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L’ARTE PREISTORICA IN ITALIA UNA SINTESI PRELIMINARE SULLO STATO DELLA RICERCA

In una sintesi essenziale sui dati di arte preistorica in Italia, vengono ridefiniti i siti seguendo la distribuzione cronologica dei cinque grandi orizzonti convenzionali: 1) Cacciatori Arcaici, 2) Raccoglitori, 3) Cacciatori Evoluti, 4) Allevatori, 5) Società ad Economia Complessa.

”L”arte preistorica in Italia” è il titolo di un libro di Paolo Graziosi (1973). Questo autore è stato, dagli anni Trenta agli anni Ottanta, il principale studioso italiano di arte preistorica. Ad esso si sono associati altri ricercatori con validi contributi. Emergono in particolare le opere di Pietro Leonardi, Alda Vigliardi, Bernardo Bagolini, Ornella Acanfora, Alberto Broglio, Lorenzo Cardini, Jole Marconi Bovio e di altri autori. Si è raccolta in una banca dati la sintesi dei lavori di questi autori per tracciare una visione d”insieme.

Oltre ai siti classici, con arte figurativa o con espressioni grafiche complesse, si conoscono numerosi siti dove si sono trovati segni, tacche, incisioni lineari o coppelle. Pur non escludendo l”ipotesi che anch”essi possano costituire aspetti dell”arte visuale, non entreremo nel loro merito in questa che vuole essere una sintesi essenziale.
Per facilità di analisi e per sincronizzare con una visione geograficamente più ampia, divideremo l”arte preistorica italiana in cinque grandi orizzonti convenzionali: 1) Cacciatori Arcaici, 2) Raccoglitori, 3) Cacciatori Evoluti, 4) Allevatori, 5) Società ad Economia Complessa.

L”orizzonte dei Cacciatori Arcaici, che corrisponde in Italia al periodo Paleolitico superiore, è diffuso in tutta Italia, con zone di particolare rilievo nell”area pugliese e in quella siciliana e con presenza di arte sia mobiliare, sia rupestre. L”orizzonte delle società la cui economia si basa sulla raccolta di frutti spontanei e di molluschi è presente in Italia nelle culture dette ”mesolitiche”. L”orizzonte dei Cacciatori Evoluti, dei cacciatori che conoscono l”uso dell”arco e della freccia, ha manifestazioni solo sporadiche in Italia, riferibili alle culture dell”Epipaleolitico, Mesolitico, Neolitico antico ed anche Calcolitico. L”arte delle culture pastorali, pressoché assente in Italia e in gran parte dell”Europa, ha qualche esempio nel periodo Neolitico e Calcolitico, e forse anche nell”Età del Bronzo. Ed infine l”arte delle popolazioni ad economia complessa presenta grande dovizia. Rispetto alla relativa povertà di quanto finora noto delle epoche precedenti, per l”arte, e in particolare per l”arte rupestre delle popolazioni ad economia complessa del Neolitico, Calcolitico e dell”Età del Bronzo, l”Italia costituisce una delle principali zone europee, con presenza di località importanti quali la Valcamonica e la Valtellina al nord, la grotta di Porto Badisco al sud e con altre manifestazioni di peso variabile in altre zone.

Cacciatori Arcaici
Rispetto alla ricchezza di arte paleolitica nella Penisola Iberica e in Francia, la Penisola Italiana è zona relativamente povera di arte dei Cacciatori Arcaici. Vi si conoscono opere d”arte mobiliare, rupestre o parietale, ed anche di arte immobiliare. Per ora, tuttavia, non si conosce alcun sito dalle proporzioni monumentali delle grandi grotte francesi e spagnole quali Lascaux e Altamira.
L”arte mobiliare è presente in varie espressioni: le statuette femminili (le cosiddette ”veneri”), sono attribuite per lo più al periodo Gravettiano (27.000-20.000 anni fa). Di queste, quindici, in steatite, pietre morbide e avorio, sono state trovate ai Balzi Rossi (Liguria); due, in osso, nella Grotta delle Veneri, a Parabita, nell”Italia Meridionale; altre due sono state raccolte in superficie vicino a Savignano e nei pressi del Lago Trasimeno. Nessuna di queste possiede una sicura identificazione stratigrafica o comunque contestuale per cui vengono per il momento tenute valide le attribuzioni cronologiche, basate soprattutto su studi comparativi, date da Paolo Graziosi circa 30 anni fa.

