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Bronze Age

IL DISCO DI SANGERHAUSEN (GERMANIA) LA PIU ANTICA RAPPRESENTAZIONE DEL CIELO DELL´ANTICHITÀ EUROPEA?

Il disco di Sangerhausen, detto anche “disco di Nebra”, potrebbe essere la piu´ antica mappa stellare conosciuta. Gli studi hanno evidenziato che la collina di Mittelberg, il luogo di rinvenimento, e´ archeoastronomicamente interessante. Forse un antico osservatorio solare. Il disco era posto, entro una buca, posta pressoche´ al centro dell´antica struttura fortificata. Contiene le immagini del Sole, della Luna e delle stelle, cioe´ di tutto cio´ che era facilmente visibile ad occhio nudo nel cielo, ma anche un raggruppamento di 7 stelle che potrebbe corrispondere alle Pleiadi. In questo articolo vengono avanzate alcune ipotesi interpretative che implicano sia due differenti momenti istoriativi della stora del disco, che due particolari eventi cosmici rilevanti dell’età del Bronzo e dell’età del Ferro.

Molte sono le rappresentazioni del cielo che sono state prodotte dalle culture antiche che si sono succedute sul pianeta: dagli Egizi, agli Assiri, alle culture della valle dell´Indo, solo per citarne alcune. Sul territorio europeo, nonostante esistano grandi evidenze che tra le popolazioni ivi stanziate durante il Neolitico, l´Eneolitico, l´Eta´ del Bronzo e del Ferro, fossero diffuse ben precise nozioni di Astronomia, queste evidenze sono derivate soprattutto dallo studio archeoastronomico di siti importanti quali Stonehenge in Inghilterra, Callanish in Scozia, Carnac in Bretagna, oltre che di una grande quantita´ di siti megalitici, sparsi lungo tutta la costa atlantica e mediterranea dell´Europa, e nelle isole, in cui gli studiosi hanno messo in evidenza l´esistenza di ben precise linee astronomicamente orientate.

Di fatto, pero´ queste sono tutte evidenze indirette basate sulla verifica di congetture, nel senso che la ricerca di allineamenti stronomicamente significativi presenti nei siti megalitici soffre del problema che questa ricerca si basa sul prerequisito di sapere in anticipo dove si vuole
arrivare. Facciamo un esempio: se in un sito e´ possibile rilevare l´esistenza di una fila di monoliti orientata verso una sella tra due montagne visibili all´orizzonte e i calcoli ci dicono che una volta ogni 18.61 anni in quella sella sorgeva la Luna in un giorno di lunistizio, allora non e´ assolutamente automatico accettare che esista un legame culturale tra la linea di pietre e la Luna oppure, di riflesso, tra la cultura che allineo´ le pietre e la Luna, o con un culto legato ad essa.

Appare chiaro che l´Archeoastronomia richiede sempre di piu´ lo studio di reperti oggettivi, anche se di difficile interpretazione, piu´ che un processo di verifica di ipotesi. Comunque spesso queste linee di monoliti sono tutto cio´ che abbiamo a disposizione e, fino a prova contraria, per capirci qualcosa e´ necessario formulare qualche ipotesi e tentare oggettivamente di dimostrarla. Lo stesso e´ accaduto nel caso delle necropoli nelle quali le strutture megalitiche, quali i dolmen e i tholos, ad esempio, mostrano orientazioni astronomicamente significative.

Le tombe appartenenti alle necropoli dell´eta´ del Bronzo e del Ferro risultano allineate verso punti particolari dell´orizzonte naturale locale dove erano visibili le levate e i tramonti degli oggetti celesti piu´ importanti. I bersagli degli allineamenti erano principalmente i punti di levata del Sole ai solstizi e della Luna ai lunistizi, ma esistono anche numerosi allineamenti stellari, diretti cioe´ verso i punti di levata delle stelle piu´ brillanti all´orizzonte naturale locale rappresentato dal profilo del paesaggio visibile in quei luoghi.Generalmente risultano molto frequenti gli allineamenti diretti verso i punti di levata e di tramonto delle stelle della costellazione di Orione e verso quelli interessati dalla levata o dal tramonto del piccolo asterismo delle Pleiadi.

Durante l´Eta´ del Ferro la situazione diventa piu´ interessante in quanto nel periodo in cui, sul territorio europeo, si sviluppo´ la cultura celtica, prevalgono allineamenti stellari diretti verso i punti di levata eliaca delle stelle di maggior luminosita´, oltre che, in particolare, le stelle
Antares, Aldebaran, Sirio e Capella, le quali rappresentavano degli utili indicatori per la definizione delle date delle feste principali dei Celti. Queste stelle regolavano la divisione dell´anno agricolo e rituale in due periodi, quello estivo e quello invernale che erano scanditi, rispettivamente, dalle feste di Trinvxtion Samoni Sindivos (Samhain in ambito irlandese) regolata dalla levata eliaca di Antares e Beltane, regolata dalla levata eliaca di Aldebaran.

Il disco di Sangerhausen (o anche “disco di Nebra” dalla cittadina, nella regione di Sassonia-Anhalt, presso cui e’ posto il villaggio di Sangerhausen) e´ cosi´ chiamato appunto dal luogo in cui fu rinvenuto nel 1999, in un bosco posto sull´altura del Mittelberg, a 252 metri di quota, nella foresta dello Ziegelroda, a 180 km a sud-ovest di Berlino. Il ritrovamento avvenne in seguito ad uno scavo clandestino eseguito illegalmente da persone definite “cacciatori di tesori” i quali ricavano denaro rivendendo illegalmente i reperti archeologici ai collezionisti privati; insieme al disco furono rinvenute 2 spade, e 2 asce.


Durante la fase di scavo clandestino il reperto subi´ alcuni danni che pero´ non ne hanno pregiudicato lo stato di conservazione generale e non hanno diminuito la quantita´ di informazione codificata nelle configurazioni presenti su di esso.

