da Pisa a Spina (alle foci del Po).<br />
E&#8221; sperabile che emerga la verità su questa questione, con qualche prossimo ritrovamento, che, tenendo conto dell&#8221;apporto degli inerti trasportati dal Magra (che sottraggono al mare circa un metro all&#8221;anno) dovrebbe avvenire nella zona di Ortonovo-Castelnuovo a circa due chilometri e mezzo dall&#8221;attuale linea di costa.<br />
Ciò in ragione della legge di Ferrel, per cui l&#8221;acqua viene sempre sospinta, per effetto della rotazione terrestre, verso il promontorio del Caprione.</p>
<p>Articoli | Redazione | E-book</p>
<p>E. Calzolari: Stele Lerici</p>
<p>La questione della Luni etrusca<br />
Appare strana la posizione della cultura ufficiale &#8221;locale&#8221; che nega la fase della presenza etrusca a Luni ed in Lunigiana.<br />
La toponomastica ci garantisce del contrario, perché ci mostra la distribuzione della radice etrusca antion = confine, proprio ai confini della Lunigiana: Anzio di Framura, Antessio di Val di Vara, Antena di Val di Magra, nonché risolve i toponimi Zeri = giri rituali, sacrifici, Turano (Avenza e Fivizzano) da Turan = Venere etrusca e Velva = Voltumna, altra importante divinità etrusca (Val di Vara).<br />
Ancora più probante appare il toponimo etrusco Pentema = cippo di confine, che è toponimo storico di Romito Magra, oltre che essere presente sopra a Genova, sul Monte Antola (si noti anche qui la concordanza della presenza delle due radici etrusche che significano confine e cippo di confine).<br />
Volendo tralasciare l&#8221;apporto della toponomastica non si potrà però non tenere di conto delle fonti, in particolare di quanto scritto da Tito Livio nella &#8221;Storia di Roma&#8221;, secondo cui l&#8221;ager lunensis Etruscorum antequam Ligurum fuerat (XLI, 13). Anche il Periplo del Pseudo-Scilace ce ne da conferma:<br />
&#8221;La navigazione lungo questo territorio dal fiume Rodano fino ad &#8221;Antion&#8221; dura quattro giorni e quattro notti…Dopo Antion abita la gente dei Tirreni fino alla città di Roma&#8221;.</p>
<p>Premesso che i Greci chiamavano Tyrrenòi gli Etruschi, è possibile ricostruire le suddette quattro giornate di navigazione fino all&#8221;estremo levante, presupponendo una navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, lungo il parallelo, utilizzando come dromoni (voce greca per segnali ove dirigere la prua) le cime delle Alpi Apuane.<br />
Le tratte di navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, seguendo la costa, quindi, in altura fino ad Antion (Framura). Con una successiva giornata di navigazione si raggiungeva Capo Corso. I ritrovamenti archeologici confermano l&#8221;influsso etrusco nella costa fra Arno, Serchio e Magra e all&#8221;interno nelle valli dell&#8221;Enza e del Secchia. Lo stesso Pseudo-Scilace, dopo questi ritrovamenti, appare credibile quando afferma che in tre giorni si andava da Pisa a Spina (alle foci del Po).<br />
E&#8221; sperabile che emerga la verità su questa questione, con qualche prossimo ritrovamento, che, tenendo conto dell&#8221;apporto degli inerti trasportati dal Magra (che sottraggono al mare circa un metro all&#8221;anno) dovrebbe avvenire nella zona di Ortonovo-Castelnuovo a circa due chilometri e mezzo dall&#8221;attuale linea di costa.</p>
<p><span>Ciò in ragione della legge di Ferrel, per cui l&#8221;acqua viene sempre sospinta, per effetto della rotazione terrestre, verso il promontorio del Caprione.</span></p>
<p><strong>La questione del Toponimo Lerici</strong><br />
Il ritrovamento di un reperto così importante, attribuito al VI secolo a.C., fa apparire non più credibile l&#8221;etimologia latina di Lerici da ilex e rende giustizia all&#8221;intuizione di Giacomo devoto per cui il nostro toponimo appare derivante dalla voce celto-iberica eruk, che pur significando egualmente l&#8221;albero sacro del leccio, ne nobilita l&#8221;origine in tempi più appropriati per la considerazione di siffatta sacralità.<br />
Diviene ancora più credibile l&#8221;attribuzione della stessa radice al toponimo Erice di Sicilia, finora negato dalla cultura ufficiale, nonostante che Ellanico da Mitilene, nel VI secolo a.C. scrivesse che gli Elimi vennero tre generazioni prima della guerra di Troia dalla Liguria alla Sicilia.</p>
<p><strong>La stele</strong><br />
La stele, dopo il restauro, è ritornata a Lerici, ma non più in Caposanto (toponimo di derivazione pisana, dal cimitero in cui era stata portata la terra di Terra santa) ma alle Catene, nella Villa Balbi-Monti, ove è visitabile dietro richiesta da farsi alla proprietaria ed alla Soprintendenza Archeologica di Genova.</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SIGNIFICATIVITA&#8217; DELLE STATUE-STELE DI VALLE DELLA STOLA</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/significativita-delle-statue-stele-di-valle-della-stola/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/significativita-delle-statue-stele-di-valle-della-stola/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal Age]]></category>
		<category><![CDATA[tavole di gubbio]]></category>
		<category><![CDATA[toponimi]]></category>
		<category><![CDATA[valle della stola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=76</guid>