Vi sono anche diverse incisioni e pitture su tavolette di pietra e su osso: fra queste un ibex inciso su osso proveniente dalla Grotta Paglicci in Puglia. L”animale, stilizzato e ricoperto da una decorazione a chevron mostra analogie con la produzione gravettiana dell”area franco-cantabrica, in particolare con la Grotta di Gargas.
L”arte rupestre di stile paleolitico è nota in vari siti: la Grotta Paglicci (Gargano), la Grotta Genovese nell”isola di Levanzo, le grotte Addaura e Niscemi presso Palermo, altre località minori con tracce nell”area contigua tra Palermo e Trapani, la Grotta Romanelli nel Leccese, il Riparo del Romito in Calabria, i Balzi Rossi in Liguria.

Nella Grotta del Caviglione, appartenente a quest”ultimo complesso, un piccolo equide inciso viene attribuito al periodo Gravettiano (27. 000- 20.000 anni fa). Una parete della Grotta Paglicci presenta alcune impronte di mani dipinte (positive e negative) associate a tre cavalli, dipinti in rosso, che sembrano poter datare tra 18.000 e 13.000 anni.
Nessuna delle località italiane ha però le caratteristiche dei grandi santuari dell”area franco-cantabrica. Sono creazioni di modeste proporzioni e senza grandi pretese artistiche. Non si conoscono per ora in Italia pitture policrome e quanto finora scoperto sembra riflettere dei ritrovamenti frammentari e incompleti di opere creative di più ampio impegno ma di carattere periferico e marginale. Il complesso più ricco si trova alla fine del cul-de-sac della penisola, all”estremità occidentale della Sicilia, con Levanzo, Addaura e Niscemi. Come si è notato in altra sede, fa meditare il fatto che questo fiorire di arte in zone periferiche sia una caratteristica dell”arte dei cacciatori anche in altri Paesi e in altri continenti.

Alla transizione tra Pleistocene ed Olocene (Epipaleolitico) risalgono le raffigurazioni incise nella Grotta dei Cervi, a Levanzo: esse ritraggono bovidi, equidi selvatici e cervi in maniera naturalistica, ma anche figure umane in movimento (un unico antropomorfo, dipinto in rosso, viene tentativamente attribuito alla stessa epoca).
Le espressioni di arte mobiliare riferibili a questo periodo possono essere suddivise in due tipologie: ciottoli e ossi incisi con figurazioni zoomorfe e antropomorfe, e ciottoli incisi e dipinti con segni geometrici o tacche di probabile valore numerico. Le prime, rinvenute diffusamente nella Grotta Paglicci, al Riparo Tagliente, nella Grotta del Caviglione ai Balzi Rossi, nel Grotta Polesini (Lazio), nella Grotta Giovanna (Sicilia), ecc., raffigurano in maniera naturalistica o stilizzata, equidi, bovidi, cervi, uccelli, ibex, bisonti e, in un caso (Riparo Tagliente) un leone. Mentre le raffigurazioni più settentrionali mostrano una tendenza naturalistica (pur non escludendo la presenza di raffigurazioni schematiche) e una grande attenzione alla rappresentazione dei particolari; la maggior parte delle opere presenti nell”area apula e in Sicilia appaiono invece stilizzate, gli animali poco dettagliati, in posizioni rigide.

La rappresentazione umana, maschile e femminile, è conosciuta a Vado dell”Arancio (Toscana), a Tolentino, nelle grotte Romanelli e del Cavallo (Puglia), e nella grotta dell”Addaura, in Sicilia. Un ciottolo rinvenuto a Tolentino raffigura un”immagine femminile con testa zoomorfa.
Si conoscono inoltre pitture su ciottolo prevalentemente schematiche che vengono attribuite alle fasi tarde dell”Epigravettiano e che hanno tra 14.000 e 10.000 anni. Tali ciottoli dipinti sono presenti anche nel periodo Mesolitico e persistono nel Neolitico. La varietà di questi reperti e delle loro datazioni suggerisce che la creatività artistica sia stata di gran lunga più abbondante di quanto attualmente noto. E” ipotizzabile anche che la materia prima principale utilizzata fosse di natura organica: il legno, la corteccia d”albero, le fibre, le stuoie, forse anche le pelli di animali ed altri supporti che non si sono conservati.

Cacciatori-Raccoglitori Mesolitici
A questo orizzonte possono attribuirsi le prime manifestazioni di arte rupestre alpina, in Valcamonica e in zone vicine dell”Austria e della Svizzera. In Italia meridionale e in Sicilia alcune manifestazioni di incisioni rupestri schematiche, in grotta e all”aperto, sono attribuite al periodo Mesolitico. In vari casi sembra trattarsi di annotazioni di carattere numerico, conti di cose o di tempo.
I ciottoli a carattere schematico e numerico che, come detto, compaiono diffusamente sulla penisola durante le fasi tarde dell”Epigravettiano, vengono definiti ”aziliani”, e sono stati da alcuni attribuiti a popolazioni dedite ad un”economia basata più sulla raccolta e sulla pesca che non sulla caccia. L”avvento dell”Olocene, il mutamento dell”organizzazione economica, e quindi delle relazioni tra uomini e animali, sembra infatti determinare un momentaneo esaurimento dell”interesse religioso-artistico nei confronti degli animali, progressivamente soppiantati da raffigurazioni geometriche e da elementi decorativi.

