<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Artepreistorica.com &#187; Metal Age</title>
	<atom:link href="http://www.artepreistorica.com/category/metal-age/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.artepreistorica.com</link>
	<description>Rock Art Resources</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Aug 2010 11:45:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>LA STELE DI LERICI</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal Age]]></category>
		<category><![CDATA[stele di lerici]]></category>
		<category><![CDATA[toscana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=78</guid>
		<description><![CDATA[Il ritrovamento della stele di Lerici è molto importante perché rappresenta una tipologia insolita di un armamento complesso, di derivazione Halstattiana ed anche etrusca. Ascrivibile al VI secolo a.C., dobbiamo ritenere anche che Lerici doveva essere un punto di incontro fra le tradizioni provenienti dall’Austria e dalla Toscana. Su questo conviene il grande studioso francese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Il ritrovamento della stele di Lerici è molto importante perché rappresenta una tipologia insolita di un armamento complesso, di derivazione Halstattiana ed anche etrusca. Ascrivibile al VI secolo a.C., dobbiamo ritenere anche che Lerici doveva essere un punto di incontro fra le tradizioni provenienti dall’Austria e dalla Toscana. Su questo conviene il grande studioso francese Fernand Braudel nel suo studio sui porti del Mediterraneo. Per Lerici poteva anche essere passata la conoscenza della scrittura in caratteri etruschi, che si ritrova nella stele di Novà di Zignago (Val di Vara) conservata attualmente nel Museo di Pegli.<span id="more-78"></span></em></span><span><strong>
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-13-78">


	
	<!-- Thumbnails -->
		
	<div id="ngg-image-100" class="ngg-gallery-thumbnail-box"  >
		<div class="ngg-gallery-thumbnail" >
			<a href="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/la-stele-di-lerici/16-stele-di-Lerici_gif.jpg" title="Stele di Lerici" class="shutterset_set_13" >
								<img title="16-stele-di-Lerici_gif" alt="16-stele-di-Lerici_gif" src="http://www.artepreistorica.com/wp-content/gallery/la-stele-di-lerici/thumbs/thumbs_16-stele-di-Lerici_gif.jpg" width="100" height="75" />
							</a>
		</div>
	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
 	<div class='ngg-clear'></div>
 	
</div>

Il ritrovamento</strong><br />
Nell&#8221;estate del 1992 il lericino Francesco Ginocchio (dell&#8221;antica famiglia dei Zenochjis) scopriva nella parte di rimpetto del proprio pozzo di famiglia (due famiglie attingevano acqua nello stesso pozzo da due opposte finestre aperte nella cupola di protezione) una stele scolpita in arenaria, raffigurante un guerriero con una grande spada munita di fodero, elmo, due giavellotti, uno scudo rotondo e schinieri (o paragambe). L&#8221;autore dell&#8221;opera fu certamente un artigiano locale, così come locale doveva essere la materia prima, affiorante presso il Castello.<br />
Ciò rende credibile un racconto di qualche anno fa, secondo cui qualcuno al Poggio avrebbe trovato una stele, non creduta tale e reimmersa in una fondazione.<br />
Il ritrovamento delle stele è molto importante perché presenta una tipologia insolita di un armamento complesso, di derivazione Halstattiana (elmo a calotta, spada con manico ad antenne ricurve e fodero, due giavellotti) ed anche etrusca (piccolo scudo rotondo e schinieri).<br />
Gli studiosi che hanno esaminato la stele concordano nel ritenerla ascrivibile al VI secolo a.C.; ciò sta a significare che a Lerici viveva una aristocrazia guerriera capace di utilizzare quanto di meglio la tecnica costruttiva poteva offrire, sia nelle armi da offesa sia nelle dotazioni di difesa.</span></p>
<p><strong>Rilettura della storia di Lerici.</strong><br />