Il reperto fu rivenduto piu´ volte dai trafficanti di materiale archeologico finche´ nel 2001 una brillante operazione della polizia svizzera ha consentito il recupero dell´oggetto e l´arresto dei responsabili del traffico illegale; attualmente il disco e´ conservato al museo archeologico di Halle in Germania. Il reperto e´ un disco in bronzo del diametro di 32 centimetri e dal peso di 2 chilogrammi su cui sono riportate, in lamina d´oro, le probabili figure del Sole, della falce lunare e un insieme di 32 piccoli dischetti che potrebbero rappresentare le stelle.
Di questi 32 dischetti aurei, 29 sono ben visibili, mentre i restanti si sono staccati, lasciando pero´ una traccia evidente sulla superficie del disco di bronzo.

La collocazione cronologica del reperto e´ stata fissata al 1600 a.C. circa, quindi in piena eta´ del Bronzo e se la datazione e´ corretta, il disco di Sangerhauser potrebbe essere considerato la piu´ antica mappa stellare
conosciuta anche se la configurazione presente sul reperto ci puo´ autorizzare solamente a dire che cio´ che e´ riportato e´ in realta´ solamente una serie di figure tratte da una non precisata simbologia cosmogonica diffusa tra una popolazione locale.
La collocazione cronologica del disco e´ pero´ piuttosto difficile in quanto il suo rinvenimento non avvenne durante uno scavo stratigrafico condotto con rigore archeologico, ma fu scavato in fretta e di nascosto, quindi e´ andata
perduta qualsiasi informazione relativa al contesto protostorico e culturale associato al reperto.

Nonostante questo e’ stato possibile appurare che, in origine, il disco fu sepolto con molta cura ed in posizione orizzontale, anche se le ragioni del seppellimento ci rimangono completamente sconosciute.
A causa del dissotterrqmento in seguito ad uno scavo clandestino, non sara’ mai possibile, sapere quale fosse l’orientazione del disco rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.
La collina del Mittelberg ospita un sito fortificato attivo dall´eta´ del Rame in poi, fino all´epoca medioevale, quindi non si sa a che profondita´ fosse posto il disco e entro quale contesto culturale e cronologico.

Il sito fortificato e’ composto da muro circolare composti da pietre a secco strutturato a forma di anello con un diametro pari a 200 metri.
La collina di Mittelberg, e´ un luogo rcheoastronomicamente interessante in quanto dalla sua cima, dove e´ posto il sito fortificato, e´ possibile osservare il Sole che tramonta dietro il Brocken, la montagna piu´ elevata posta nella Germania settentrionale (1142 metri s.l.m.), nel gruppo dello Harz, ubicata ad 85 Km in direzione nord-ovest, presso la cittadina di Wernungerode, nel giorno del solstizio d´estate cioe´ quando la declinazione del centro del disco del Sole raggiunge un valore pari a: (delta) = +(epsilon), dove (epsilon) e´ l´angolo di obliquita´ dell´eclittica; nel 1600 a.C. pari a 23.8972 gradi.

Esiste anche un´altra direzione astronomicamente gnificativa ed e´ relativa al tramonto del Sole dietro l´altura del Kulpenberg, la collina di maggior elevazione del Kyffauser, nel giorno 1 Maggio, ma questa linea risulta essere probabilmente del tutto casuale.
L´altezza angolare apparente del Brocken rispetto l´orizzonte astronomico locale, osservato dal Mittelberg, raggiunge gli 0.8 gradi, circa 1.5 volte il diametro apparente del disco del Sole e quello della Luna e la montagna e´ ben visibile, dal Mittelberg, durante le giornate limpide, mentre la sua estensione angolare orizzontale e’ pari a 2.7 gradi.

I calcoli astronomici mostrano che la posizione del punto di tramonto del Sole al solstizio d´estate, all´orizzonte astronomico locale osservato dalla collina del Mittelberg varia di circa 1 grado in 4000 anni, per effetto della lenta variazione periodica dell´inclinazione dell´asse di rotazione della Terra rispetto alla normale al piano dell´eclittica, di conseguenza il tramonto solare solstiziale estivo dietro il Brocken e´ un fenomeno che e´ rimasto visibile per lungo tempo nell´antichita´ e, di fatto, lo e´ ancora attualmente.

La probabilita’ che il tramonto solstiziale estivo dietro il Brocken sia fortuito risulta essere 1 su 133 quindi con un livello di probabilita’ pari al 99.25% il fenomeno non e’ casuale.

E’ pero’ evidente che nessuna delle due alture, il Mittelberg e il Brocken potevano essere spostate da mano umana, quindi la non casualita’ della linea solstiziale estiva va intesa come la scelta deliberata del Mittelberg quale possibile osservatorio solare attivo durante l’eta’ del Bronzo, da
parte delle comunita’ stanziate nella zona di Sangerhausen.

L´ipotesi che il Mittelberg possa essere stato un antico osservatorio solare potrebbe trovare una conferma, a livello probilistico, applicando il cosiddetto “solar arc criterion” di Iwanizewsky il quale stabilisce un livello empirico di probabilita´ che un luogo possa essere stato un luogo
dove, anticamente, sono state compiute osservazioni solari, sulla base dell´esistenza di linee astronomicamente significative dal punto di vista solare che coinvolgono particolari dell´orizonte naturale locale visibile in quel luogo.

La collina del Mittelberg e´ un luogo particolare, sulla sommita´ di essa gli archeologi hanno rinvenuto un fossato circolare circondato da un terrapieno e all´interno del fossato era stata eretta un palizzata difensiva ed era presente una struttura muraria a secco del diametro di 200 metri, in parole povere, quello che corrisponderebbe ad un sito fortificato d´altura, molto diffuso durante l´eta´ del Bronzo, ma soprattutto in quella del Ferro, durante la quale i conflitti armati erano molto frequenti, su tutto il territorio europeo. Il disco di Sangerhausen era posto, con grande cura, insieme agli altri reperti, entro una buca, posta pressoche´ al centro dell´antica struttura fortificata.

La fortificazione e´ stata collocata cronologicamente, dall´archeologo Harald Meller, alla prima eta´ del Bronzo, ma frequentata anche in epoca successiva e quindi anche il disco e´ stato datato a quel periodo, ma non e´ detto che la fortificazione dell´eta´ del Bronzo e il disco siano logicamente correlati e soprattutto non e detto siano coevi. La zona intorno al Mittelberg e´ ricca di tumuli in cui sono poste le sepolture di personaggi di rilievo delle antiche comunita´ locali.