		<description><![CDATA[Una serie di toponimi esalta il ritrovamento di due statue-stele all’inizio della Valle della Stola e permette di riformulare l&#8217;ipotesi che le statue-stele potessero essere rappresentazioni della divinità Torza = &#8216;colei che atterrisce i nemici&#8217; e fossero state poste in prossimità di un&#8217;area sacra, a protezione dei confini, affinché gruppi umani aventi un altro genere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Una serie di toponimi esalta il ritrovamento di due statue-stele all’inizio della Valle della Stola e permette di riformulare l&#8217;ipotesi che le statue-stele potessero essere rappresentazioni della divinità Torza = &#8216;colei che atterrisce i nemici&#8217; e fossero state poste in prossimità di un&#8217;area sacra, a protezione dei confini, affinché gruppi umani aventi un altro genere di religiosità non si introducessero all&#8217;interno dello spazio sacro. A sostegno di questa interpretazione sta il passo delle Tavole di Gubbio in cui appare la figura del kvestur cioè di colui che è incaricato di allontanare dalle cerimonie Iapigi, Peuceti e Tusci (gli Etruschi) perché avrebbero rotto l&#8217;unitarietà e la potenza del rito.<span id="more-76"></span></em></span>Il ritrovamento di due statue-stele femminili a Groppoli di Mulazzo è avvenuto all&#8221;inizio della valle che è percorsa dal torrente Geriola ed è chiamata Valle della Stola. Mentre il toponimo Geriola è di semplice derivazione idro-geologica (la ghiara = gèra in dialetto lombardo) si ha una elevata significatività sacra nel toponimo Valle della Stola, essendo la  il simbolo del doppio potere, sulla terra e nel cielo.<br />
Oltre che nelle rappresentazioni dei sacerdoti di Iside, dei suonatori di flauto nelle feste di Minerva, la stola appare nei bronzetti nuragici esposti nel Museo di Cagliari, ove l&#8221;officiante offre la torta votiva a forma rotonda (come il nostro testarolo, pastella rotonda fatta con uno stampo chiamato testo.Varrone scriveva infatti &#8221;quod in testu calido coquebatur&#8221;). In Lunigiana questo toponimo non è solo, perché sulla sinistra idraulica del Magra si rinviene Monte della Stola.</p>
<p>Osservando l&#8221;altura che sovrasta direttamente il punto del ritrovamento (presso la cabina ENEL) si nota il toponimo Arsio, che è chiaramente omofono alla radice arsie delle Tavole di Gubbio, che significa il sacro, il bruciare sacrifici Colpisce peraltro il ritrovare nelle vicinanze il torrente Mangiola, che trova corrispondenza in Val di Vara nel toponimo Mangia, e che richiama il mangiare le carni offerte alle divinità pagane, in particolare Hola e Torza delle Tavole di Gubbio. Analogo significato assume il toponimo Carnea di Bastremoli. Stupisce ancora trovare nelle vicinanze il torrente Osca, che denota una radice etnica, legata ovviamente agli Osci.</p>
<p>Tutta questa dovizie di toponimi viene esaltata dal ritrovamento delle due statue-stele e permette di riformulare l&#8221;ipotesi che le statue-stele potessero essere rappresentazioni della divinità Torza = &#8221;colei che atterrisce i nemici&#8221; e fossero state poste in prossimità di un&#8221;area sacra, a protezione dei confini, affinché gruppi umani aventi un altro genere di religiosità non si introducessero all&#8221;interno dello spazio sacro, modificandone le frequenze vibratorie. A sostegno di questa interpretazione sta il passo delle Tavole di Gubbio in cui appare la figura del kvestur cioè di colui che è incaricato di allontanare dalle cerimonie Iapigi, Peuceti e Tusci (gli Etruschi) perché avrebbero rotto l&#8221;unitarietà e la potenza del rito. Dalla funzione del kvestur è derivato il termine latino questor ed il termine italiano &#8221;questore&#8221;, che mantiene funzioni simili.. Una ipotesi dello stessa natura semantica è stata già espressa, in forma più elementare, dallo studioso francese J. Arnal il quale aveva ipotizzato che le statue-stele fossero poste a protezione dei territori di caccia, perché non venissero oltrepassati.</p>
<p>Una pratica analoga di protezione della sacralità dei confini mediante betili e stele era in uso fra gli Etruschi. Il toponimo Pentema che si rinviene ancora oggi in Arcola, documentato già nelle antiche carte catastali relative alla sponda del fiume Magra, sta infatti a significare &#8221;cippo di confine&#8221; e l&#8221;etimologia deriva dal fatto che vi fosse rappresentata una mano con le cinque dita (quasi a ripetizione del gesto con cui ancora oggi il vigile urbano blocca il traffico).</p>
<p><strong>LE STATUE STELE NON SONO:</strong><br />
a) monumenti funerari a ricordo della sepoltura del rix o di altro grande personaggio;<br />
b) monumenti alla sessualità femminile per far restare attratto da esse il grande personaggio e così impedire che questi si risvegli dalla tomba e spodesti e uccida il nuovo capo (Formentini R.- Museo Civico della Spezia);</p>
<p><strong>PERCHE&#8221;</strong><br />
Finora non è stata trovata nessuna statua-stele presso sepolture.<br />
<strong>LE STATUE-STELE POTREBBERO ESSERE:</strong><br />
a) divinità protettrici del territorio di caccia (tesi dello studioso francese J.Arnal);<br />
b) divinità protettrici del territorio delle tribù osco-umbre che abitavano la Lunigiana,<br />
ipotesi inedita che noi proponiamo:</p>
<p><strong>PERCHE&#8221;</strong><br />
a) nella storiografia osco-umbra esiste l&#8221;importante documento delle Tavole di Gubbio;<br />
b) nelle Tavole di Gubbio è menzionata la divinità &#8221;Torza&#8221; indicata come &#8221;colei che atterrisce i nemici&#8221; (G. Devoto &#8211; G. Maruotti &#8211; A. Ancillotti);<br />
c) in Lunigiana esistono i toponimi Torza (Val di Vara) e Torsana (Val di Magra) che attestano la derivazione etimologica dalla suddetta divinità (G.Maruotti);</p>
<p>d) per &#8221;atterrire i nemici&#8221; sarebbe stata usata la tecnica di frequenziazione vibrazionale, ottenuta dalla capacità sciamanica di utilizzare le frequenze del territorio, dovute a particolarità geologiche (linee d&#8221;acqua superficiali o sotterranee, faglie, fratture, doline, strati inclinati, presenza di filoni minerari ecc.<span>) come frequenza portante;<br />
e) la frequenza portante del territorio verrebbe modulata per ottenere un effetto simile a quello che si può osservare nelle cattedrali gotiche (o il terror mortis o la suavissima quies);<br />