Lerici doveva essere quindi un punto di incontro fra le tradizioni provenienti dall&#8221;Austria e dalla Toscana e poteva quindi essere stato un mercato di scambio di tali prodotti, sia attraverso vie terrestri sia attraverso vie marittime. Su questo conviene il grande studioso francese Fernand Braudel nel suo studio sui porti del Mediterraneo.<br />
Per Lerici poteva anche essere passata la conoscenza della scrittura in caratteri etruschi, che si ritrova nella stele di Novà di Zignago (Val di Vara) conservata attualmente nel Museo di Pegli, la prima statua stele ad essere ritrovata nel 1827 nella Valle del torrente Casserola (probabile etimologia italica da catzum + ara + Hola cioè luogo di culti della procreazione dedicati alla divinità osco-umbra Hola).<br />
La presenza di una simile stele in Lerici garantisce la vitalità di un gruppo ligure in Val di Magra anche quando molti gruppi liguri erano stati ormai estromessi dai loro territori, come a Chiavari ed a Massarosa.</p>
<p>Le armi di tipo Halstatt ci garantiscono influenze commerciali attraverso quella che è l&#8221;attuale &#8221;via del Brennero&#8221;, mentre lo scudo etrusco ci informa di influenze provenienti dalla pianura pisana.<br />
Riappare, decisamente rafforzata, l&#8221;ipotesi di Lerici come approdo protostorico e preistorico. Ciò viene dedotto sia dalla presenza di un promontorio che difendeva la spiaggia dalla traversia e sia dalla presenza di acqua dolce sulla spiaggia. Si noti come la presenza di una &#8221;aiguade&#8221;, cioè il luogo ove si poteva atterrare con le scialuppe per riempire i barili di acqua dolce, fosse riportato nelle carte di bordo sia della marineria francese sia della marineria inglese dei secoli XVIII e XIX.</p>
<p>Riappare credibile la famosa identificazione delle &#8221;Stazioni Ericine&#8221;, cioè il luogo di rimessaggio invernale delle navi nel golfo, di cui scrive il Falconi:<br />
S.C. LUNAE HETRUSCAE INCOLIS INQUILINISQ. POP. ROM. AMICITIAM B. M. A MARI AD ALPES AD MONTES LIGURUM AD FLUMEN APUAN. AGROS IMMU. COLERE VECTIGAL A VIATORIBUS EXIGERE PORTUS ERICINASQUE STATIONES HYEM. TENERE CONCESS. C. MENE. P. SEST. CONSS.<br />
Secondo Ippolito Landinelli questa lapide era conservata a Luni, quindi passò nel Palazzo Mascardi di Sarzana, mentre un&#8221;altra copia era conservata a Roma nel Palazzo del Cardinale Montepulciano, in Via Giulia.<br />
Prima di passare in mano ai Romani l&#8221;approdo dovrebbe essere passato in mano agli Etruschi, che, dopo aver fondato Genova, per riassestarsi dopo la sconfitta nella battaglia di Alalia (540 a.C.) non potevano tralasciare un &#8221;sorgitore&#8221; così favorevole come Lerici, nella rotta dalla Toscana verso Genova.</p>
<p><strong>La questione della Luni etrusca</strong><br />
Appare strana la posizione della cultura ufficiale &#8221;locale&#8221; che nega la fase della presenza etrusca a Luni ed in Lunigiana.<br />
La toponomastica ci garantisce del contrario, perché ci mostra la distribuzione della radice etrusca antion = confine, proprio ai confini della Lunigiana: Anzio di Framura, Antessio di Val di Vara, Antena di Val di Magra, nonché risolve i toponimi Zeri = giri rituali, sacrifici, Turano (Avenza e Fivizzano) da Turan = Venere etrusca e Velva = Voltumna, altra importante divinità etrusca (Val di Vara).</p>
<p><span>Ancora più probante appare il toponimo etrusco Pentema = cippo di confine, che è toponimo storico di Romito Magra, oltre che essere presente sopra a Genova, sul Monte Antola (si noti anche qui la concordanza della presenza delle due radici etrusche che significano confine e cippo di confine).<br />
Volendo tralasciare l&#8221;apporto della toponomastica non si potrà però non tenere di conto delle fonti, in particolare di quanto scritto da Tito Livio nella &#8221;Storia di Roma&#8221;, secondo cui l&#8221;ager lunensis Etruscorum antequam Ligurum fuerat (XLI, 13). Anche il Periplo del Pseudo-Scilace ce ne da conferma:<br />
&#8221;La navigazione lungo questo territorio dal fiume Rodano fino ad &#8221;Antion&#8221; dura quattro giorni e quattro notti…Dopo Antion abita la gente dei Tirreni fino alla città di Roma&#8221;.</span></p>