In quella zona esistono circa 1000 tumuli funerari la maggior parte dei quali non e´ ancora stata indagata archeologicamente, di conseguenza poco e´ noto relativamente agli usi e ai costumi delle popolazioni stanziate nella zona del Mittelberg durante l´eta´ del Bronzo e quella del Ferro e che presumibilmente potrebbero aver prodotto il disco con la rappresentazione astrale; l´ipotesi piu´ probabile e´ che si tratti di popolazioni in cui l´elemento celto-germanico potrebbe gia´ essere stato presente in epoca relativamente remota.

A rigor di logica pero´ non esiste alcuna ragione per escludere la possibilita´ che il disco di Sangerhausen possa essere di fattura piu´ recente rispetto alla struttura fortificata presente sul Mittelberg, tanto piu´ che insieme al disco sono state ritrovate due spade in bronzo forgiate secondo una tecnica diffusa nel mondo miceneo e anatolico e mostrano le stesse caratteristiche di analoghi reperti rinvenuti in scavi archeologici eseguiti in Romania ed Ungheria.

Una delle ipotesi avanzata da Wolfhard Schlosser, un esperto di Astronomia antica, dell´Universita´ della Ruhr e´ che il Mittelberg fosse stato anticamente utilizzato come osservatorio astronomico con il fine di regolare le attivita´ agricole delle popolazioni locali sulla base dei cicli mostrati dai movimenti del Sole e dalla Luna, nel cielo, ipotesi possibile e molto, suggestiva, ma ancora tutta da dimostrare, in quanto la linea del tramonto solstiziale estivo dietro il Brocken risulta essere l’unica concreta direzione astronomicamente significativa presente in quel luogo.

Tracce di Astronomia sussistono nela toponomastica locale e ancora attualmente le tradizioni locali descrivono il Mittelberg come una collina in cui, secondo le credenze popolari, avvenivano i “sabba” delle streghe i quali erano celebrati il 30 Aprile di ogni anno. Al di la´ del lato pittoresco della cosa, l´importante e´ che nella tradizione popolare sia viva l´idea che il Mittelberg sia un luogo inusuale, con risvolti magici e misteriosi, retaggio di antiche credenze intorno alla sacralita´ pagana di quel luogo. Anche il toponimo “Mittelberg” e´ significativo, esso si traduce in “Montagna di Mezzo” e il concetto di “Terra di Mezzo” era denso di risvolti etnologici ed etnografici, in abiente celto-germanico antico.

Il disco di Sangerhausen e´ un reperto del tutto eccezionale che solleva comunque molti interrogativi. Uno di questi e´ cosa esattamente sia; non e´ uno scudo in quanto le sue dimensioni sono troppo ridotte, a meno di ipotizzare che fosse applicato mediante una corona di chiodi, di cui rimangono i fori, uniformemente distribuiti lungo la circonferenza, su uno scudo piu´ grande. Se cosi´ fosse dovrebbe trattarsi di uno scudo da parata e non da battaglia in quanto le applicazioni in oro sarebbero molto inusuali per un attrezzo difensivo destinato allo scontro bellico, almeno considerando le abitudini diffuse in ambiente protostorico centroeuropeo.

L’analisi del disco di Sangerhausen compiuta dagli archeologi ha mostrato che l’oggetto fu rilavorato piu’ volte durante l’antichita’, dal 1600 a.C. in poi. Le due bande laterali semicircolari d’oro furono aggiunte in seguito rispetto alla prima fattura del disco che conteneva solo le immagini degli oggetti celesti e per fare questo lavoro furono rimossi alcuni dischetti aurei; e’ chiaro che l’aggiunta delle due bande laterali dovette essere importante e motivata da qualche ragione ben precisa. L’ultimo lavoro ad essere eseguito riguarda la serie di fori praticati in modo molto grezzo lungo tutta la circonferenza del disco, forando senza troppa preoccupazione ed in maniera grossolana anche le bande laterali auree.

Un altro interrogativo riguarda il motivo per cui fu prodotto un siffatto oggetto ed il perche´ della simbologia astronomica rappresentata su di esso. A cosa serviva il disco di Sangerhausen? Quale fu la sua funzione e quale popolazione lo produsse. Non sappiamo se fosse un oggetto ornamentale, un oggetto magico-rituale utilizzato durante lo svolgimento di funzioni religiose, un oggetto didattico o altro. Il dato di fatto e´ che trattava di un oggetto di valore, lo testimonia l´utilizzo dell´oro per rappresentare gli astri, quindi doveva trattarsi comunque di un oggetto particolare e particolare dovette essere stata la sua funzione.

Un altro aspetto molto interessante riguarda il fatto che un oggetto su cui esiste una rappresentazione degli oggetti astronomici sia stato rinvenuto in un sito in cui esistono direzioni astronomicamente significative. Ovviamente potrebbe anche trattarsi di una coincidenza del tutto fortuita, ma e´ comunque singolare che questo sia avvenuto e deve essere tenuto in attenta considerazione. Il disco di Sangerhausen potrebbe rappresentare quindi una testimonianza oggettiva dell´interesse che le popolazioni che l´hanno prodotto, nutrivano per l´Astronomia intesa, al minimo, come osservazione del cielo e sua rappresentazione simbolica.

Il disco contiene le immagini del Sole, della Luna e delle stelle, cioe´ di tutto cio´ che era facilmente visibile ad occhio nudo nel cielo, ma anche un raggruppamento di 7 stelle che potrebbe corrispondere alle Pleiadi. Sul disco sono presenti anche due bande laterali curve, anche esse d´oro, una delle quali si era staccata ed e´ andata persa, lasciando pero´ sul bronzo una profonda traccia della sua posizione.
Relativamente alle due bande laterali esiste una strana coincidenza e cioe’ che i due archi opposti sottendono un angolo pari a 82.7 gradi ciascuno, che alla latitudine del Mittelberg ([phi]=52°) e’ molto prossimo al valore delle amplitudini ortiva ed occasa del Sole, vale a dire la differenza tra gli azimut astronomici dei punti di levata dell’astro diurno al solstizio d’inverno e al solstizio d’estate, oppure i corrispondenti azimut ai rispettivi tramonti, nel caso dell’amplitudine occasa.