f) la prova che nell&#8221;antichità fosse possibile ottenere effetti di trasmissioni di frequenze al di sopra del terreno e al di sotto del terreno è presente nella iconografia di &lt;çatal hüyük&gt; (Turchia &#8211; 5 800 a.C.) (fig. 57 pag. 90 del volume di A. Baring &amp; J. Cashford);<br />
g) nelle Tavole di Gubbio si citano proprio due divinità contrapposte (Hola e Torza) una adorata sotto l&#8221;altare (persondrom sub ereçlo Holi) ed una adorata sopra l&#8221;altare (persondrom super-ereçlom Torsae ). In questa doppia iconografia si potrebbe riscontrare la doppia esistenza di forze magico sacrali, una che scorre in superficie ed una che scorre sotterranea, così come chiaramente indicato nell&#8221;iconografia di &lt;çatal hüyük&gt;.</span></p>
<p><strong>STUDIO DI SITI OVE SONO STATE TROVATE STATUE STELE</strong><br />
Area di Minucciano<br />
L&#8221;importanza dello studio dei siti ove sono state trovate statue-stele diviene meglio nota dopo aver capito la portata epistemologica dell&#8221;immagine proveniente da &lt;çatal hüyük&gt;.<br />
Il flusso di energia elettromagnetica proveniente da particolari valenze geologiche del terreno (nella fattispecie si tratta di una master fault) è rilevabile in modo netto nel sito del Santuario della Madonna del Soccorso di Minucciano, ove sono state rinvenute tre statue stele in un&#8221;area di meno di venti metri di raggio.</p>
<p>Le tre statue stele sono state poste nel Museo del Castello del Piagnaro di Pontremoli, mentre nel sito sono stati posti tre calchi.<br />
L&#8221;area è antistante il santuario e ciò fornisce un esempio della &#8221;continuità del sacro&#8221;<br />
fra preistoria/protostoria e Cristianesimo. E&#8221; storicamente interessante rilevare che l&#8221;edificio fu inzialmente costruito come eremo già nel secolo XV e come ancora oggi vi viva una piccola comunità di eremiti di entrambi i sessi.</p>
<p>Il sito è un crinale posto a cavallo fra due valli, immerso nel castagneto, e ciò fornisce una ulteriore casistica sul fenomeno che le statue-stele vengono rinvenute sempre in aree a castagneto (il maggior numero è stato infatti trovato nella Selva di Filetto, splendido castagneto pedemontano ove campeggia un grande menhir, corredato di una fila di nove coppelle (nove è numero sacro della preistoria).<br />
Poiché con la palinologia (studio dei pollini fossili) è stato dimostrato che il castagno era presente nell&#8221;Italia Centro-Settentrionale già nel periodo &#8221;Atlantico&#8221; (10 000 a.C.- analisi di reperti della Versilia, della Val di Vara e del Casentino) è probabile che già allora ne venisse utilizzato il frutto.</p>
<p>Sta in ciò una delle ragioni per &#8221;atterrire i nemici&#8221; e impedire il passaggio e l&#8221;accesso in certe aree? Nell&#8221;area del Santuario di Minucciano, oltre alle valenze geologiche (energie di faglia) si ha un luogo particolarmente panoramico, perché sovrastato dalla mole del Monte Pisanino, il più alto delle Alpi Apuane (m 1946 s.l.m.) in inverno spesso ammantato di neve. Sul crinale che forma la sky-line sottostante la guglia del monte si staglia la torre di Minucciano, paese che è già in provincia di Lucca, anche se appartiene allo spartiaque dell&#8221;Aulella, affluente della sinistra idraulica del fiume Magra.</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/significativita-delle-statue-stele-di-valle-della-stola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>THE MARK OF CASSIOPEIA CONSTELLATION ON THE PROMONTORY OF CAPRIONE (LERICI, LIGURIA, NORTHERN ITALY)</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/the-mark-of-cassiopeia-constellation-on-the-promontory-of-caprione-lerici-liguria-northern-italy/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/the-mark-of-cassiopeia-constellation-on-the-promontory-of-caprione-lerici-liguria-northern-italy/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Megalithism]]></category>
		<category><![CDATA[caprione]]></category>
		<category><![CDATA[cassiopeia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=74</guid>
		<description><![CDATA[Sommario Sul Caprione si rinvengono cinque luoghi sacri megalitici, posizionati secondo la figura della Costellazione di Cassiopea. Per comprendere il limitato, ad oggi, fenomeno megalitico ligure sono state presentate le risultanze delle analisi geologiche compiute sul promontorio. Il fenomeno megalitico così analizzato deve essere inteso nel senso letterale del termine, cioè come utilizzo da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sommario<br />
Sul Caprione si rinvengono cinque luoghi sacri megalitici, posizionati secondo la figura della Costellazione di Cassiopea. Per comprendere il limitato, ad oggi, fenomeno megalitico ligure sono state presentate le risultanze delle analisi geologiche compiute sul promontorio. Il fenomeno megalitico così analizzato deve essere inteso nel senso letterale del termine, cioè come utilizzo da parte dell’uomo di grandi pietre, e non come “religione delle sepolture multiple in dolmen”. L’eventuale datazione di reperti di paleo-astronomia può essere fatta ricorrendo a calcoli computerizzati effettuati con programmi che consentono di ricostruire con sufficiente precisione scenari astronomici vecchi di 10 000 anni.</em><span><em>This paper would like to be the starting point to try understand the &#8221;megalithic culture&#8221; in eastern Liguria, especially since there is a lack of archaeological findings owing to the relatively recent interest to this subject.</em></span></p>
<p><em></em> <span id="more-74"></span></p>