<p>Premesso che i Greci chiamavano Tyrrenòi gli Etruschi, è possibile ricostruire le suddette quattro giornate di navigazione fino all&#8221;estremo levante, presupponendo una navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, lungo il parallelo, utilizzando come dromoni (voce greca per segnali ove dirigere la prua) le cime delle Alpi Apuane.<br />
Le tratte di navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, seguendo la costa, quindi, in altura fino ad Antion (Framura). Con una successiva giornata di navigazione si raggiungeva Capo Corso. I ritrovamenti archeologici confermano l&#8221;influsso etrusco nella costa fra Arno, Serchio e Magra e all&#8221;interno nelle valli dell&#8221;Enza e del Secchia. Lo stesso Pseudo-Scilace, dopo questi ritrovamenti, appare credibile quando afferma che in tre giorni si andava da Pisa a Spina (alle foci del Po).<br />
E&#8221; sperabile che emerga la verità su questa questione, con qualche prossimo ritrovamento, che, tenendo conto dell&#8221;apporto degli inerti trasportati dal Magra (che sottraggono al mare circa un metro all&#8221;anno) dovrebbe avvenire nella zona di Ortonovo-Castelnuovo a circa due chilometri e mezzo dall&#8221;attuale linea di costa.<br />
Ciò in ragione della legge di Ferrel, per cui l&#8221;acqua viene sempre sospinta, per effetto della rotazione terrestre, verso il promontorio del Caprione.</p>
<p>Articoli | Redazione | E-book</p>
<p>E. Calzolari: Stele Lerici</p>
<p>La questione della Luni etrusca<br />
Appare strana la posizione della cultura ufficiale &#8221;locale&#8221; che nega la fase della presenza etrusca a Luni ed in Lunigiana.<br />
La toponomastica ci garantisce del contrario, perché ci mostra la distribuzione della radice etrusca antion = confine, proprio ai confini della Lunigiana: Anzio di Framura, Antessio di Val di Vara, Antena di Val di Magra, nonché risolve i toponimi Zeri = giri rituali, sacrifici, Turano (Avenza e Fivizzano) da Turan = Venere etrusca e Velva = Voltumna, altra importante divinità etrusca (Val di Vara).<br />
Ancora più probante appare il toponimo etrusco Pentema = cippo di confine, che è toponimo storico di Romito Magra, oltre che essere presente sopra a Genova, sul Monte Antola (si noti anche qui la concordanza della presenza delle due radici etrusche che significano confine e cippo di confine).<br />
Volendo tralasciare l&#8221;apporto della toponomastica non si potrà però non tenere di conto delle fonti, in particolare di quanto scritto da Tito Livio nella &#8221;Storia di Roma&#8221;, secondo cui l&#8221;ager lunensis Etruscorum antequam Ligurum fuerat (XLI, 13). Anche il Periplo del Pseudo-Scilace ce ne da conferma:<br />
&#8221;La navigazione lungo questo territorio dal fiume Rodano fino ad &#8221;Antion&#8221; dura quattro giorni e quattro notti…Dopo Antion abita la gente dei Tirreni fino alla città di Roma&#8221;.</p>
<p>Premesso che i Greci chiamavano Tyrrenòi gli Etruschi, è possibile ricostruire le suddette quattro giornate di navigazione fino all&#8221;estremo levante, presupponendo una navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, lungo il parallelo, utilizzando come dromoni (voce greca per segnali ove dirigere la prua) le cime delle Alpi Apuane.<br />
Le tratte di navigazione di altura dall&#8221;ultimo approdo di Noli, seguendo la costa, quindi, in altura fino ad Antion (Framura). Con una successiva giornata di navigazione si raggiungeva Capo Corso. I ritrovamenti archeologici confermano l&#8221;influsso etrusco nella costa fra Arno, Serchio e Magra e all&#8221;interno nelle valli dell&#8221;Enza e del Secchia. Lo stesso Pseudo-Scilace, dopo questi ritrovamenti, appare credibile quando afferma che in tre giorni si andava da Pisa a Spina (alle foci del Po).<br />
E&#8221; sperabile che emerga la verità su questa questione, con qualche prossimo ritrovamento, che, tenendo conto dell&#8221;apporto degli inerti trasportati dal Magra (che sottraggono al mare circa un metro all&#8221;anno) dovrebbe avvenire nella zona di Ortonovo-Castelnuovo a circa due chilometri e mezzo dall&#8221;attuale linea di costa.</p>