Questo fatto e’ una semplice coincidenza oppure sul disco e’ codificata la traiettoria del punto di levata e quello di tramonto del Sole osservato sul Mittelberg? E’ possibile eseguire un calcolo probabilistico e il risultato mostra che la probabilita’ che la concordanza tra i due angoli sia casuale varia dall’1% al 4% a seconda delle ipotesi che si assumono valide nell’eseguire i calcoli.
Questo risultato si accorderebbe con la possibilita’ che il disco sia un manufatto di produzione locale.

Le due bande contrapposte sono state quindi interpretate come la trasposizione piu´ o meno simbolica della linea dell´orizzonte locale visibile dal Mittelberg, ma forse anche da qualche altro luogo, non e´ detto che il disco sia stato forgiato proprio al Mittelberg.

L´immagine della Luna e´ posta in modo sbagliato rispetto al Sole, nel senso che la corretta rappresentazione richiederebbe un ribaltamento dell´immagine lunare in modo che la convessita´ sia rivolta al Sole e non la concavità come si rileva sul disco di Sangerhausen.
L´errore astronomico gioca a favore di una rappresentazione slegata dei due astri, che nella scena rappresentata non sono connessi, ma potrebbero probabilmente rappresentare due motivi artistici indipendenti. Questo aspetto potrebbe suggerire un´altra interessante interpretazione e cioe´ che il disco e la falce non siano altro che due rappresentazioni del disco solare visibile, in momenti successivi, durante un´eclisse di Sole, ma allora si dovrebbe trattare di una eclisse avvenuta con il Sole basso sull´orizzonte, all´alba o al tramonto, altrimenti la luce residua del Sole sarebbe stata sufficente ad impedire la visione falcata dell´astro ad occhio nudo.

E´ interessante rilevare che la falce e´ posta molto vicino alla banda che rappresenterebbe, secondo l´interpretazione di Wolfhard Schlosser, uno dei due lati dell´orizzonte naturale locale.
L´idea dell´eclisse e´ comunque interessante perche´ potrebbe rendere conto anche della figura ad arco sottile presente accanto alle immagini del disco e della falce, la quale potrebbe essere interpretata come l´immagine del disco solare nel momento della fase massima dell´eclisse, invece che il simbolismo della barca solare che rappresentava nell’antichita’ il moto del Sole sulla sfera celeste. Ovviamente queste sono solo ipotesi, ma se cosi´ fosse, sul disco esisterebbero tre immagini che potrebbero tutte corrispondere a quanto osservabile ad occhio nudo nel cielo durante un´eclisse di Sole, magari osservata al Mittelberg.

Potrebbe, a questo punto, essere interessante eseguire una ricerca cercando di vedere se si sia verificata un´eclisse di Sole quasi totale visibile, durante l´eta´ del Bronzo e del Ferro, all´alba o al tramonto dal Mittelberg in modo tale che il Sole falcato fosse stato visibile presso la linea dell´orizzonte naturale locale, con i corni in alto. Questo lavoro e´ stato eseguito e i risultati sono stati eccellenti in quanto e´ stato possibile identificare un´eclisse avvenuta il 8 Maggio 1617 a.C. che fu anulare al Mittelberg. La cosa interessante e´ che questa eclisse avvenne con il Sole e la Luna posti nella costellazione del Toro, tra le stelle Elnath e Zeta Tauri che rappresentano gli estremi delle corna del Toro.

L´eclisse inizio´ alle ore 13:53 con il Sole e la Luna posti ad un´altezza di 45.5 gradi rispetto alla linea dell´orizzonte astronomico locale.
La fase di anularita´ inizio´ alle ore 15:20 (ora locale) e l´altezza dei due astri coinvolti era intanto diminuita a 34.8 gradi rispetto all´orizzonte.
La fase massima del´eclisse avvenne, al Mittelberg, alle 15:22 (ora locale) con il Sole e la Luna posti a 34.6 gradi di altezza apparente, la magnitudine dell´eclisse fu 0.956 per cui venne buio e si videro le stelle nel cielo, tra le quali, a destra in basso, ad appena 14 gradi di altezza sull´orizzonte astronomico locale, erano poste le Pleiadi. La fine della fase di anularita´ si ebbe alle 15:23 con il Sole e la Luna a 34.4 gradi di altezza.

La fine della successiva fase parziale si verifico´ alle 16.42 con il Sole e la Luna a 22.6 gradi di altezza rispetto alla linea dell´orizzonte astronomico locale. Il Sole si avvio´ a tramontare in un punto dell´orizzonte naturale locale posto tra le alture del Kulpenberg e quella del Brocken, piu´ vicino al primo che al secondo.

Esaminando l´aspetto mostrato dal sole durante il progredire dell´eclisse, cio´ e´ possibile mediante una simulazione al computer, si nota che tutte le tre immagini che sono rappresentate sul disco di bronzo corrispondono ad effettivi aspetti mostrati, in successione, dall´astro diurno, in piu´ durante il progredire del fenomeno insieme al Sole falcato furono visibili anche le Pleiadi in basso a destra rispetto alla falce solare, con le punte rivolte in alto e posta abbastanza bassa sull´orizzonte naturale locale che si eleva di circa 2 gradi rispetto a quello astronomico locale.

A questo punto la probabilita´ che il disco di Sangerhausen tramandi la memoria dell´eclisse di Sole avvenuta nel Maggio del 1617 a.C. diventa altissima, anche se, come vedremo, esiste anche un´altra ipotesi possibile per spiegare quanto raffigurato sul singolare reperto archeologico.
La cosa interessante e´ che, probabilmente, sul Mittelberg qualcuno osservo´ il raro fenomeno e decise di tramandarne permanentemente la memoria storica. Ovviamente pero´, ai fini di una maggiore comprensione del significato del  reperto di cui ci stiamo occupando, vanno vagliate anche altre ipotesi.