<p><strong>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-12-74">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2009/12/the-mark-of-cassiopeia-constellation-on-the-promontory-of-caprione-lerici-liguria-northern-italy/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-91" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIG_-1-PANORAMA_jpg.jpg" title="Fig.1" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIG_-1-PANORAMA_jpg" alt="17-FIG_-1-PANORAMA_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIG_-1-PANORAMA_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-86" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIG2_GIF.jpg" title="Fig.2" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIG2_GIF" alt="17-FIG2_GIF" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIG2_GIF.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-95" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-Fig3_jpg.jpg" title="Fig.3" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-Fig3_jpg" alt="17-Fig3_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-Fig3_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-93" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIG_4-CASSIOPEA-DI-NOTTE_jpg.jpg" title="Fig.4" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIG_4-CASSIOPEA-DI-NOTTE_jpg" alt="17-FIG_4-CASSIOPEA-DI-NOTTE_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIG_4-CASSIOPEA-DI-NOTTE_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-98" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-fig_-5-Caana-_jpg.jpg" title="Fig.5" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-fig_-5-Caana-_jpg" alt="17-fig_-5-Caana-_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-fig_-5-Caana-_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-88" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIGURA6_JPG.jpg" title="Fig.6" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIGURA6_JPG" alt="17-FIGURA6_JPG" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIGURA6_JPG.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-99" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-fog_-7-butte_jpg.jpg" title="Fig.7" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-fog_-7-butte_jpg" alt="17-fog_-7-butte_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-fog_-7-butte_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-89" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIGURA8_GIF.jpg" title="Fig.8" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIGURA8_GIF" alt="17-FIGURA8_GIF" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIGURA8_GIF.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-90" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIGURA9_JPG.jpg" title="Fig.9" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIGURA9_JPG" alt="17-FIGURA9_JPG" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIGURA9_JPG.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-92" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIG_-10-COPPELLE_jpg.jpg" title="Fig.10" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIG_-10-COPPELLE_jpg" alt="17-FIG_-10-COPPELLE_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIG_-10-COPPELLE_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-96" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-fig_-11-cohba_jpg.jpg" title="Fig.11" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-fig_-11-cohba_jpg" alt="17-fig_-11-cohba_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-fig_-11-cohba_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-97" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-fig_-12-grotto1_jpg.jpg" title="Fig.12" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-fig_-12-grotto1_jpg" alt="17-fig_-12-grotto1_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-fig_-12-grotto1_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-87" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FIGURA13_GIF.jpg" title="Fig.13" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FIGURA13_GIF" alt="17-FIGURA13_GIF" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FIGURA13_GIF.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-94" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/17-FOTO14_GIF.jpg" title="Fig.14" class="shutterset_set_12" >
								<img title="17-FOTO14_GIF" alt="17-FOTO14_GIF" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/the-mark-of-cassiopeia/thumbs/thumbs_17-FOTO14_GIF.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

INTRODUCTION</strong><em><br />
</em>Some years ago, while studying the morphology of Oscan and Celtic toponyms on the Caprione (Fig 1, in the background the snow-covered Apuane&#8221;s Alps), the most eastern promontory of the Liguria Riviera (Fig. 2) (Oscan etymology kaprum = scapegoat) we have discovered five holy megalithic (literal meaning = big stones) places, not reciprocally visible.</p>
<p>Using holism we performed geological analyses to demonstrate the presence of human work on creating these megalithic structures (E. Calzolari &amp; D. Gori, 1999) although these analyses cannot be used as a specific dating test they do show that there has been no recent anthropological action.</p>
<p>We have checked that the megalithic places are located near faults, fractures, dolines, and ancient water springs.<br />
While studying connections between geology and geobiology, we have laid out the five holy megalithic places in a Nautical Chart (I.I.M., 1995) and in some Regional Technical Maps (1:5 000) and used G.P.S. (Global Positioning System) coordinates to verify that they are located according to the Cassiopea Constellation (Fig. 3).</p>
<p>In Egyptian hieroglyphics, Cassiopeia&#8221;s constellation mark is a water symbol (Gimbutas M., 1990; Petrioli E., 1996) and geological analyses have put in evidence a large quantity of karst forms, referable to a lot of emerging sources that, in the past, gushed out on the Caprione.</p>