<p><span>Ciò in ragione della legge di Ferrel, per cui l&#8221;acqua viene sempre sospinta, per effetto della rotazione terrestre, verso il promontorio del Caprione.</span></p>
<p><strong>La questione del Toponimo Lerici</strong><br />
Il ritrovamento di un reperto così importante, attribuito al VI secolo a.C., fa apparire non più credibile l&#8221;etimologia latina di Lerici da ilex e rende giustizia all&#8221;intuizione di Giacomo devoto per cui il nostro toponimo appare derivante dalla voce celto-iberica eruk, che pur significando egualmente l&#8221;albero sacro del leccio, ne nobilita l&#8221;origine in tempi più appropriati per la considerazione di siffatta sacralità.<br />
Diviene ancora più credibile l&#8221;attribuzione della stessa radice al toponimo Erice di Sicilia, finora negato dalla cultura ufficiale, nonostante che Ellanico da Mitilene, nel VI secolo a.C. scrivesse che gli Elimi vennero tre generazioni prima della guerra di Troia dalla Liguria alla Sicilia.</p>
<p><strong>La stele</strong><br />
La stele, dopo il restauro, è ritornata a Lerici, ma non più in Caposanto (toponimo di derivazione pisana, dal cimitero in cui era stata portata la terra di Terra santa) ma alle Catene, nella Villa Balbi-Monti, ove è visitabile dietro richiesta da farsi alla proprietaria ed alla Soprintendenza Archeologica di Genova.</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/la-stele-di-lerici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SIGNIFICATIVITA&#8217; DELLE STATUE-STELE DI VALLE DELLA STOLA</title>
		<link>http://www.artepreistorica.com/2009/12/significativita-delle-statue-stele-di-valle-della-stola/</link>
		<comments>http://www.artepreistorica.com/2009/12/significativita-delle-statue-stele-di-valle-della-stola/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 10:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico-Calzolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal Age]]></category>
		<category><![CDATA[tavole di gubbio]]></category>
		<category><![CDATA[toponimi]]></category>
		<category><![CDATA[valle della stola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artepreistorica.com/?p=76</guid>
		<description><![CDATA[Una serie di toponimi esalta il ritrovamento di due statue-stele all’inizio della Valle della Stola e permette di riformulare l&#8217;ipotesi che le statue-stele potessero essere rappresentazioni della divinità Torza = &#8216;colei che atterrisce i nemici&#8217; e fossero state poste in prossimità di un&#8217;area sacra, a protezione dei confini, affinché gruppi umani aventi un altro genere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Una serie di toponimi esalta il ritrovamento di due statue-stele all’inizio della Valle della Stola e permette di riformulare l&#8217;ipotesi che le statue-stele potessero essere rappresentazioni della divinità Torza = &#8216;colei che atterrisce i nemici&#8217; e fossero state poste in prossimità di un&#8217;area sacra, a protezione dei confini, affinché gruppi umani aventi un altro genere di religiosità non si introducessero all&#8217;interno dello spazio sacro. A sostegno di questa interpretazione sta il passo delle Tavole di Gubbio in cui appare la figura del kvestur cioè di colui che è incaricato di allontanare dalle cerimonie Iapigi, Peuceti e Tusci (gli Etruschi) perché avrebbero rotto l&#8217;unitarietà e la potenza del rito.<span id="more-76"></span></em></span>Il ritrovamento di due statue-stele femminili a Groppoli di Mulazzo è avvenuto all&#8221;inizio della valle che è percorsa dal torrente Geriola ed è chiamata Valle della Stola. Mentre il toponimo Geriola è di semplice derivazione idro-geologica (la ghiara = gèra in dialetto lombardo) si ha una elevata significatività sacra nel toponimo Valle della Stola, essendo la  il simbolo del doppio potere, sulla terra e nel cielo.<br />