Se trascuriamo per il momento l´ipotesi dell´eclisse, la possibile rappresentazione delle Pleiadi, che vede il suo fautore in Wolfhard Schlosser, sulla base solo del fatto che sul disco sono rappresentati 7 dischetti e non 8 o 6 o altro, solleva, pero´, tutta una serie di interessanti interrogativi. Prima di tutto la rappresentazione sul disco non e´ realistica rispetto alla configurazione stellare visibile nel cielo, anche se grosso modo le dimensioni angolari relative tra quelle del piccolo asterismo e quelle della Luna e del Sole corrispondono abbastanza bene.

Questo fatto potrebbe essere spiegato con l´ipotesi che essendo l´osservazione di un gruppo di stelle di ridotte dimensioni e di bassa luminosita´ (la magnitudine visuale apparente di Alcyone, la stella piu´ brillante del gruppo e´ pari a 2.96) e´ facile vedere in cielo le Pleiadi come una piccola macchia diffusa pur essendo possibile, se la vista e´ buona, distinguere le stelle che compongono il gruppo; e´ quindi difficile pretendere una rappresentazione realistica del piccolo ammasso stellare ottenuta da un osservatore visuale che osservava ad occhio nudo.

Siamo quindi obbligati ad ammettere che si tratti di una rappresentazione del tutto simbolica, tanto piu´ che presso altre culture antiche che hanno popolato il pianeta rileviamo alcune rappresentazioni, attribuite alle Pleiadi, molto simili a quella riprodotta su disco di Sangerhausen, ad esempio lo stesso simbolo rappresentato su una pittura rupestre in Oceania e´ stato interpretato dall´astronoma M. Haynes come la rappresentazione delle Pleiadi. Lo stesso raggruppamento di punti e´ riportato anche sul disco di Festo ed anche in questo caso e´ stato interpretato come l´immagine del piccolo asterismo dall´archeoastronoma spagnola Francisca Martin-Cano.

La stessa rappresentazione e´ comune in molti pendagli di bronzo di fattura Celtica centroeuropea prodotti durante l´eta´ del Ferro.
Di contro, eccettando questa ipotesi potremmo interpretare una gran parte delle rosette formate da 7 coppelle incise sulle roccie camune, in Valcamonica e nel sito golasecchiano di Pianvalle, nel parco della Spina Verde, sopra Como, come rappresentazione delle Pleiadi, cosa decisamente azzardata anche se non escludibile a priori.

Di fatto va rilevato che tutte queste rappresentazioni attribuite alle Pleiadi sono basate esclusivamente sul fatto che sono formate da 7 elementi circolari (coppelle o dichetti aurei) raggruppati, ma senza corrispondenza geometrica con la reale disposizione spaziale delle 7 stelle nel cielo: un po´ poco, per la verita´.
Il raggruppamento formato dai sette dischetti d´oro risulta essere l´unico raggruppamento presente sul disco di Sangerhausen.
Se si esegue un processo di “cluster analysis” sulla distribuzione delle stelle rappresentate sul disco si rileva un fatto decisamente interessante e cioe´ che la distribuzione dei dischetti d´oro rappresenta i nodi di un reticolo in cui ciascun nodo sembra essere, a prima vista, praticamente
equidistante dai nodi strettamente adiacenti, cioe´ tranne i sette dischetti raggruppati, i restanti 25 sembrano essere distribuiti uniformemente sulla superficie del disco senza una regola apparente.

Ovviamente non esistono dischetti aurei dove sono poste le grandi immagini che potrebbero essere attribuite al Sole e alla Luna, per il resto la distribuzione sembra proprio essere uniforme. In realta´ questo non e´ strettamente vero perche´ se si esegue un processo di “cluster analysis” appare chiaro che la distribuzione delle distanze non e´ assolutamente uniforme ma sembra derivare dalla presenza di sottostrutture ben definite, e tendenzialmente sono riconoscibili 4 distinte componenti.

La prima raggruppa tutti i dischetti posti a distanza mediamento pari a R/8 dove R e´ il raggio del disco, questa componente e´ determinata principalmente dal raggruppamento dei dischetti aurei a cui e´ stata attribuita, probabilmente in modo un po´ avventato, la rappresentazione
delle Pleiadi. Altre componenti sono quelle che raggruppano i dischetti aurei posti mediamente ad una distanza reciproca proporzionale a R/6, R/3.5 (la componente piu´ numerosa) ed intorno a R/4.

L´esistenza di sottostrutture ben definite nella distribuzione dei dischetti aurei sulla superficie del reperto ci consente di affermare che la distribuzione spaziale osservata altro non e´ che l´unione senza sovrapposizione di diverse strutture che potrebbero anche rappresentare costellazioni. Per questo motivo e´ stato eseguito un processo di “pattern matching” con l´obbiettivo di cercare di mettere in evidenza se la distribuzione dei dischetti aurei potesse essere messa in correlazione con qualche corrispondente distribuzione delle stelle luminose, nel cielo, entro qualche costellazione.

Il processo di “pattern matching” applicato alla distribuzione dei dischetti aurei presenti sul disco di Sangerhauser ha permesso di mettere in evidenza un sequenza di 7 di essi la cui distribuzione spaziale puo´ essere molto ben correlata con la distribuzione delle stelle piu luminose della costellazione dell´Orsa Maggiore. Il grado di correlazione incrociata tra i due “pattern” risulta pari a 0.84 e la probabilita´ di ottenere quel determinato valore del coefficente di correlazione per via di una combinazione opportuna di effetti casuali e´ risultata essere il 3% fatto questo che implica che con un livello di probabilita´ pari al 97% la correlazione rilevata sia reale e quindi sul disco di Sangerhausen potrebbe essere stata deliberatamente rappresentata la costellazione dell´Orsa Maggiore; ma perche´?

Vediamo di tentare di formulare qualche ipotesi per tentare di rispondere a questa domanda. I risultati del “pattern matching” hanno messo in evidenza che oltre al profilo dell´Orsa Maggiore, e´ possibile rilevare anche. con coefficente di correlazione decisamente piu´ ridotto, pari a r=0.55, il profilo della costellazione di Cassiopeia, posta oltre il disco solare, verso l´esterno del disco di bronzo.