<p>The hypothesis of a large abundance of water has been confirmed by various paleoclimatic studies that show how the temperature of the water surface was, in the Tyrrhenian Sea, between 6 000 B.C. and 2 500 B.C., 2° &#8211; 3° C lower than in previous period (8 000 B.C. &#8211; 6 000 B.C.) .This provides for a cycle of cooler and damper summers, characterized by very abundant precipitations (Kallen N. et alii, 1997; Zonneveld Karin A.F., 1996).</p>
<p><span><strong>THE SHAMANIC INTERPRETATION</strong><br />
The first shamanism&#8221;s point is that the human spirits in the sky-constellation, that are called &#8221;generating-constellation&#8221;; after the life on the Earth, the human spirits return to those &#8221;generating-constellation&#8221;.<br />
During this voyage to return to the &#8221;generating-constellation&#8221;, the spirits are bird, butterfly or bee shaped; this fact is called &#8221;embodiment of the principle of Transformation&#8221; (Streep P., 1994).</span></p>
<p>In Asian populations (Mongolia) it&#8221;s still in force the religious belief that spirits, before becoming incarnate, are born near a constellation, to which they will return after death (Rappenglück M., 1998). The constellation of the Great Bear, among the Mongols, usually called the constellation of the Seven Old Men, was also invoked as a god of destiny (W. Heissig, 1969).</p>
<p>For the Buriati people this role is done by Pleiads (De Toffol D. &amp; Bellatalla D. , 1997; Kalweit H. , 1996) while for Egyptians this role was performed by Orion. For the Celtic people of the Iron age, Orion was the spirit generating constellation, while for the Sami population of Lapponia, Perseus and Cassiopeia formed the image of the sacred elk, a shamanic &#8211; totem archetype (Gaspani A. 1998).</p>
<p>The Australian tribe of Wotjoballuk used the Cruxconstellation (Di Cesare V., 1996) while the Maya used Saggitarius (Harris J.N., 1998).<br />
The Cassiopea Costellation evidently performed a similar function for the people of Caprione (Fig. 4 A today&#8221;s constellation at the beginning of the nautical twilight, in San Lorenzo site)</p>
<p><strong>SITE DESCRIPTION</strong><br />
<em>Site N. 1 CANAA GRANDA</em><br />
In this site there is a cylindrical phallic structure (Fig. 5), characterized from the presence on the summit of seven &#8221;cup-marks&#8221;, with that central greatest. The petrographic analysis (Chiari R.) has allowed to establish that this rock (Dolomia Saccaroide &#8211; Portovenere&#8221;s Unit) is made up by coarse-medium Dolomite (62-1 000 micron) from sub-euedral to sub-planar, with &#8221;saddle&#8221; crystals (up to cm ½) with displacive dedolomitization. These &#8221;cup-marks&#8221; would seem, at sight, karst microformes (natural origin) but the extraordinary circular symmetry of this system, not found in the surrounding rocks, leans for a natural-anthropic mixed form.</p>
<p><em>Site N. 2 SAN LORENZO</em><br />
In the San Lorenzo&#8221;s site, at summer solstice sunset, the sun light produces, through a Quadrilithon opening (Fig. 6), a &#8221;gilded butterfly&#8221; image (Fig. 7). The Quadrilithon is a Trilithon evolution (trilithon = three stones characterized by two vertical elements and a lintel, that in this structure is made as a lozenge) completed by a stone placed across the lower space between the upright stones. The bright phenomenon appeares from 20:15 (Az. 295.7° &#8211; El. 7.6° &#8211; GUIDE 7.0.) to 20:35 (Az. 299.1° &#8211; El. 4.4° &#8211; GUIDE 7.0.) Summer time.</p>
<p>The computerized elaboration of the sunset&#8221;s trajectory to the summer&#8221;s solstice (Fig. 8, chart generated with Guide 7.0 Star Chart and subsequently modified), applied to the geographical coordinates of San Lorenzo&#8221;s site; the red circles represent today&#8221;s summer solstice sunset&#8221;s trajectory while the yellow circles represent 5 000 B.C. (temporal reference to the terracotta figurine of Passo di Corvo, to see below) summer solstice sunset&#8221;s trajectory.<br />
The heights are perfectly compatible with forming some phenomenon, that happened with a small delay with respect to today&#8221;s (+ 5 minutes).</p>
<p>Marija Gimbutas had interpreted the &#8221;butterfly like the soul that transmigrates&#8221; toward the generating-constellation (Gimbutas M., 1990) and &#8221;holds that the butterfly is the embodiment of the principle of Transformation&#8221; (Streep P., 1994). The same meaning is recognized in the &#8221;Jahrbuch der Gesellschaft fur vergleichende Felsbildforschung -1985/1986&#8221; in which we may read: &#8221;Gegeneinander gestellte dreiecke konnen auch fur die wiedergeburt, hier an der sonnwendlinie fur auf und untergang des jahres empfunden werden&#8221; (two opposite triangles may also be known as rebirth sign, here for the alignments of the sun at the solstitial sunrise and sunset).</p>
<p>In the Grecian language the word Psyché means the human soul and in the Grecian Dionysian myth Psyché is represented as a girl with butterfly wings, which loves Love, symbolized by the Sun! The syncretism present in the Grecian language is proof of a more ancient tradition.</p>
<p><span>In Mexico they use to design a red butterfly on the back of the dead (Eve Ewing, personal communication in La Laguna, 1999) and in the Sonora Desert it is like &#8221;guardian angel&#8221;. The symbol of the butterfly is also presente in Chile, in the Mapuché people (Carlos Gonzalez Vargas, 1999). In South Italy the little white butterflies are considered the souls leaving Purgatory (Romeo Frigiola, personal communication, 1998).</span></p>
<p>For the Celtic people of Ireland and France the human souls were embodied in the butterflies (Cattabiani A., 1998).<br />