Cacciatori Evoluti e Allevatori
L”arte dei Cacciatori Evoluti, così ampiamente presente nell”area levantina della Spagna, in certe zone dei paesi scandinavi e nel Gobustan (Azerbaijan), segna una presenza minima in Italia. Questa carenza, diffusa anche altrove in Europa, rivela una caratteristica dell”evoluzione dell”arte e della concettualità in Europa. Mentre in gran parte del continente africano, del Vicino Oriente e dell”Asia Centrale, Cacciatori Evoluti e popolazioni pastorali hanno prodotto ingenti quantità di arte rupestre, la limitatezza di tali tipi di arte in Italia e in gran parte dell”Europa, sembra indicare una veloce transizione da uno stadio di Cacciatori Arcaici a una popolazione ad Economia Complessa con sviluppi solo marginali di Cacciatori Evoluti e di popolazioni pastorali. Questo potrebbe indicare un tratto caratteristico della storia d”Europa.
Due testimonianze specifiche sembrano contribuire alla comprensione del fenomeno. Nella grotta di Porto Badisco (Otranto), in un contesto grafico e concettuale riferibile a popolazioni ad Economia Complessa, diversi insiemi hanno carattere grafico-tipologiche dei Cacciatori Evoluti. Si fa riferimento in particolare ad alcune scene di caccia con l”uso di arco e freccia, con una sintassi tipica dei Cacciatori Evoluti. In Valcamonica, nel periodo IIIA (Calcolitico), alcune composizioni monumentali mostrano allineamenti di animali in serie, secondo una caratteristica ricorrente delle popolazioni pastorali. Anche qui il contesto generale è quello di popolazioni ad Economia Complessa.

L”arte delle popolazioni ad Economia Complessa
L”arte delle popolazioni ad Economia Complessa caratterizza la maggior parte dei ritrovamenti italiani che coprono gli ultimi 10 millenni. Alcune località, come la Grotta di Porto Badisco, presso Otranto, coprono un lasso di tempo limitato, definibile come medio e tardo Neolitico e Calcolitico (IV e III millennio a.C.). Importanti gruppi di statue menhir sia nell”area alpina, in Piemonte, Valle d”Aosta, Alpi lombarde, e Trentino Alto-Adige, sia nella Lunigiana, sia in Sardegna, sia anche in Puglia, sono prevalentemente anch”esse del periodo tardo Neolitico e Calcolitico. Si verifica poi un periodo di revival delle statue menhir nell”Età del Ferro, nel I millennio a.C., in Lunigiana, in Sardegna, in Puglia. Anche l”arte cosiddetta megalitica, degli ipogei, delle altre tombe e dei monumenti religiosi in Sicilia e Sardegna, sono quasi esclusivamente del tardo Neolitico e del Calcolitico e non dell”Età del Bronzo alla quale viene talvolta erroneamente attribuita.

I grandi centri di arte rupestre, in particolare la Valcamonica e la Valtellina, mostrano invece una persistenza multimillenaria: qui infatti, agli inizi epipaleolitici, segue un costante sviluppo nel Neolitico, nel Calcolitico, nell”Età del Bronzo, fino alla ”fioritura” dell”Età del Ferro. Ancora nella piena età storica, nei periodi romano e medievale, si registra in questi luoghi il perdurare del fenomeno della produzione di arte rupestre, se pur il carattere e le funzioni non sono più le stesse.
L”arte mobiliare post-paleolitica in Italia è prevalentemente caratterizzata da oggetti di uso quotidiano quali le decorazioni sui vasi di ceramica e su latri oggetti mobili di uso quotidiano. Ma vi sono anche altri aspetti significativi dell”arte post-paleolitica con figurine in ceramica, in pietra e in osso che rappresentano immagini antropomorfe e zoomorfe. Vi sono ossa decorate (Riparo Gaban, Trento). Vi sono altresì le cosiddette ”pintadere” ritenute stampiglie, in ceramica e in pietra, che dovevano servire a marcare oggetti per lo più fatti di materie organiche che non si sono conservati.