Qual´e´ il livello di affidabilita´ di questi risultati? Nel caso del “pattern” corrispondente alle stelle della Grande Orsa, si vedifica che il livello di indeterminazione e´ pari solo al 29%, mentre nel caso del “pattern” corrispondente a Cassiopeia, l´indeterminazione raggiunge il 70%, quindi la quantita´ di informazione contenuta nei 5 dischetti aurei che corrisponderebbero alla distribuzione delle stelle di Cassiopeia, nel cielo e´ decisamente insufficente per accettare come affidabile il “pattern” rilevato.

Ragioniamo ora applicando alcuni semplici concetti propri della Teoria dell´Informazione.
Dalla Teoria dell´Informazione otteniamo che la “Mutua Informazione” relativa alla configurazione formata dalla disposizione complessiva dei dischetti aurei sul disco di bronzo dipende strettamente dal coefficente di correlazione tra il pattern dei dischetti e le posizioni delle stelle nel
cielo entro una determinata costellazione.
Nel caso presente, la mutua informazione puo´ essere vista come la quantita´ di informazione legata all´osservazione sperimentale di una determinata distribuzione spaziale dei dischetti aurei sul disco di Sangerhausen.

In questo caso la mutua informazione si riferisce non ad un singolo dischetto aureo, ma a tutto il sottoinsieme dei dischetti presenti sul disco di bronzo e che potrebbero corrispondere ad una determinata configurazione stellare riconosciuta dal processo di “pattern matching”, quindi ci fornira´ importanti informazioni sulla struttura globale della distribuzione dei dischetti.
La mutua informazione non e´ altro che una eneralizzazione del concetto di autoinformazione, quindi ne conservera´ tutte le proprieta´ matematiche.
Questo fatto ci conduce a poter calcolare la probabilita´ che la  distribuzione spaziale dei dischetti aurei attualmente rilevata si potesse effettivamente verificare per via di fattori puramente casuali.

Tale probabilita´ ci suggerisce alcune considerazioni degne di nota.
Infatti se la disposizione dei dischetti aurei e´ pressoche´ casuale allora il valore assoluto del coefficiente di correlazione risulta piuttosto basso e la mutua informazione pressoche´ nulla.
Questo conduce ad avere una alta probabilita´ che la distribuzione spaziale osservata dei dischetti aurei fosse prevalentemente casuale in quanto chi dispose i dischetti aurei sul disco di bronzo non ritenne opportuno prendere
in considerazione alcun criterio teso a disporli in modo ordinato secondo certi schemi, in questo caso in rapporto con alcune costellazioni visibili nel cielo.

Se contrariamente a cio´ la correlazione risulta elevata, come conseguenza della distribuzione ordinata dei dischetti, secondo taluni schemi, allora sara´ possibile osservare una disposizione tesa a privilegiare la distribuzione spaziale dei dischetti aurei secondo particolari configurazioni correlate con la posizione relativa delle stelle piu´ luminose entro talune costellazioni.
In questo caso la mutua informazione sara´ elevata in quanto una disposizione ordinata implica l´esistenza in origine di un criterio applicato, che si traduce matematicamente nella codifica di una certa quantita´ di informazione nella distribuzione spaziale dei dischetti aurei
ottenuta applicando quel particolare criterio.

Un valore elevato di mutua informazione implica una bassa probabilita´ che una disposizione cosi´ ordinata avesse potuto verificarsi casualmente. La probabilita´ dell´evento complementare, cioe´ quello della deliberata disposizione ordinata dei dischetti aurei, sara´ elevata, nel caso di una distribuzione spaziale ordinata.
Osserviamo un fatto interessante e cioe´ che, secondo questo modo di vedere le cose, per avere la probabilita´ del 50% di distribuzione non casuale, il pattern di dischetti aurei dovrebbe mostrare un coefficente di correlazione incrociata pari a 0.87.

La conclusione e´ che solamente una distribuzione che mostra una rilevante correlazione (r>87%) ha almeno il 50% di probabilita´ di non derivare da una disposizione casuale dei singoli dischetti.
Con tale livello di probabilita´ potra´ essere ipotizzata una eventuale correlazione con qualche “pattern” astronomicamente significativo.
Vediamo ora di applicare questa procedura al riconoscimento delle possibili costellazioni nella disposizione dei dischetti aurei presenti sul disco di Sangerhausen.

Il pattern corrispondente all´Orsa Maggiore e´ caratterizzaro da un coefficente di cross-correlazione pari a r=0.84 che implica un livello di Mutua Informazione pari a 0.614 e una probabilita´ di casualita´ del 54%, mentre il “pattern” corrispondente alla costellazione di Cassiopeia e´
caratterizzato da un coefficente di cross-correlazione pari a r=0.55, che implica un livello di mutua informazione pari a 0.179 e di conseguenza una probabilita´ del 84% che la configurazione dei dischetti aurei sia, in questo specifico caso, dovuta a fattori casuali.

La conseguenza e´ chiara e cioe´ che la rappresentazione di Cassiopeia solleva sicuramente una grande quantita´ di dubbi, mentre la possibile rappresentazione dell´Orsa Maggiore potrebbe anche essere, entro certi limiti, significativa, e probabilmente lo e´ anche per un altro fatto, che mostreremo tra poco.
A questo punto diventa attuale nuovamente l´interrogativo relativo alla natura dei 7 punti, che erano stati inizialmente identificati, anche se con qualche fondato dubbio, come una rappresentazione del gruppo delle Pleiadi, ma che con grande probabilita´ potrebbero invece rivestire un differente significato.