It&#8221;s interesting to notice like the symbols of the butterfly and the M of Cassiopea are also present in the most ancient runic alphabet, found on runes with literary function, known like Elder Futhark; the &#8221;M&#8221; of Cassiopea is represented by the rune Ehwaz (function of metaphysical transport and power) and the butterfly is represented by the rune Dagaz (the day, the light that returns after the darkness, here the rebirth) [Tarahill -&gt; v. risorse ].</p>
<p>The Cassiopea mark and the butterfly double-symbology is found in a &#8221;terracotta&#8221; figurine (cm 6,5 x 2; Fig. 9, from M. Gimbutas &#8211; 1990 ) recovered in Passo di Corvo (Foggia, Daunia, South-Italy) the greatest village of European Neolithic period (Tiné S., 1983).<br />
This statuette, dated 5 300 B.C. &#8211; 5 700 B.C., represents a female figure with half-open eyes, in an altered conscience condition (contemplation, ecstasy?). The afore-mentioned symbols are under both breasts. In this statuette in hieratic attitude (Tiné S., 1983) you can observe like nostrils are marked by two small holes, one of which preserves red pigment traces (Tiné S., 1983).</p>
<p>The before-mentioned author suspects that other parts have been coloured, but he doesn&#8221;t produce the consequent hypothesis, and the most coherent in this contest, that the red pits were the blood that came down from the shamanic woman&#8221;s nose while in a trance-like condition (Solomon A., 1997).<br />
An ulterior confirmation to this hypothesis can be deduced by the Cavillon Grotto&#8221;s Tomb excavations, near Grimaldi (Imperia &#8211; Ligurian Riviera) where a statuette has been recovered which is characterized by an ochre filled furrow (cm 18 long) that departed from the nose till the mouth (Leroi-Gourhan A.,1970). Professor Tiné notices butterflies and he recognizes like the statuette may represent a divinity, perhaps the Mother Goddess, or that it was consecrated to her, but he assimilates the zigzag marks to grass snakes (non poisonous).</p>
<p>In front of Caprione there are Apuane&#8221;s Alps, and in Mount Sagro (latin etym. sacrum = holy) there is a mark of Cassiopeia made by five cupellas near Vergheto village (Fig. 10) (etym.= verga, the shepperd staff).The geographic area in which the Caprione promontory and the Apuane&#8221;s Alps are, is called Lunigiana, after the ancient Roman town of Luni.<br />
This exceptional coincidence strengthens identities that Lunigiana and Daunia show either in toponomy research or in female statue-stele presence (Gimbutas M., 1990).</p>
<p><em>Site N. 3 BRANZI</em><br />
Next to the Campo de Già doline we have found a great ara (cm 320 long, cm 220 wide and cm 60 of thickness) lozenge shaped and broken in three parts; it&#8221;s above an inside hollow cylindrical shaped base (cm 80 of thickness) characterized by two symmetrical passer-by holes. This structure appears enigmatic in function and origin.<br />
The petrographic analysis (Chiari R.) has allowed us to establish that this structure is made up of:<br />
Ara&#8221;s Base: medium Dolomite (62-250 micron), euedral/sub-planar. Normal (meteoric) dedolomitization along the fractures and on pressolution paragenesis (Chlorite-quartz-Pirrotite) = Dolomia Saccaroide (Portovenere&#8221;s Unit).</p>
<p>Ara&#8221;s Table: coarse Dolomite (250-1 000 micron), euedral/planar, clear, luminescent. No dedolomitization.<br />
The Base is made up by Dolomia saccaroide (rock outcropping on the Caprione) while the Table litotype don&#8221;t have characteristics found in other promontory outcropping and probably it has an extra-Caprione origin.</p>
<p><em>Site N. 4 CATTAFOSSI</em><br />
This site is located on high ground and it&#8221;s circumscribed by a primitive stone wall (italian word &#8221;muretti a secco&#8221;); there are two probable accesses (both on the north side) the lower one is characterized by a ramp. The area is characterized by many terraces and by some transversal walls that seem to form zones destined for specific activities.</p>
<p><span>Inside this area there are two cobhan (Fig.11) (Celtic etymology = rounded and closed place) shaped buildings.</span></p>
<p><em>Site N. 5 COMBARA</em><br />
This site is located next to the splendid seafaring village of Tellaro.<br />
From inside Combara&#8221;s Grotto one can see the winter solstice&#8221;s sunset (azimuth 236°). (fig. 12)<br />
Besides the solstitial phenomenon, in another grotto it&#8221;s possible to observe the Gorgona island (Az. 182°).<br />
From outside the alignment between a gnomon and a particular rock points to Elba island (Az. 70°). (Fig. 13)</p>
<p><em>THE CAPRIONE&#8221;S ALIGNMENTS. </em><br />
The Caprione&#8221;s sacred places are pointed toward many azimuths (Fig. 14), so as to find the solstice and equinox horizon phenomenons and providing further sacred warrants, because &#8221;orientatio is a procedure used to discover megalithic places&#8221; (Eliade M., 1976); moreover &#8221;Social and ritual space of central European Neolitich societies was carefully ordered and often incorporated astronomical alignments&#8230; [which] demonstrate that solar and lunar positions on the horizon were of great importance in defining the location and alignments of important structuring principles which introduce order in sacred and ritual space&#8230;&#8221; (Iwaniszewski S., 1997).</p>
<p><strong>CONCLUSION</strong><br />
What could be the functional significance of having the five sites positioned in such a manner? A hypothesis was proposed during an international congress: &#8221;&#8230;ancient societies could get knowledge and control of their territory by means of some kind of a former geodetic network, conceived as some basic reference frame for orientation of travellers&#8230;.The zodiacal signs appear to be almost some kind of universal former alphabet&#8230;&#8221; (Gregori L. &amp; G., 1995).</p>