Oltre che nelle rappresentazioni dei sacerdoti di Iside, dei suonatori di flauto nelle feste di Minerva, la stola appare nei bronzetti nuragici esposti nel Museo di Cagliari, ove l&#8221;officiante offre la torta votiva a forma rotonda (come il nostro testarolo, pastella rotonda fatta con uno stampo chiamato testo.Varrone scriveva infatti &#8221;quod in testu calido coquebatur&#8221;). In Lunigiana questo toponimo non è solo, perché sulla sinistra idraulica del Magra si rinviene Monte della Stola.</p>
<p>Osservando l&#8221;altura che sovrasta direttamente il punto del ritrovamento (presso la cabina ENEL) si nota il toponimo Arsio, che è chiaramente omofono alla radice arsie delle Tavole di Gubbio, che significa il sacro, il bruciare sacrifici Colpisce peraltro il ritrovare nelle vicinanze il torrente Mangiola, che trova corrispondenza in Val di Vara nel toponimo Mangia, e che richiama il mangiare le carni offerte alle divinità pagane, in particolare Hola e Torza delle Tavole di Gubbio. Analogo significato assume il toponimo Carnea di Bastremoli. Stupisce ancora trovare nelle vicinanze il torrente Osca, che denota una radice etnica, legata ovviamente agli Osci.</p>
<p>Tutta questa dovizie di toponimi viene esaltata dal ritrovamento delle due statue-stele e permette di riformulare l&#8221;ipotesi che le statue-stele potessero essere rappresentazioni della divinità Torza = &#8221;colei che atterrisce i nemici&#8221; e fossero state poste in prossimità di un&#8221;area sacra, a protezione dei confini, affinché gruppi umani aventi un altro genere di religiosità non si introducessero all&#8221;interno dello spazio sacro, modificandone le frequenze vibratorie. A sostegno di questa interpretazione sta il passo delle Tavole di Gubbio in cui appare la figura del kvestur cioè di colui che è incaricato di allontanare dalle cerimonie Iapigi, Peuceti e Tusci (gli Etruschi) perché avrebbero rotto l&#8221;unitarietà e la potenza del rito. Dalla funzione del kvestur è derivato il termine latino questor ed il termine italiano &#8221;questore&#8221;, che mantiene funzioni simili.. Una ipotesi dello stessa natura semantica è stata già espressa, in forma più elementare, dallo studioso francese J. Arnal il quale aveva ipotizzato che le statue-stele fossero poste a protezione dei territori di caccia, perché non venissero oltrepassati.</p>
<p>Una pratica analoga di protezione della sacralità dei confini mediante betili e stele era in uso fra gli Etruschi. Il toponimo Pentema che si rinviene ancora oggi in Arcola, documentato già nelle antiche carte catastali relative alla sponda del fiume Magra, sta infatti a significare &#8221;cippo di confine&#8221; e l&#8221;etimologia deriva dal fatto che vi fosse rappresentata una mano con le cinque dita (quasi a ripetizione del gesto con cui ancora oggi il vigile urbano blocca il traffico).</p>
<p><strong>LE STATUE STELE NON SONO:</strong><br />
a) monumenti funerari a ricordo della sepoltura del rix o di altro grande personaggio;<br />
b) monumenti alla sessualità femminile per far restare attratto da esse il grande personaggio e così impedire che questi si risvegli dalla tomba e spodesti e uccida il nuovo capo (Formentini R.- Museo Civico della Spezia);</p>
<p><strong>PERCHE&#8221;</strong><br />
Finora non è stata trovata nessuna statua-stele presso sepolture.<br />
<strong>LE STATUE-STELE POTREBBERO ESSERE:</strong><br />
a) divinità protettrici del territorio di caccia (tesi dello studioso francese J.Arnal);<br />
b) divinità protettrici del territorio delle tribù osco-umbre che abitavano la Lunigiana,<br />
ipotesi inedita che noi proponiamo:</p>
<p><strong>PERCHE&#8221;</strong><br />
a) nella storiografia osco-umbra esiste l&#8221;importante documento delle Tavole di Gubbio;<br />
b) nelle Tavole di Gubbio è menzionata la divinità &#8221;Torza&#8221; indicata come &#8221;colei che atterrisce i nemici&#8221; (G. Devoto &#8211; G. Maruotti &#8211; A. Ancillotti);<br />
c) in Lunigiana esistono i toponimi Torza (Val di Vara) e Torsana (Val di Magra) che attestano la derivazione etimologica dalla suddetta divinità (G.Maruotti);</p>