Un´ipotesi interessante, che ne porterebbe con se un´altra, e´ che il gruppetto dei 7 dischetti aurei potrebbe essere invece interpretato come la trasposizione sul disco dell´immagine di una cometa osservata nel cielo in quella posizione rispetto alle stelle dell´Orsa Maggiore.
Se cosi´ fosse stato potrebbe forse essere possibile trovare traccia di questo evento nelle registrazioni anticamente redatte nel mondo orientale.
Il tentativo di identificazione di questa cometa potrebbe in linea di principio essere possibile in quanto le fonti piu´ antiche disponibili sono rappresentate dall´annalistica cinese la quale inizia a registrare gli oggetti cometari dal 1000 a.C., mentre sia Igino nel suo “Poetica Astronomica” e nelle “Fabulae” redatti prima del 207 a.C. e Ovidio nei “Fasti” (10 d.C.) riportano notizie, peraltro incerte, relativamente ad una cometa osservata nel periodo della caduta della citta´ di Troia, quindi intorno al 1194 a.C.

Nelle tavolette babilonesi troviamo la piu´ antica registrazione cometaria nell´anno in cui il re Nebuchadnezzar I invase il regno di Elam, quindi il 1141 a.C., quindi mezzo secolo dopo che il disco di Sangerhausen erastato costruito, se la sua collocazione cronologica e´ corretta, ma non e´ detto che lo sia. Non rimane quindi che consultare le fonti orientali in cerca di qualche conferma dell´esistenza di un possibile oggetto cometario osservato nell´Orsa Maggiore in una posizione corrispondente a quella che il raggruppamento presente su disco di Sangerhausen mostra rispetto al profilo della costellazione dell´Orsa Maggiore.

Prendendo in esame l´annalistica cinese si rileva, un solo ed unico evento che potrebbe essere correlato con la possibile cometa rappresentata sul disco di Sangerhausen, il quale risulta essere riportato su piu´ di un testo annalistico cinese.
Secondo Ho Peng Yoke (1962) su ben 7 registrazioni indipendenti si trova traccia di una cometa osservata dagli astronomi cinesi nella costellazione dell´Orsa Maggiore nel 613 a.C. nell´Orsa Maggiore nell´esatta posizione come si rileverebbe sul disco di Sangerhausen.

La sorgente piu´ antica e´ rappresentata dal “Ch´un Ch´iu” ovvero “gli Annali della Primavera e dell´Autunno” che rappresentano le cronache degli avvenimenti accaduti nello stato di Lu durante il periodo storico che si stese dal 722 a.C. fino al 481 a.C.
Un´altra preziosissima fonte e´ il Shih Chi vero “Registrazioni Storiche” redatte da Ssuma Chhien e da suo padre Ssuma Than durante il decennio che va da 100 a.C al 90 a.C.
In questa opera sono contenute le “Cronache e Tavole degli Eventi” le quali contengono le registrazioni astronomiche accadute partendo dal VII sec. a.C. fino al I sec. d.C.

Antiche registrazioni utili al nostro scopo possono essere reperite anche nel Tso Chuan ovvero “L´Ampliamento del Chhun Chhiu del Maestro Tsochhiu” redatto tra il 400 il 250 a.C. e attribuita a Tsochhiu Ming.
Un´altra fonte utile, anche se meno sicura, e´ rappresentata dal Chu Shu Chi Nien cioe´ “Gli Annali di Bambu” venuto alla luce durante gli scavi della tomba di An-Li Wang, un principe dello stato di Wei, vissuto nel terzo secolo dopo Cristo.
Vediamo ora di esaminare la terminologia usualmente adottata nelle registrazioni cinesi per indicare le comete.

Nella letteratura cinese, il termine “cometa” e´ tradotto con i termini “po” e “hui”.
Il termine “po” e´ indicativo di una cometa priva di coda ma di cui sia visibile la condensazione centrale, quindi “po” identifica un oggetto nebuloso e sfumato e si riferisce praticamente solamente al nucleo e alla chioma della cometa osservata.
Il termine “hui” implica invece che l´oggetto fosse dotato di coda apprezzabile visualmente, quindi lunga, secondo la nostra opinione, almeno una decina di primi d´arco.
Se l´oggetto possedeva una coda molto lunga, diciamo dell´ordine dei gradi d´arco, brillante e quindi molto evidente, allora il termine adottato per la cometa e´ “chhang-hsing”.

Tutti i sette testi sono concordi nell´affermare che durante il settimo mese del quattordicesimo anno di Lu Wen Kung corrispondente al sesto anno di Chou Chhing Wang, in termini piu´ comprensibili si trattava del 613 a.C., un astro munito di coda (“chhang-hsing”) entro´ nella costellazione di Pei-Tou corrispondente all´Orsa Maggiore nel periodo corrispondente al mese lunare tra il 4 Agosto 613 a.C. e il 2 Settembre dello stesso anno.
Nel “Ch´un Ch´iu” si legge “…e quindi una cometa spazzo´ via cio´ che era vecchio per far posto a qualcosa di nuovo, una cometa presagisce un cambiamento”.

La datazione al 613 a.C. e´ basata sulla datazione moderna degli antichi calendari cinesi, ma in passato qualche studioso forni´ date differenti, ad esempio James Legge (1845) propose che la cometa fosse stata osservata un anno dopo cioe´ nel 612 a. C., mentre J. Williams nel 1871 e Wen Shion Tsu, nel 1934, collocarono il passaggio dell´astro nel 611 a.C.
Queste differenti datazioni sono irrilevanti dal punto di vista dell´interpretazione della configurazione rilevabile sul disco di
Sangerhausen, ma sono molto utili in quanto e´ possibile ipotizzare che l´astro probabilmente rappresentato potesse riferirsi ad una cometa periodica che potrebbe essere passata e stata visibile anche in tempi recenti.

L´astronomo J. Riem, nel 1896 suggeri´, sulla base delle caratteristiche orbitali, che la cometa del 613 a.C. altro non fosse che un passaggio antico della grande cometa transitata nel 1881 (1881 III) la quale fu visibile dal 22 Maggio 1881 al 15 Febbraio 1882 e fu estremamente spettacolare. Altri astronomi, tra cui Johann Holetschek, nel 1897 ipotizzarono che si fosse trattato invece di un passaggio della Halley.