<p>We appreciate this hypothesis of constellations used as prehistorical geographic networks, but we think that a sacral approach was towards constellations preceded it. The key to comprehending this must be sought in the female figure; in constellations configuration Cassiopeia is represented as a sitting woman, with a branch in hand, which is a female creativity symbol.</p>
<p>The Cassiopea&#8221;s layout of the sites could be understood in terms of a shamanic journey, with reference to a matriarchal society, the course could have been used to promote the spiritual growth of the community. In confirmation of this hypothesis you may read the records of San Marino&#8221;s Meeting : &#8221;Starting from an ipnagogic condition (not very difficult to reach) it&#8221;s possible to carry out an O.B.E. (Out-of-Body-Experiences); beginning from a shamanic journey (the shamanism, found in many world regions, has been exercised for 2 000 or 3 000 years) it should be possible to find an Old Wise man and other archetypes in the unconscious located&#8221; (Ellison A. , 1998).<br />
Was the Cassiopeia&#8221;s course made by a shamanic O.B.E. or &#8230;. ?<br />
Fig. 14<br />
Segment Canaa Granda &#8211; San Lorenzo<br />
Az. 87° = Vergheto Site<br />
Az. 267° = Madonna Mount &#8211; Tramonti Menhir<br />
Segment San Lorenzo &#8211; Branzi &#8211; Combara<br />
Az. 172° = Capanne Mount (Elba Island)<br />
Az. 352° = Molinatico Mount (Northern Apennines)<br />
Segment Canaa Granda &#8211; Branzi &#8211; Cattafossi<br />
Az. 120° &#8211; Az. 300° = Winter solstice&#8221;s rise and Summer solstice&#8221;s sunset approximate direction<br />
Segment Cattafossi &#8211; Combara<br />
Az. 204° = Grosso Mount (Corsica Island)<br />
Az. 24° = Losanna Mount (Northern Apennines)</p>
<p>The principal sites that form Cassiopeia&#8221;s image are:<br />
1) Canaa Granda<br />
Epsilon Cassiopeiae (Segin)</p>
<p>2) San Lorenzo<br />
Delta Cassiopeiae (Ruchbah)</p>
<p>3) Branzi<br />
(Oscan etym.= bram = the phallic stone)<br />
Gamma Cassiopeiae (Tsih)</p>
<p>4) Cattafossi<br />
(Italic etym. = catzum = the phallic stone)<br />
Alpha Cassiopeiae (Schedar)</p>
<p>5) Combara<br />
(Celtic etym.= coombe = a valley encloused, except one side, by mountains)<br />
Beta Cassiopeiae (Caph)</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/the-mark-of-cassiopeia-constellation-on-the-promontory-of-caprione-lerici-liguria-northern-italy/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>FILITOSA: ALLINEAMENTO MEGALITICO EQUINOZIALE</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/filitosa-allineamento-megalitico-equinoziale/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/filitosa-allineamento-megalitico-equinoziale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Megalithism]]></category>
		<category><![CDATA[equinozio]]></category>
		<category><![CDATA[filitosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=72</guid>
		<description><![CDATA[Enrico Calzolari presenta in anteprima per Artepreistorica.it un suggestivo allineamento astronomico al tramonto equinoziale, formato da due megaliti di Filitosa in Corsica. Le belle immagini parlano chiaro e rivelano un sostrato cultuale corso ancora tutto da scoprire. Filitosa è anche sede di ritrovamento intenso di statue-menhir e statue-stele, rese note dagli studi del Grosjean, datate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Enrico Calzolari presenta in anteprima per Artepreistorica.it un suggestivo allineamento astronomico al tramonto equinoziale, formato da due megaliti di Filitosa in Corsica. Le belle immagini parlano chiaro e rivelano un sostrato cultuale corso ancora tutto da scoprire. Filitosa è anche sede di ritrovamento intenso di statue-menhir e statue-stele, rese note dagli studi del Grosjean, datate tra 2600 e 1000 a.C., quindi parzialmente contemporanee della cosiddetta civiltà Torreana, 1600-1000. <span id="more-72"></span></em></span><span>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-11-72">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.artepreistorica.com/2009/12/filitosa-allineamento-megalitico-equinoziale/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-79" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-1Megaliteoccidentale_jpg.jpg" title="1- Il monumento centrale, Filitosa (Corsica). Il 'monumento centrale', a fianco del quale è posto il megalite vulviforme, che ha rivelato quindi una posizione tipica da osservatorio. Da notare che statue-menhir intere e frammentate, recuperate durante gli scav,i sono state collocate all'esterno del monumento senza alcun legame astronomico." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-1Megaliteoccidentale_jpg" alt="38-1Megaliteoccidentale_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-1Megaliteoccidentale_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-80" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-2Megaliteulviforme_jpg.jpg" title="2- Megalite vulviforme, Filitosa (Corsica). Ponendosi al di là del megalite vulviforme, abbassandosi al livello più basso del costrutto, si può osservare il calare del sole, che va a collimare con la punta del grande megalite occidentale e con il crinale del monte. La fotografia è stata ripresa da occidente ed i crinali sullo sfondo sono il luogo dal quale sorge il sole equinoziale." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-2Megaliteulviforme_jpg" alt="38-2Megaliteulviforme_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-2Megaliteulviforme_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-81" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-3Tramontoequinoziale_jpg.jpg" title="3- Tramonto equinoziale, Filitosa (Corsica). Immagine delle perfetta collimazione fra il sole, il crinale del monte e la punta del grande megalite, visibile in secondo piano. Si noti la grande pregnanza simbolica fra il seggio vulviforme - immagine di nascita di vita - e il sole che scende per toccare la punta del grande megalite, sacralizzandone la portata semantica fallica." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-3Tramontoequinoziale_jpg" alt="38-3Tramontoequinoziale_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-3Tramontoequinoziale_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-82" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-4Cunadelvulviforme_jpg.jpg" title="4- La cuna del vulviforme, Filitosa (Corsica). La bussola, inserita nella 'cuna ' del megalite vulviforme, indica 267° e ciò ha fornito lo spunto per una ipotesi di lavoro di possibile allineamento equinoziale. Si noti come la carta magnetica indichi che in questa parte del territorio le anomalie magnetiche siano debolissime (da 0 Nano-Tesla a 50 Nano-Tesla, positive). Si noti l'utilizzo di 'cuna', termine di derivazione sanscrita, dal verbo ''çva-yami''." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-4Cunadelvulviforme_jpg" alt="38-4Cunadelvulviforme_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-4Cunadelvulviforme_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-83" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-5Monumeno entrale_jpg.jpg" title="5- Megalite occidentale Filitosa (Corsica). Il 'megalite occidentale', così come appare dal sito ove è posto il 'megalite vulviforme'. Si noti in alto, a sinistra, il piccolo corno ove il sole viene a combaciare al momento del tramonto equinoziale. Si noti come anche il profilo del monte combaci con esso." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-5Monumeno entrale_jpg" alt="38-5Monumeno entrale_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-5Monumeno entrale_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-84" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-6Lecasette_jpg.jpg" title="6- Le casette, Filitosa (Corsica). Dietro il grande 'megalite occidentale' si notano le costruzioni con camere, corridoi, diverticoli e cavità, chiamate in gergo 'le casette'. I camminamenti sono orientati secondo le direzioni dei punti cardinali (concetto del 'templum')." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-6Lecasette_jpg" alt="38-6Lecasette_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-6Lecasette_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 		
	<div id="ngg-image-85" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/38-7CastellieriCorsica Meridionale_jpg.jpg" title="7- Carta dei Castellieri della Corsica meridionale. Dalla disposizione dei castellari della Corsica Meridionale appare la sovrapposizione fra i siti di collocazione di questi monumenti e la linea delle grandi faglie presenti nel territorio." class="shutterset_set_11" >
								<img title="38-7CastellieriCorsica Meridionale_jpg" alt="38-7CastellieriCorsica Meridionale_jpg" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/filitosa-allineamento-megalitico/thumbs/thumbs_38-7CastellieriCorsica Meridionale_jpg.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

Ancorché molti considerino Filitosa un sito spento e deteriorato &#8211; invero è avvenuta una ricollocazione di statue-menhir con criteri di tipo urbanistico &#8211; è emerso un bellissimo allineamento al tramonto equinoziale, formato con due specifici elementi megalitici.</span></p>
<p>Dopo una prima osservazione effettuata in Luglio, in occasione del congresso internazionale “Environnement et Identité en Méditerranée” (Corte – 3/5 luglio 2002) e la convinzione maturata (ipotesi di lavoro) di trovarsi di fronte ad un caso di paleo-astronomia (cioè di astronomia antica, da collocarsi prima della conoscenza della scrittura e quindi del numero) sono state fatte due osservazioni nei giorni 22 e 23<br />
Settembre, le quali hanno confermato l’avverarsi di una perfetta collimazione al tramonto equinoziale fra i seguenti elementi:</p>
<p>1) la sky-line del sito, formata dal crinale del monte che appare sullo sfondo, dietro il quale il sole tramonta;</p>
<p>2) un grande megalite, che appare modellato nella sommità con un angolo appuntito, definito nelle pubblicazioni “monumento cultuale occidentale” (S XIX ed S XX) ; (Foto 1)</p>
<p>3) un megalite modellato a forma di vulva, ponendosi dietro al quale si può osservare  l’esatta<br />
collimazione, al momento del tramonto. (Foto 2-3-4)<br />
L’allineamento è godibile dalla parte centrale e preminente del sito di Filitosa, accanto a quello viene presentato nelle pubblicazioni come “monumento centrale”(SIX) (Foto 5) e che può ora definirsi un “osservatorio”.</p>
<p>L’orientazione si verifica anche nelle più tarde costruzioni murarie chiamate “le casette” (Foto 6), che presentano corridoi e diverticoli, orientati secondo il “templum”, cioè lo spazio suddiviso dalle direzioni dei punti cardinali.<br />
Ulteriori ipotesi di lavoro sulla presenza di paleoastronomia in Filitosa sono in attesa di verifica.</p>
<p>Si deve considerare che l’allineamento scoperto è da considerarsi immutato fin dalla preistoria, perché i punti equinoziali dell’orizzonte non sono assolutamente mutati. Ben diversa è la realtà dei punti sostiziali, per i quali occorre introdurre una correzione, dovuta al fatto che attualmente l’arco diurno è leggermente più chiuso (il sole sorge dopo e tramonta prima, rispetto a momenti della preistoria). Dalla differenza rilevata è quindi possibile datare &#8211; con la paleo-astronomia &#8211; un monumento megalitico che risulti orientato ad uno dei solstizi.</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/filitosa-allineamento-megalitico-equinoziale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