<p>d) per &#8221;atterrire i nemici&#8221; sarebbe stata usata la tecnica di frequenziazione vibrazionale, ottenuta dalla capacità sciamanica di utilizzare le frequenze del territorio, dovute a particolarità geologiche (linee d&#8221;acqua superficiali o sotterranee, faglie, fratture, doline, strati inclinati, presenza di filoni minerari ecc.<span>) come frequenza portante;<br />
e) la frequenza portante del territorio verrebbe modulata per ottenere un effetto simile a quello che si può osservare nelle cattedrali gotiche (o il terror mortis o la suavissima quies);<br />
f) la prova che nell&#8221;antichità fosse possibile ottenere effetti di trasmissioni di frequenze al di sopra del terreno e al di sotto del terreno è presente nella iconografia di &lt;çatal hüyük&gt; (Turchia &#8211; 5 800 a.C.) (fig. 57 pag. 90 del volume di A. Baring &amp; J. Cashford);<br />
g) nelle Tavole di Gubbio si citano proprio due divinità contrapposte (Hola e Torza) una adorata sotto l&#8221;altare (persondrom sub ereçlo Holi) ed una adorata sopra l&#8221;altare (persondrom super-ereçlom Torsae ). In questa doppia iconografia si potrebbe riscontrare la doppia esistenza di forze magico sacrali, una che scorre in superficie ed una che scorre sotterranea, così come chiaramente indicato nell&#8221;iconografia di &lt;çatal hüyük&gt;.</span></p>
<p><strong>STUDIO DI SITI OVE SONO STATE TROVATE STATUE STELE</strong><br />
Area di Minucciano<br />
L&#8221;importanza dello studio dei siti ove sono state trovate statue-stele diviene meglio nota dopo aver capito la portata epistemologica dell&#8221;immagine proveniente da &lt;çatal hüyük&gt;.<br />
Il flusso di energia elettromagnetica proveniente da particolari valenze geologiche del terreno (nella fattispecie si tratta di una master fault) è rilevabile in modo netto nel sito del Santuario della Madonna del Soccorso di Minucciano, ove sono state rinvenute tre statue stele in un&#8221;area di meno di venti metri di raggio.</p>
<p>Le tre statue stele sono state poste nel Museo del Castello del Piagnaro di Pontremoli, mentre nel sito sono stati posti tre calchi.<br />
L&#8221;area è antistante il santuario e ciò fornisce un esempio della &#8221;continuità del sacro&#8221;<br />
fra preistoria/protostoria e Cristianesimo. E&#8221; storicamente interessante rilevare che l&#8221;edificio fu inzialmente costruito come eremo già nel secolo XV e come ancora oggi vi viva una piccola comunità di eremiti di entrambi i sessi.</p>
<p>Il sito è un crinale posto a cavallo fra due valli, immerso nel castagneto, e ciò fornisce una ulteriore casistica sul fenomeno che le statue-stele vengono rinvenute sempre in aree a castagneto (il maggior numero è stato infatti trovato nella Selva di Filetto, splendido castagneto pedemontano ove campeggia un grande menhir, corredato di una fila di nove coppelle (nove è numero sacro della preistoria).<br />
Poiché con la palinologia (studio dei pollini fossili) è stato dimostrato che il castagno era presente nell&#8221;Italia Centro-Settentrionale già nel periodo &#8221;Atlantico&#8221; (10 000 a.C.- analisi di reperti della Versilia, della Val di Vara e del Casentino) è probabile che già allora ne venisse utilizzato il frutto.</p>
<p>Sta in ciò una delle ragioni per &#8221;atterrire i nemici&#8221; e impedire il passaggio e l&#8221;accesso in certe aree? Nell&#8221;area del Santuario di Minucciano, oltre alle valenze geologiche (energie di faglia) si ha un luogo particolarmente panoramico, perché sovrastato dalla mole del Monte Pisanino, il più alto delle Alpi Apuane (m 1946 s.l.m.) in inverno spesso ammantato di neve. Sul crinale che forma la sky-line sottostante la guglia del monte si staglia la torre di Minucciano, paese che è già in provincia di Lucca, anche se appartiene allo spartiaque dell&#8221;Aulella, affluente della sinistra idraulica del fiume Magra.</p>
<p>(ENRICO CALZOLARI)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artepreistorica.com/2009/12/significativita-delle-statue-stele-di-valle-della-stola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