In questo caso la situazione e´ un po´ ambigua perche´ il calcolo dei passaggi antichi della cometa di Halley, eseguito da Yeomans e Kiang nel 1981, indica un passaggio al perielio teorico alla data del 28 Luglio del 616 a.C. che risulta essere qualche anno piu´ remoto del 613 a.C., ma la
differenza potrebbe non essere sostanziale tenendo anche conto che nessuna cometa viene registrata dagli annali cinesi nel 616 a.C., mentre il passaggio del 467 a.C. venne molto ben osservato e registrato con precisione in Cina.

In terzo luogo gli annali cinesi riportano, per sette volte in sette fonti differenti, una sola citazione di una cometa, transitata nella costellazione dell´Orsa Maggiore nel 613 a.C., quindi sia la datazione cinese che la descrizione della traiettoria in cielo risultano essere strettamente coerenti con il pattern di dischetti aurei presenti sul disco di Sangerhausen e riconosciuti mediante il processo di “pattern matching”.
La probabilita´ che si tratti dello stesso oggetto e´ quindi molto elevata.

L´identificazione della cometa ci porterebbe a due possibilita´, la prima riguarda un possibile passaggio in tempi remoti della grande cometa del 1881, ma questo e´ basato solamente sull´analisi di Riem della traiettoria in cielo descritta durante il passaggio del secolo scorso e sul risultato del calcolo dell´orbita da lui eseguito, che la mostrerebbe circolare intorno al Sole lungo un´orbita chiusa, ma di periodo molto lungo.

L´idea avanzata inizialmente, nel 1897, da Holetschek e altri astronomi contemporanei che la cometa del 612 a.C. fosse in realta´ la Cometa di Halley potrebbe trovare conferma nei calcoli di Yeomans e Kiang (1981) che indicano che per effetto delle perturbazioni gravitazionali operate dai
pianeti del Sistema Solare sulla forma dell´orbita della cometa, il suo periodo orbitale era, durante l´eta´ del Ferro, accorciato a 74 anni contro i 76 attuali, quindi il perielio (passaggio al punto piu´ vicino al Sole) avvenne nell´estate del 616 a.C.

Tenendo conto che la visibilita´ della cometa potrebbe essere continuata per un certo tempo dopo il perielio, non e´ da escludere che la cometa del 613 a.C. fosse proprio la Halley e sul filo del ragionamento esposto in questa sede, attribuire a questa famosa cometa il gruppo di 7 dischetti aurei presenti sul disco di Sangerhausen.

Va ora fatta una considerazione finale e cioe´ che da quanto si desume dalla configurazione presente sul disco di Sangerhausen dallo studio che ne e´ scaturito, sembrerebbe essere esistita da parte dell´ignoto fabbro, l´esplicita volonta´ di rappresentare in maniera oggettiva l´oggetto
osservato nel cielo.
Questo sembrerebbe essere testimoniato dall´aggiunta dei dischetti aurei rappresentanti le stelle dell´Orsa Maggiore come un sistema di riferimento in cui collocare la cometa.

In questo caso ci troviamo probabilmente di fronte ad una rappresentazione oggettiva, piu´ o meno consciamente redatta a scopo di documentazione, da un antico abitatore del Mittelberg osservatore del cielo dotato di uno spirito
“scientifico” piu´ che ad una trasposizione simbolica di un fenomeno naturale eccezionale e forse pauroso, ma ci troviamo probabilmente di fronte anche alla volonta´ di occultare quaesta informazione aggiungendo sul disco altri dischetti aurei che nulla avrebbero a che vedere con le posizioni delle stelle in cielo; o forse sono stati aggiunti solo per motivi estetici.

L´ipotesi cometaria implica pero´ che la collocazione cronologica del disco di Sangerhausen sia molto piu´ piu´ recente di quanto inizialmente proposto dagli archeologi tedeschi, ma questo e´ un aspetto della questione che richiede ancora di essere approfondito.
Una collocazione all´eta´ del Ferro implicherebbe che il disco e´ probabilmente di fattura celto-germanica e si accorderebbe molto bene con la sensibilita´ mostrata dalle popolazioni celtiche per la rappresentazione del cielo su supporti metallici, basti riucordare le rappresentazioni di comete tracciate sulle monete di svariate popolazioni celtiche continentali ed insulari.

Va ricordato anche che le rappresentazioni realistice della falce lunare sono tendenziamente tipiche dell’eta’ del Ferro, in Europa, piu’ che di quella del Bronzo.
Un’altra possibile spiegazione e’ che le figure grandi presenti sul disco si riferiscano esclusivamente alla Luna.
In questo caso si rileva rappresentata la Luna piena (disco aureo) e una fase intermedia tra l’ultimo quarto ed il novilunio, a meno di ipotizzare che il disco potesse anche essere utilizzato capovolto, allora l’immagine falcata avrebbe mostrato la Luna ad una fase intermedia tra il novilunio e il primo quarto.
Questa e’ un’ipotesi molto interessante perche’ potrebbe suggerire che il disco di Sangerhausen potesse essere utilizzato come indicatore delle fasi della Luna e forse era esposto al pubblico, al fine di rappresentarle.

Il disco quindi poteva essere ruotato e poteva rappresentare sia la Luna calante che quella crescente, a secondo da quale parte era girato.
Nonostante tutte le ipotesi che sono state formulate, alla fine pero´ il mistero connesso alla rappresentazione astronomica presente su questo reperto archeologico rimane pressoche´ tale in quanto non esiste alcuna possibilita´di verificare le ipotesi che sono state formulate per interpretare quanto rappresentato, nè quella dell´eclisse che sembra essere la piu´ probabile, ne quella della cometa che pero´ richiede una collocazione cronologica molto piu´ recente, del reperto, nè quella delle fasi lunari, nè quella del Sole e della Luna.

Nel momento in cui si perverra´ ad una datazione accurata del disco di Sangerhause, ottenuta mediante tecniche che si basano solo sull´analisi dei materiali che lo compongono, sara´ possibile discriminare tra l´ipotesi dell´eclisse e quella della cometa. Per ora rimangono entrambe ugualmente valide. Ma ciò che è importante e´ che il reperto esiste, quello che vi e´ rappresentato sopra e´ astronomicamente significativo e qualcuno, per qualche ragione sconosciuta, ha ritenuto necessario rappresentarlo…

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(ADRIANO GASPANI)


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