Conclusioni
L”Italia appare come un paese marginale e relativamente povero in arte preistorica, sia all”epoca dei Cacciatori Arcaici, sia in epoche successive. Non si ha, per il momento, una densità di distribuzione sul territorio simile a quella della Spagna, del Portogallo e della Francia, o anche della Svezia o della Turchia. A confronto, i siti italiani appaiono più sporadici. Sono prevalentemente i siti eccezionali a dare il tono all”arte preistorica in Italia, alcuni grandi centri di creatività artistica, come la Valcamonica o Porto Badisco, contengono eccezionali concentrazioni di incisioni e pitture rupestri. La Valcamonica, in Lombardia, con oltre 300.000 incisioni rupestri, costituisce la maggiore concentrazione di arte rupestre post-paleolitica in Europa con una sequenza eccezionale di stili riferibili a una successione di epoche per un lasso di tempo di 10.000 anni. Porto Badisco, un santuario che ha operato per oltre un millennio come luogo di culto e di iniziazione, è la grotta ornata post-paleolitica più ricca che si conosca in Europa.

Tale sintesi preliminare sollecita alcune valutazioni essenziali. In primo luogo, come già si è detto, nel Paleolitico, l”Italia non appare come un centro primario di creatività artistica ma come area di riflesso, dove sono giunti tardivamente i messaggi grafici e concettuali presumibilmente ispirati agli artisti paleolitici dell”Europa occidentale e centrale.
Per quanto riguarda i periodi post-paleolitici, emerge una crescente differenziazione stilistica e concettuale tra nord e sud, il sud impregnato da correnti mediterranee con l”arte megalitica della Sicilia e della Sardegna, con la grotta istoriata di porto Badisco, con le pitture post-paleolitiche di Levanzo e con le sporadiche altre località di arte preistorica post-paleolitica, ma soprattutto con le decorazioni vascolari nelle quali si riflette l”influsso mediterraneo.

Al nord invece vi sono tendenze grafiche e concettuali associabili ad oltralpe, con incisioni rupestri della Valcamonica che in un primo momento hanno analogie con il Totes Gebirge in Austria, successivamente con l”arte rupestre della Scandinavia e con i movimenti concettuali e iconografici di matrice balcanica e mitteleuropea. In seguito l”Italia settentrionale diviene punto di passaggio e di contatto tra le culture di Età del Bronzo dell”Europa continentale, e le culture italiche dell”Italia centrale, in particolare con il mondo villanoviano ed etrusco.
Il fenomeno delle statue-menhir si manifesta in Italia, come in Francia e in Spagna, con alcune ”isole” o concentrazioni importanti, tra le quali vi sono ritrovamenti sporadici. Si ipotizza la presenza di alcuni grandi centri di carattere religioso che fungevano da luoghi di incontro in occasione di particolari festività. Le statue-stele sono frutto di concetti esotici che hanno trovato in Italia le basi per sviluppare caratteristiche locali.

Nell”Età del Ferro già si affermavano nuovi metodi di scrittura, con l”alfabeto di matrice fenicio-punica acquisito dagli etruschi e da varie altre popolazioni, in particolare dalle popolazioni alpine che producevano arte rupestre.
L”avvento della scrittura segna il crepuscolo dell”arte preistorica. Viene riflesso nell”arte un processo di decadenza che indica la stanchezza delle voci preistoriche e spiana la strada all”espansione delle città-stato, di una nuova struttura politica e ideologica nella quale l”arte frusta dei primordi cede il passo, da un lato, all”arte delle grandi architetture nel mondo etrusco, dall”altro, all”arte della decorazione di oggetti, vascolari ed altro, delle nascenti civiltà celtiche, germaniche ed italiche.

In questo excursus veloce, abbiamo considerato come preistorici i periodi senza scrittura, ritenendo la vecchia regola che la presenza della scrittura segna l”inizio della storia. I grandi centri di creatività artistica dei periodi post-paleolitici anticipano la tradizione che si svilupperà successivamente in Italia con la presenza delle grandi scuole, come la Ravenna bizantina, la Firenze medicea o la Roma dei Papi.
Ma il carattere della creatività artistica preistorica era ben diverso. Sia la Valcamonica, sia Porto Badisco, erano luoghi dove l”immagine era espressione di religiosità e di pratiche connesse alla vita spirituale dell”uomo.
E” improbabile che esistano in Italia altre concentrazioni quali la Valcamonica, non ancora scoperte. Non si può però escludere che il futuro riservi delle sorprese per quanto riguarda grotte e grotticelle istoriate, del Paleolitico ed anche di epoche successive, o ritrovamenti di ipogei, di necropoli che non sono ancora tornati alla luce, ma allo stato attuale si può solo stendere un primo bilancio di quanto è noto.

Estratto dal volume ”40.000 anni di arte contemporanea”, Capo di Ponte (Edizioni del Centro), 2000.

(EMMANUEL ANATI)

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